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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Ansia per i bond, conto da 10 miliardi sugli interessi dei Btp

Il calo dei rendimenti di venerdì, dopo i deboli dati sul lavoro Usa che allontanano una stretta ai tassi Fed, non cancella che quella passata è stata la settimana delle turbolenze sui bond governativi. Treasury ai massimi dal 2002 (al 5,33% sui dieci anni), spread Btp-Bund su fino a 126 punti, Oat decennali a sfiorare il 5 per cento. “Dobbiamo distinguere i fattori dietro questi movimenti – chiarisce Donatella Principe, head of global strategy di Intermonte – Due sono estremamente positivi e altri no”.
Cominciamo dai primi.
“Finalmente ci lasciamo alle spalle una anomalia che si era protratta troppo a lungo, dai trilioni di Quantitative easing (gli acquisti di titoli per “pompare” denaro nelle econome, ndr) delle banche centrali che hanno portato i tassi sottozero e alterato i normali parametri di rischio/rendimento delle obbligazioni. Hanno creato un azzardo morale: l’indebitamento è come una droga e non riesci a farne a meno. Il secondo fattore è che, sembra incredibile tra dazi, guerra russo-ucraina e Golfo, ma c’è crescita economica”.
E quelli negativi?
“Abbiamo troppo debito: 365mila miliardi di dollari a livello mondiale. Due anni fa, il Fmi si aspettava che il debito pubblico sfondasse quota 100mila nel 2030: siamo già oltre 110mila miliardi. È una malattia che sta toccando anche i soggetti immuni, come la Germania. Il deficit è una nuova normalità e ci sono capitoli di spesa – li chiamiamo Head: Healthcare, Energy, Ai, Defence – incomprimibili”.
Altre ragioni?
“L’inflazione è un fatto permanente, per spinte secolari: demografia, deglobalizzazione, decarbonizzazione con i suoi costi. E le banche centrali la tollerano, perché si “mangia” una parte del debito. Ormai hanno perso la loro credibilità anti-inflazionistica e ciò comporta una richiesta di premio a termine da parte del mercato”.
Molti citano anche la concorrenza dell’IA…
“È una realtà fortissima. Prima del lancio di ChatGPT gli hyperscaler americani emettevano 40 miliardi di bond corporate all’anno. Nel 2025 sono stati 400, quest’anno saranno 600 e l’anno prossimo 700. In questo momento l’IA incide completamente sul mercato azionario e vale il 90% della crescita del Pil americano. Fa concorrenza al Tresaury: prestereste denaro a una macchina da soldi come Nvidia o a una entità – lo Stato – che per fare più “utili” deve alzare le tasse?”.
Quanto è preoccupante vedere il Treasury che rende come a inizio Millennio?
“Mi impressionano due indicatori. Trump fu costretto a fare retromarcia dal Liberation day quando il decennale arrivò al 4,5%: erano i tempi del “Taco”. Oggi quella soglia del dolore è andata nel dimenticatoio, superata come nulla fosse. Altro fattore: il segretario al Tesoro, Scott Bessent, annunciando il buyback sui titoli a lunga scadenza disse che avrebbe difeso quota 5,3% del trentennale. Dal suo annuncio, tutta la curva è traslata e il trentennale in particolare è salito di trenta punti. Significa che le istituzioni Usa non hanno più credibilità. Bessent ha sfidato i bond vigilantes e il mercato ha visto il bluff: ora è dura riprenderlo”.
Ci sono altre geografie da guardare con attenzione?
“Il Giappone è in una situazione da Paese emrgente: rendimenti in salita e valuta in picchiata, me lo aspetterei dal Venezuela! La premier Takaichi invade il campo della Banca centrale (BoJ) non meno di Trump: la spesa non sarà mai sotto controllo e intanto la BoJ resta ampiamente dietro la curva. E la Francia: un caso-scuola di perdita di controllo sulle finanze pubbliche. Se nella crisi dello spread Sarkozy rideva con Merkel dell’Italia, ora Parigi è a pieno titolo nel Club Med”.
 
A proposito, come stiamo noi con il nostro spread?
“Veniamo puniti più di quanto dovremmo, per un andamento generale. In realtà teniamo botta sui conti pubblici e agli occhi dei mercati l’esecutivo che faceva tanta paura si è istituzionalizzato. Rispetto ai livelli di fine 2025, solo con i rialzi dei rendimenti fin qui visti spenderemo 4,3 miliardi in più di interessi quest’anno e 5,7 il prossimo. Sono cifre enormi, dovute anche al fatto che c’è enorme concorrenza sulle emissioni”.
Siamo in una trappola del debito?
“Nell’ultimo anno i Paesi sviluppati hanno speso 3.300 miliardi di interessi, 2.300 per l’energia pulita, 2.600 in tecnologie IA, 3.100 in difesa. È l’uscita maggiore ma è improduttiva. Il moltiplicatore del debito è negativo: negli anni Settanta l’America produceva 3 dollari di Pil per 1 di debito contratto, oggi 70-80 cent”.

Cosa deve fare il risparmiatore?
“Si può continuare a investire in obbligazioni, ma avendo chiaro perché. Con questi debiti e deficit, i bond governativi non sono più asset difensivi e non consentono più una diversificazione dagli asset rischiosi come le azioni. Oggi il rendimento obbligazionario è competitivo rispetto al ritorno dei dividendi azionari, ma deve esser chiaro che è dato da un rischio”.