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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

I mari italiani sono sempre più caldi. Timori per eventi estremi durante l’autunno

L’estate appena trascorsa ha fatto registrare temperature eccezionalmente elevate nei mari italiani, con un forte accumulo di calore che può contribuire ad alimentare eventi meteorologici estremi durante l’autunno. È quanto emerge dai primi dati sulla stagione calda da poco conclusa, almeno dal punto di vista del calendario, analizzati in 6 delle 14 aree marine coinvolte nel progetto «Mare Caldo» di Greenpeace Italia, che monitora gli impatti dei cambiamenti climatici nei mari italiani. 
Il picco più alto si è registrato all’Isola d’Elba, durante un’ondata di calore durata 68 giorni, che ha portato le temperature superficiali a superare di 4,95°C la media storica. Anomalie elevate si sono registrate anche nell’Area marina protetta di Miramare, nella zona di Trieste e quindi nell’Adriatico Settentrionale, con +4,63°C, in quella di Portofino nel Mar Ligure, con +4,36°C e in quella di Ustica nel Canale di Sicilia, con +4,54°C. 
«L’estate che abbiamo appena vissuto è stata una “cartolina dal futuro” – commenta Antonello Pasini, fisico climatologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) -: abbiamo sperimentato in una stagione ciò che potremo vivere ripetutamente tra una ventina di anni». Ma come incide il riscaldamento dei mari su quello del pianeta e che ripercussioni può avere? È sempre Pasini a spiegarlo: «Il calore che il Mediterraneo assorbe in quantità sempre maggiori non rimane nel mare. L’acqua che evapora alimenta la formazione delle nubi e della pioggia, mentre l’energia trasferita in atmosfera contribuisce a far diventare più violenti i fenomeni meteorologici, con la formazione di supercelle temporalesche, venti molto forti, trombe d’aria o marine, veri e propri tornado, fino ai cosiddetti uragani mediterranei. Questi eventi estremi saranno più probabili in questo autunno, quando un mare ancora caldo andrà ad amplificare il contrasto con l’aria più fredda e le perturbazioni che arrivano da latitudini maggiori».
Le sei aree considerate sono l’Isola d’Elba (Toscana) e le Aree marine protette di Portofino (Liguria), Miramare (Friuli-Venezia Giulia), Isole Tremiti (Puglia), Plemmirio e Ustica (Sicilia), selezionate per avere un quadro rappresentativo dei diversi settori dei mari italiani. Da maggio 2026 in poi, in tutte quante si sono verificate diverse ondate di calore marine, con picchi che hanno superato in alcuni casi di quasi 5 gradi centigradi la media climatologica degli ultimi 30 anni. Le temperature marine superficiali della scorsa estate sono state più elevate di circa 1°C rispetto all’estate precedente, con fenomeni più intensi e persistenti tra giugno e agosto. L’analisi, condotta con il contributo scientifico di Riccardo Martellucci dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), ha integrato dati di temperatura superficiale del mare (Sst) e dati di modello (Med-Physics) del Copernicus Marine Service, permettendo di descrivere sia l’evoluzione delle temperature in superficie sia quella lungo la colonna d’acqua.
«Un mare che si riscalda è un problema per la biodiversità, per il clima e anche per noi sulla terraferma – aggiunge Valentina Di Miccoli, della campagna mare di Greenpeace Italia -. Le conseguenze delle temperature elevate registrate in tutto il Mediterraneo sono già visibili nei fondali, dove aumentano i segni di stress termici su gorgonie e coralli e la presenza di specie aliene e termofile. L’unica soluzione per rallentare questo processo è proteggere gli ecosistemi marini con aree protette e ridurre drasticamente le emissioni di gas serra in atmosfera che alimentano la crisi climatica».
Nelle scorse settimane, i sub di Greenpeace si sono immersi nei fondali dell’AMP Isola di Ustica, dove hanno documentato estesi fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità a carico di diverse specie dovuti probabilmente al caldo estremo di questa estate. Da quando ha avviato il progetto Mare Caldo nel 2019, Greenpeace non aveva mai riscontrato degli impatti così evidenti fino a 40 metri di profondità.