La Stampa, 4 ottobre 2026
Tredici milioni di italiani nell’orbita delle sette
«Fiore della Pace» come punta dell’iceberg-sette. Ad Almese, nella Bassa Val di Susa, il “Prescelto” Bruno Antonio Malatesta assoggettava adepti in modo analogo a quanto da nord a sud è riportato in oltre 3500 richieste d’aiuto annue. La polizia e il Centro studi sugli abusi psicologici (Cesap) monitorano e raccolgono segnalazioni su una galassia stimata in 13 milioni di italiani coinvolti a vario titolo in gruppi totalizzanti (religiosi, magici, pseudoterapeutici, filosofici), includendo familiari e contatti indiretti in dinamiche di manipolazione. Circa 530 sette sono attive sul territorio nazionale.
Le segnalazioni e le richieste di supporto sono in forte aumento dopo la pandemia. Nei gruppi coercitivi finiscono soprattutto giovani o persone in momenti di particolare vulnerabilità emotiva. Ma anche professionisti. Il 41% delle sette promette benessere, crescita personale o guarigioni miracolose. Il 30% ha un carattere pseudoreligioso. Il 29% è costituito da gruppi esoterici, culturali o commerciali con logiche di controllo piramidale. Un patchwork misterioso e di difficile decrittazione: manca pure una terminologia condivisa dagli esperti.
«La sociologia ha messo in dubbio la categoria di “soggetti a rischio” notando che a nuovi movimenti religiosi e anche a movimenti religiosi criminali aderiscono anche persone benestanti e laureate. Alla domanda sul perché in tanti entrino a fare parte occorre dunque cercare risposte non economiche o psicologiche ma indagando sul vuoto spirituale lasciato dal secolarismo e dalla perdita di influenza della religione maggioritaria», dice a La Stampa il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni) e già delegato Osce per la libertà religiosa. E aggiunge: «I sociologi nella loro maggioranza hanno abbandonato da molti anni l’uso della parola “setta” perché rischia di mettere insieme gruppi che commettono crimini (e che noi preferiamo chiamare “movimenti religiosi criminali") con altri le cui idee e pratiche sono “strane” o impopolari ma che non fanno nulla di illegale». Prosegue il professor Introvigne: «I sociologi e anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno escluso l’esistenza di tecniche misteriose di “lavaggio del cervello” che sarebbero usate dalle “sette”. Si tratta, infatti, di comuni tecniche di influenza che si ritrovano nelle religioni maggioritarie come nella pubblicità e nella politica e che non si possono vietare per legge». Naturalmente, osserva il direttore del Cesnur, «i movimenti religiosi criminali esistono e vanno puniti applicando le leggi comuni sulle violenze, gli abusi sessuali e la truffa. Le statistiche sulle “sette” sono spesso esagerate: per arrivare a parlare di molti milioni di adepti occorre perciò includere gruppi non tradizionali che possono non piacere ad alcuni ma sono certamente religioni». La palla è passata in mano alla politica.
In Senato è stato presentato un disegno di legge sulla manipolazione mentale. «Un fenomeno in cui sono coinvolti sia uomini che donne, vittime inconsapevoli di psicosette che adescano le persone in momenti della vita di grande fragilità», spiegano le prime firmatarie Tilde Minasi ed Erika Stefani. Il ddl è nato «ascoltando queste realtà» e intende «istituire il reato di manipolazione mentale per assicurare giustizia». Numerose testimonianze hanno evidenziano in commissione Giustizia un vulnus normativo e cioè la difficoltà di individuare la fattispecie concreta del reato. Infatti «non basta ricondurre tutto alla circonvenzione di incapace quando le vittime sono persone normali che hanno una formazione, una vita gratificante. Sono solo colpite in un momento di debolezza». Con le nuove tecnologie digitali il fenomeno dilaga. Da qui l’urgenza di colmare un vuoto normativo sollevata dalle associazioni, dalle vittime e dalle loro famiglie: «Persone private della loro identità e colpite nei momenti in cui sono più vulnerabili». Secondo i dati dell’Osservatorio Antiplagio e di Eurispes un italiano su cinque si rivolge ogni anno a maghi, cartomanti, astrologi, medium o occultisti. La spesa media è stimata intorno ai 500 euro all’anno a persona, per un giro d’affari complessivo che supera i 6 miliardi di euro. Circa l’80% dei consulti avviene online o per telefono. Le regioni più esposte sono Lombardia, Campania, Lazio. Secondo il Codacons si contano 30 mila consulti al giorno e l’esoterismo è socialmente e geograficamente trasversale.