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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Milano, tutti gli affari (non sempre riusciti) dei trapper

Quanto guadagnano i trapper italiani da milioni di canzoni streammate sulle piattaforme musicali? Quelli che nei video cantano e ostentano denaro, gioielli e supercar? Amate e seguite da giovani e giovanissimi, quanto guadagnano le popstar di oggi? «Meno di quanto vogliono far credere», giura l’avvocato Andrea Filipazzi, abbottonatissimo sugli affari dei «miei ragazzi». Che sono Baby Gang (in questo articolo: respinta la richiesta della difesa di mandarlo ai domiciliari), Simba La Rue, Capo Plaza, Rondodasosa, Ensi, Mondo Marcio. Il meglio del rap e della trap.
Milanese, 60 anni, a sua volta musicista (è il bassista della rock band Ritmo Tribale e ha accompagnato in tour Francesco Renga), Filipazzi è specializzato in diritto d’autore. È il legale che si occupa dei contratti degli artisti: dischi, concerti, sponsor. Il suo ufficio in via Spartaco a Milano potrebbe essere la camera di un ragazzo degli anni 80/90.  Ci sono l’impianto stereo, i dischi in vinile, le pile di cd, i poster delle rockstar alle pareti.
Nella classifica dei fatturati, Baby Gang occupa il primo posto. All’anagrafe Zaccaria Mouhib, origine marocchine, nato a Lecco 25 anni fa, 6,4 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, canzoni come «Mentalité» streammata (ascoltata) 215 milioni di volte, 2,9 milioni di follower su Instagram e tanti guai giudiziari. L’ultima condanna a un anno e mezzo per il possesso di una pistola con matricola abrasa. In questi giorni Filipazzi fa la spola con il carcere a Monza dove Baby Gang sconta la pena: «Non è bello vedere un ragazzo dietro le sbarre – dice -, stiamo lavorando su alcuni aspetti del nuovo disco. L’avvocato penalista si sta prodigando per farlo trasferire in comunità per consentirgli di lavorare. È un artista dal potenziale enorme, uno dei pochi italiani in grado di avere successo all’estero, lui come gli altri prigionieri del personaggio». Business is business e l’artista in carcere è un problema, soprattutto quando, come in questi giorni, ha un nuovo disco in uscita.
Nel 2023, intervistato dalle Iene, Baby Gang dichiarò di aver «già guadagnato abbastanza per far stare tranquilli i miei figli e i loro figli». Secondo il sito Radiozainet, sempre in quell’anno, l’etichetta discografica fondata con i colleghi Simba La Rue e Escomar ha fatturato 2 milioni di euro. Oggi, nelle visure camerali di Zaccaria Mouhib non c’è più traccia. «I guadagni di un artista top non sono mai stabili – avverte l’avvocato -. Un anno può incassare 200 mila euro e l’anno dopo un milione e mezzo. Nell’industria musicale è sempre stato così. Ai miei ragazzi spiego che oggi puoi guadagnare tanto, ma devi essere consapevole che quei soldi devono durare perché non sai se li guadagnerai ancora». I trapper, molti dei quali italiani di seconda generazione, sono ossessionati dal denaro. «I soldi girano nella musica, ma anche il trapper che vende di più non guadagna quanto un calciatore famoso», assicura l’avvocato Filipazzi. 
Vediamoli questi soldi. «Devi streammare davvero tanto per guadagnare da piattaforme come Spotify. Vasco Rossi può riempire venti volte di seguito San Siro, ma come streaming ha meno ascolti di Geolier o Sferaebbasta. Su Spotify ogni milione di streaming vale 3-4 mila euro. Soldi che incassa la casa discografica. L’artista riceve una percentuale di questo denaro. Ma è molto complicato vedere i contratti e non è facile controllare il flusso del denaro. All’artista sfugge il controllo dei soldi? Sì è un problema che riguarda molti italiani. Ci sono gli incassi dal diritto d’autore, quelli dal diritto connesso (le royalty), le sponsorizzazioni, i live. Anche all’inizio carriera è importante sapere da dove arrivano i tuoi soldi». 
Un fiume di denaro che si divide in tanti rivoli a seconda del tipo di contratto. Come per tutti gli artisti, da quando le vendite dei supporti fisici (vinile e cd) sono crollate, i concerti rappresentano la voce principale degli incassi. Il cachet di Baby Gang o Capo Plaza va da 20 a 50 mila euro a evento. Poi ci sono le convention aziendali, le feste di matrimonio (con cachet dai 50 ai 70 mila euro) e le sponsorizzazioni. «A quanto mi risulta Nike fornisce i capi ma senza aggiungere un quattrino – prosegue Filipazzi -. Con altri brand il deal (l’affare) può valere 50 come 100 mila euro. Non tutte le proposte vengono accettate se non sono in linea con lo stile del trapper. L’artista deve essere anche imprenditore. C’è chi dà vita a un brand, chi apre locali, oggi la musica è solo una voce del fatturato di un cantante».
Prima di arrivare a queste cifre bisogna però fare la gavetta nei club o dove capita: «Il rapper si muove con un dj e a volte con il manager. Le spese sono ridotte al minimo, diciamo 500 euro a serata come ingaggio. Se riesci a fare 7-8 date al mese iniziano ad essere dei bei soldi per un ragazzo di 20 anni, a volte anche meno». Come cantava Gianni Morandi, il cui figlio fa rap con il nome d’arte Tredici Pietro, uno su mille ce la fa.