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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Mps, sì di Delfin all’offerta di Intesa Sanpaolo dopo il rilancio

L’aut aut lanciato da Intesa Sanpaolo ai soci del Monte dei Paschi di Siena ottiene un primo, forse decisivo, effetto. Al termine di un consiglio di amministrazione, ieri Delfin, maggior azionista di Mps con il 17,6%, si è impegnata ad aderire all’offerta per Mps di Intesa che, dopo il ritocco di 25 centesimi per azione annunciato sabato, frutterà alla cassaforte della famiglia Del Vecchio circa 655 milioni e una quota del 3,8% nella banca guidata da Carlo Messina. Di conseguenza, Delfin voterà contro il piano difensivo del ceo Luigi Lovaglio nell’assemblea del Monte del 29 ottobre. L’impegno della holding è stato confermato da Intesa in una nota.
Il “no” di Delfin si somma a quello di Caltagirone, secondo socio di Mps con il 13,5%, che dalla proposta di Intesa riceverà 513 milioni e il 2,9% del nuovo gruppo bancario. I voti contrari al progetto di Lovaglio salgono così al 31% del capitale, rendendo quasi impossibile per il ceo di Siena ottenere in assemblea quella maggioranza di due terzi che è necessaria per approvare le due offerte di scambio su Banco Bpm e Banca Generali e la distribuzione ai soci del 4,5% di Generali.
Da poco più di 24 ore, del resto, lo scenario, è cambiato. Il cda di Intesa di sabato ha portato da 1 a 1,25 euro l’offerta cash, cui si aggiungono 16 azioni della Ca’ de Sass ogni 10 di Mps. Ma ha anche lanciato un avvertimento: farà saltare il tavolo della sua proposta per Mps, se l’assemblea di Siena del 29 ottobre approverà anche uno solo dei tre punti del piano alternativo di Lovaglio. In tal modo, Intesa ha inteso fare chiarezza con una proposta definitiva che ha posto i soci di Mps dinanzi a un referendum con due sole opzioni: il sì a Lovaglio sarà un no a Intesa e, probabilmente, viceversa.
La strada per Mps appare ormai segnata. Resta da capire cosa farà ora Lovaglio, per cui è stata una domenica di lavoro. Asserragliato a Siena con i suoi consulenti, il manager deve far fronte anche alla pressione del board, soprattutto da parte degli esponenti della minoranza che in questi mesi hanno sempre lamentato una carenza informativa. La richiesta è che si tenga al più presto una riunione per valutare la nuova proposta di Intesa in modo da definire una posizione nei confronti del mercato. Oggi, intanto, il “referendum” di Intesa avrà il primo responso della Borsa. Entro il prossimo fine settimana, poi, dovrebbero arrivare le valutazioni dei proxy advisor, i consulenti che danno le indicazioni di voto a fondi e gestori, a cui fa capo oltre il 50% del capitale del Monte.
Intesa, nel frattempo, sta procedendo nell’iter autorizzativo della sua offerta. Manca ancora il disco verde dell’Antitrust, che ha aperto un procedimento per esaminare gli effetti dei futuri legami con Generali, di cui Intesa diventerebbe socia al 13,35%. La decisione è attesa prima di novembre dopodiché, entro fine anno, dovrebbero arrivare le valutazioni del governo ai sensi del golden power e della Consob. A quel punto l’opas di Intesa potrebbe partire.
Se andrà in porto, tramontato il piano di Mps, Banco Bpm e Banca Generali potrebbero tornare due pedine disponibili sul tavolo del risiko. Generali ha lasciato intendere di esser pronta a scambiare il suo 50,1% in Banca Generali con accordi industriali di distribuzione su reti più ampie. E UniCredit, a maggior ragione dopo l’acquisto di Commerz, potrebbe offrirne una di dimensione paneuropea. Quanto a Bpm – già oggetto del desiderio di UniCredit a cui il mercato continua a guardare – qualsiasi scenario avrà bisogno del consenso del Crédit Agricole, primo socio con il 29,3%, che non disdegnerebbe unire Bpm alle sue attività italiane.