corriere.it, 5 ottobre 2026
Si prepara la stretta sugli oltre 60 mila veicoli italiani con le targhe polacche
Sono diventate polacche, ma molte di queste auto italiane la Polonia non l’hanno mai vista. A marzo la polizia di Varsavia ha arrestato sette persone nell’ambito di un’inchiesta su oltre 1.500 veicoli registrati in Polonia grazie a revisioni tecniche fittizie e, secondo gli investigatori, alla corruzione di funzionari locali. Le auto avevano documenti e targhe polacche. Ma erano rimaste sempre dove si trovavano prima: in Italia.
È la fotografia più nitida di un fenomeno che sulle strade italiane, soprattutto in Campania, non è nuovo, ma del quale finora è stato difficile misurare le dimensioni reali. Ora c’è un primo numero. Sarebbero infatti oltre 60 mila i veicoli con targa polacca che circolano nel nostro Paese, secondo la stima del Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych, l’ufficio polacco degli assicuratori automobilistici. La maggior parte si concentrerebbe a Napoli e nell’area circostante e, come racconta il Financial Times, il passaggio alla targa polacca viene pubblicizzato con risparmi che possono arrivare al 70% tra bollo e assicurazione.
Come funziona il meccanismo
Il dato, però, va letto con cautela. Ancora il 24 giugno il Pbuk stimava ufficialmente in oltre 35 mila i veicoli registrati in Polonia che circolavano sulle strade italiane. La nuova cifra è dunque molto più alta: resta da capire quanto del salto dipenda dalla crescita effettiva del fenomeno e quanto da un aggiornamento della base di stima.
Avere una targa estera non è di per sé illegale
Il meccanismo, almeno sulla carta, è semplice. Il proprietario italiano trasferisce il veicolo a una società con sede in Polonia, il mezzo viene cancellato dal Pra per l’esportazione e reimmatricolato all’estero; a quel punto torna nella disponibilità dell’ex proprietario attraverso un contratto di noleggio, leasing o altra forma di utilizzo. Avere una targa polacca non è di per sé illegale, così come non lo è utilizzare in Italia un veicolo realmente appartenente a un soggetto estero, purché siano rispettati gli obblighi previsti dalla legge. Dal marzo 2022, per esempio, i mezzi esteri concessi per più di trenta giorni, anche non consecutivi nell’anno, a persone residenti in Italia devono essere registrati al Reve, il Registro dei veicoli esteri gestito dall’Aci.
Bollo, multe e assicurazioni
Il problema comincia quando il passaggio oltreconfine esiste soltanto nei documenti, quando la società proprietaria è una scatola vuota o quando, insieme al bollo italiano, spariscono anche una copertura assicurativa valida e la possibilità di riscuotere facilmente le multe.
La truffa delle immatricolazioni fittizie in Polonia
Due anni fa la Guardia di Finanza ne trovò quasi una rappresentazione plastica dentro un pacco postale. Era arrivato dalla Polonia in un centro spedizioni di Casoria ed era destinato al titolare di un’agenzia di pratiche auto di Napoli. Conteneva 21 targhe polacche, 14 carte di circolazione e sei contratti di compravendita. Le indagini accertarono che i veicoli erano stati cancellati dal Pra e poi sottoposti a una immatricolazione simulata in Polonia pur non avendo mai lasciato l’Italia. Secondo la Finanza, l’obiettivo era risparmiare sulle tasse automobilistiche e sull’assicurazione e rendere più difficile l’applicazione delle sanzioni stradali.
Il conto degli incidenti
Ma è seguendo i soldi dei risarcimenti che il fenomeno cambia dimensione. Nel 2024 il Pbuk ha registrato in Italia circa 8 mila incidenti e collisioni provocati da veicoli con targa polacca; in 514 casi il mezzo non aveva una Rc valida. Nel 2025 gli incidenti sono diventati più di 11 mila e quelli causati da mezzi privi di copertura assicurativa circa 1.300. Nello stesso periodo gli indennizzi sostenuti dal sistema polacco per questi ultimi sinistri sono saliti da 6,9 a 18,4 milioni di zloty. In un anno, quasi triplicati.
E la corsa non si sarebbe fermata. Secondo i dati aggiornati comunicati dal Pbuk al Financial Times, nei soli primi otto mesi del 2026 le richieste di risarcimento legate in Italia a veicoli polacchi non assicurati avrebbero già raggiunto 35 milioni di zloty, quasi 8 milioni di euro, quasi il doppio dei circa 16 milioni dell’intero 2025. Piotr Zadrożny, vicepresidente dell’ufficio polacco, ha spiegato al quotidiano britannico che richieste analoghe arrivano anche da Germania e altri Paesi europei, ma è dall’Italia che stanno aumentando a una velocità fuori scala.
Non è più, dunque, soltanto la storia di qualcuno che cerca una Rc meno cara. Il Pbuk parla ormai apertamente di un problema sistemico: tra il 2021 e il 2025 il numero dei sinistri italiani rimborsati dall’ufficio per veicoli senza assicurazione è aumentato quasi di diciassette volte e l’importo delle somme pagate quasi di dieci. Le pratiche italiane sono arrivate a rappresentare il 44% della spesa complessiva sostenuta dal Pbuk come organismo di garanzia per gli incidenti causati all’estero da mezzi polacchi non assicurati. Secondo l’ente, proprio le immatricolazioni transfrontaliere di veicoli utilizzati stabilmente in Italia sarebbero responsabili di «quasi tutti» i sinistri italiani che finiscono a suo carico.
La stretta da Roma e Varsavia
È per questo che la rete comincia a stringersi da entrambi i lati del confine. La Polonia sta intervenendo sui controlli tecnici e il Pbuk chiede che, al momento della prima revisione necessaria per immatricolare un veicolo proveniente dall’estero, venga prodotta una documentazione fotografica: un modo semplice per dimostrare che l’auto che sta per ricevere una targa polacca si trovi davvero in Polonia.
In Italia, dal 25 maggio, l’iscrizione al Reve comporta anche il pagamento dell’Ipt; e una circolare del ministero dell’Interno del 13 agosto ha messo a disposizione delle forze dell’ordine italiane i collegamenti ai portali pubblici polacchi, consentendo di verificare direttamente documenti di circolazione, copertura assicurativa e patenti.
La misura destinata a incidere di più è però ancora in preparazione. Nel testo-base del nuovo Codice della strada è previsto che per i veicoli esteri iscritti al Reve la copertura Rc debba essere stipulata con una compagnia italiana o con un’impresa autorizzata a operare in Italia. La targa straniera potrebbe rimanere, ma non servirebbe più per acquistare una polizza da un assicuratore che opera soltanto in Polonia e la cui copertura viene poi estesa all’estero. Al momento, tuttavia, si tratta ancora di una proposta e non di una norma già in vigore.
C’è infine un paradosso. Mentre lo Stato prova a chiudere la strada utilizzata per sfuggire a tasse e assicurazioni italiane, ha deciso di sospendere per un anno proprio una delle imposte che hanno contribuito a renderla appetibile. Il decreto del 17 settembre prevede infatti per il 2027 l’esenzione dal bollo su un’automobile fino a 80 kW per ciascuna persona fisica, con un costo stimato per i conti pubblici in 2,362 miliardi di euro. Giorgia Meloni ha detto di voler arrivare alla cancellazione permanente.