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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

L’Italia spaccata dei patrimoni

Il 10% più ricco tra gli italiani possiede più del 60% del patrimonio del Paese, mentre il 50% più povero può contare solo sul 7,29% della ricchezza totale. È anche in questi numeri il senso della proposta lanciata da Gianrico Carofiglio sulle pagine di questo giornale: un’imposta progressiva sui grandissimi patrimoni netti, con un’aliquota dell’1 per cento sulla parte compresa tra 10 e 100 milioni e un’aliquota del 2 per cento soltanto sulla parte che supera i 100 milioni. Considerati 6.870 miliardi di euro di patrimonio netto nelle mani degli italiani più ricchi, il contributo dell’1% potrebbe generare 68,7 miliardi: quasi il 3% del Pil.
I numeri raccolti dalla Banca d’Italia fotografano lo scenario a fine 2025. La ricchezza netta del Paese ammonta a 11.338 miliardi di euro, un valore pari a cinque volte il prodotto interno lordo italiano nello stesso anno. La composizione del portafoglio varia sensibilmente in base alla ricchezza: per le famiglie nella metà meno abbiente, oltre il 90 per cento delle attività detenute è costituito da abitazioni (73,6 per cento) e depositi (17,5 per cento); le famiglie nelle fasce più alte presentano invece un portafoglio più diversificato, con una quota rilevante di strumenti finanziari diversi dai depositi.
I super ricchi nel primo 10% possono contare su un patrimonio netto di 6.870 miliardi, con le case di lusso che valgono 2.157 miliardi di euro, asset finanziari per 1.817 miliardi e depositi fermi sul conto corrente per 590 miliardi (su un totale di 1.360 miliardi). Gli italiani a metà classifica, invece, possiedono 512 miliardi di ricchezza netta, per la gran parte generata dalla casa che incide sui conti per 430 miliardi e dai 73 miliardi di contanti custoditi in banca.

La differenza tra le fasce di popolazione si fa anno dopo anno più ampia anche nella vita reale e va al di là delle scelte di investimento. Il coefficiente di Gini, ideato dallo statistico italiano Corrado Gini, esprime la differenza di reddito all’interno di un determinato gruppo sociale: se il valore è a zero significa che c’è perfetta parità tra i tutti, se vola a 100 la diseguaglianza è massima con una persona che ha tutto e gli altri nulla. In Italia a fine 2025 il valore censito da Via Nazionale si attesta a 72,2. È lievitato poco rispetto agli anni immediatamente precedenti, era a 71,5 nel 2024, ma nel 2010 era a 66,4 punti. Un balzo di sei punti in 15 anni che certifica la polarizzazione crescente del tessuto economico.
In Europa l’Italia perde però posizioni e pesa sempre meno quando bisogna contare i patrimoni. Se la ricchezza netta delle famiglie ha sfondato gli 11.300 miliardi di euro, una ricerca della Fondazione Fiba di First Cisl rivela che rispetto al 2015 si registra l’incremento più basso tra le principali economie dell’area euro: +22,8%, contro +87,3% della Germania, +42% della Francia e +56,6% della Spagna. Di conseguenza, viene spiegato dagli osservatori della Fondazione, il peso della ricchezza delle famiglie italiane sul totale dell’area euro è sceso dal 21,7% del 2015 al 16,5% del 2025.
A incidere sui dati è il livello del tasso di risparmio che in Italia è “nettamente” inferiore alla media dell’area euro. In particolare, viene dettagliato, dal 2015 la crescita totale dell’Italia è stata determinata per il 45% circa (937 miliardi) da azioni non quotate e da altri titoli di capitale (+102,7%) detenuti per la quasi totalità (98,3%) delle famiglie più abbienti. È stata anche una crescita a due velocità, nettamente più marcata nel secondo quinquennio: dal 2020 al 2025 l’aumento della ricchezza è stato di 1.829,6 miliardi, contro i soli 277,4 miliardi del periodo dal 2015 al 2020. Solo guardando alla ricchezza per famiglia, l’Italia resta sopra la media Ue (452.300 euro nel 2025) e supera Francia e Spagna, ma scivola sotto la Germania (480.390).

Per comprendere quale è il contesto italiano bisogna tornare a quanto registrato da Oxfam in occasione dell’ultimo World economic forum di Davos. Ovvero un quadro di pesante ineguaglianza. I dati sulla concentrazione della ricchezza delineano un quadro che l’organizzazione definisce insostenibile. Solo nell’ultimo anno la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro, pari a circa 150 milioni di euro al giorno, raggiungendo un valore totale di 307,5 miliardi detenuto da 79 individui, in aumento rispetto ai 71 del 2024. A metà del 2025, il 10% più ricco delle famiglie italiane possedeva oltre otto volte la ricchezza detenuta dalla metà più povera dei nuclei familiari, un rapporto che alla fine del 2010 era poco superiore a sei. Una dinamica che rimarca le divisioni socio-economiche dell’Italia. Che, peraltro, sono crescenti. Oxfam ha ricordato che tra il dicembre 2010 e il giugno 2025 la ricchezza nazionale netta è cresciuta di oltre 2.000 miliardi di euro in termini nominali, ma la distribuzione dell’incremento è risultata sbilanciata in modo rilevante. Circa il 91% dell’aumento complessivo è stato assorbito dal 5% più ricco delle famiglie, mentre alla metà più povera della popolazione è andato appena il 2,7%.