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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Baby Gang, no ai domiciliari: “Andato in Iraq grazie a rete criminale internazionale”

Sarebbe “inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale”, capace in passato “di farlo approdare in Iraq” per “sparare con bazooka e altre armi da guerra”. Ha sviluppato “una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale” e ne fa “vanto” sui social. Riesce a “influenzare” una “cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto” per “supportarlo e proteggerlo”, tanto che per lui “combatterebbero fino alla morte”.
Sono durissime le parole con le quali il gip di Lecco Gianluca Piantadosi descrive Zaccaria Mouhib, cioè il trapper di 25 anni Baby Gang, nell’ordinanza con cui conferma la custodia cautelare in carcere per l’artista e respinge la richiesta della difesa di mandarlo ai domiciliari in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico. Baby Gang, che ha diversi precedenti giudiziari alle spalle, è stato arrestato di nuovo lo scorso 17 marzo in un’inchiesta della Procura di Lecco per una serie di accuse di detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata. Ma per il giudice, il cantante fa parte di “reti criminali di vasta scala”, è violento e “completamente inaffidabile”. Nelle 4 pagine di provvedimento il giudice scrive che il giovane è andato in Iraq violando le misure di prevenzione, e che in comunità era già stato collocato in passato violando però le regole della struttura.
Il legale del trapper, Niccolò Vecchioni, ha già fatto ricorso al Riesame di Milano. Nel provvedimento del gip, spiega la difesa, “non viene individuato alcun componente della pretesa rete” criminale che avrebbe portato il trapper in Iraq nel 2025. Mouhib, continua il difensore, “si era recato in Iraq per realizzare un videoclip musicale, nell’ambito di quel percorso artistico che, in quella fase della sua vita, rappresentava per lui un interesse assorbente, sino ad assumere connotazioni quasi ossessive”. Per suffragare la richiesta di domiciliari in comunità, il difensore fa presente che il 25enne ha una “doppia diagnosi” di “disturbo psichiatrico” e “abuso di stupefacenti”.
Per la difesa, l’ordinanza del gip “reitera argomentazioni inerenti a episodi passati” e non tiene conto delle “fragilità personali” del cantante che “avrebbero dovuto indurre” a consentirgli di “proseguire nel percorso individualizzato di trattamento, già avviato” all’esterno “dell’ambiente carcerario”. La più recente documentazione sanitaria, chiarisce la difesa, “dà conto della sua disponibilità a intraprendere una revisione critica dei propri comportamenti e ad accettare i propri trascorsi di devianza”.
Non emerge dagli atti, si legge nel ricorso, “l’esistenza di alcuna ’rete criminale internazionale’ alla quale Mouhib, peraltro sottoposto a intercettazioni telefoniche ed ambientali per diversi mesi dell’anno 2025, sarebbe appartenuto o della quale avrebbe beneficiato”. Era stata la “stessa casa di produzione a prendere preventivamente gli accordi necessari affinché” il giovane “fosse ospitato e assistito da appartenenti all’esercito locale durante la realizzazione delle riprese” del video in Iraq.