corriere.it, 5 ottobre 2026
Meloni ha depositato il suo timbro vocale per proteggersi dai deepfake
I deepfake «sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no», aveva avvisato la premier a maggio scorso mostrando una sua foto manipolata dove appariva in biancheria intima, usata sui social per screditarla. E adesso Giorgia Meloni quegli strumenti li ha usati: la presidente del Consiglio si è rivolta all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale e ha depositato il suo timbro vocale, come conferma palazzo Chigi.
Registrare un marchio vocale o sonoro all’Unione Europea significa acquisire il diritto esclusivo di usare un determinato suono o una specifica voce in tutti i 27 Stati membri dell’Ue. Un sistema per evitare che la sua voce, contraffatta dall’Intelligenza artificiale, possa essere utilizzata in maniera truffaldina per qualsiasi scopo: economico, politico, diplomatico. Una strada intrapresa, solo per citare qualche nome noto, anche da Luca Ward, il celebre doppiatore di Russel Crowe, o la cantante Giusy Ferreri. Come si può constatare sul sito dell’Euipo, la domanda, presentata dalla premier tramite uno studio legale di Roma e una società marchigiana specializzata nella tutela della proprietà intellettuale, risulta «oggetto di esame». La registrazione è collegata a tre tipi di servizi, che includono contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche.
Meloni è stata più volte coinvolta in casi di «contraffazione» della sua immagine. Cinque anni fa, quando era ancora solo la leader di Fratelli d’Italia, il suo volto fu usato per un filmino hard pubblicato su un sito pornografico da due uomini, padre e figlio, finiti poi a processo a Sassari. Nel luglio scorso anche il generale Vannacci pubblicò un video con l’immagine di Meloni manipolata: sul profilo dell’ex generale raffigurava anche la premier in veste di figura dell’antica Roma con i leader dell’opposizione dati in pasto ai leoni. La premier prese subito le distanze.
Intanto le tecnologie sono migliorate e anche le norme hanno seguito il passo: nel settembre del 2025 è stata approvata la legge quadro sull’Intelligenza artificiale. Il provvedimento di 28 articoli, al Capo V, introduce modifiche al codice penale per punire l’uso illecito dell’Intelligenza artificiale. In particolare è penalmente perseguibile chi diffonde contenuti generati con IA in modo ingannevole, le cosiddette deepfake appunto, e chi utilizza l’IA in modo da compromettere la sicurezza o l’integrità di persone o sistemi. La legge introduce il reato del deepfake, punibile da 1 a 5 anni di reclusione per coloro che tramite gli strumenti di Intelligenza Artificiale modificano un contenuto e quindi mistificano la realtà tradendo la fiducia dei cittadini. Le opposizioni non avevano votato quella legge, perché appoggiavano una proposta del Pd, poi bocciata, che si concentrava soprattutto sulla creazione e diffusione di contenuti manipolati con l’Intelligenza artificiale nel corso di campagne elettorali, se finalizzati a ingannare gli elettori e a influenzare il voto. Sta invece ancora facendo il suo percorso parlamentare il Ddl 644 che introduce disposizioni organiche per la tutela dell’identità personale nell’uso di tecnologie di intelligenza artificiale, con particolare attenzione al fenomeno dei deepfake.