corriere.it, 5 ottobre 2026
Spagna, Sánchez si dimette e dà il via alla crisi di governo: elezioni anticipate il 29 novembre
Il premier spagnolo Pedro Sánchez si è dimesso e ha annunciato nuove elezioni per il 29 novembre. L’annuncio è arrivato durante il discorso pubblico alla nazione, trasmesso in diretta tv dal Palazzo della Moncloa. Sánchez, 54 anni, è primo ministro dal 2018, uno dei leader europei più longevi in assoluto. Secondo quanto riferito a El Pais da fonti della Casa Reale spagnola, il premier già ieri pomeriggio aveva informato re Felipe VI delle sue intenzioni.
«Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli» ha detto Sánchez, nel fare un bilancio del suo ultimo governo. Durante il suo mandato, ha sostenuto, si è «ridotta la disuguaglianza» mentre l’economia «è stata quella che è cresciuta di più in Europa».
«Oggi c’è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori» ha ammesso Sánchez. «Ci sono molte cose da correggere. Per fare di più abbiamo bisogno della gente, ma dobbiamo avere in Parlamento una maggioranza più ampia. Per questo motivo, dopo aver informato il capo dello Stato, ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per indire le elezioni generali che si svolgeranno il 29 novembre. È arrivato il momento in cui gli spagnoli decidano quale futuro vogliono per il Paese».
Il governo spagnolo «ha approvato misure coraggiose per tutelare il diritto costituzionale all’accesso alla casa» ha proseguito Sánchez. «Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti», ha aggiunto il leader socialista, «combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti».
Le parole di Feijoo
«Finalmente decideranno gli spagnoli», «finalmente si potrà chiudere questo periodo e aprirne uno migliore». Lo ha detto il leader del Partito popolare spagnolo Alberto Núñez Feijóo in dichiarazioni alla stampa dal quartier generale del Pp a Madrid dopo che il premier Pedro Sánchez ha annunciato le elezioni anticipate. «La scelta è tra decadenza o cambio, bugia o cambio, incompetenza o cambio, divisione o cambio, corruzione o cambio», ha detto Feijóo rimarcando che quelle del 29 novembre non saranno elezioni come le precedenti ma comporteranno una scelta tra un «progetto di ambizione personalista», in riferimento a Sánchez, «o un progetto di Paese».
La prima reazione del Partito popolare era stata un laconico «finalmente», postato sui social dopo l’annuncio di Sánchez. Il messaggio è accompagnato da un video promozionale che include l’Inno alla Gioia di Beethoven, nel quale il principale partito di centrodestra afferma che garantirà giustizia.
Le proteste e i sondaggi
Il primo ministro aveva trascorso il fine settimana consultando il Partito Socialista, ministri e membri dell’esecutivo sull’eventualità di indire elezioni anticipate rispetto alla fine naturale della legislatura nel luglio 2027, sull’onda delle proteste di piazza per l’emergenza casa e la bocciatura dei decreti casa al Congresso spagnolo.
A originare le manifestazioni di protesta, che hanno coinvolto soprattutto i giovani, il controverso sfratto a Madrid della 87enne Maricarmen Abascal.
Ma chi vincerebbe, se si votasse oggi? La media dei sondaggi calcolata da El País dà i Popolari di Alberto Núñez Feijóo al 32,7 per cento, i socialisti al 26,4, Vox al 18,1. Le destre insieme, con la lista populista Se Acabó la Fiesta, sfiorano il 52 per cento, le sinistre si fermano al 36. Nel 2019 i due blocchi erano pari, al 43.