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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Legge elettorale alla settimana decisiva. Magi in sciopero della fame

Giorgia Meloni manda due messaggi: «Onoreremo il mandato fino all’ultimo» e «il centro è al centro dell’azione di governo». La premier interviene, in collegamento, al convegno democristiano di Saint-Vincent alla vigilia della settimana in cui arriva al voto la riforma elettorale.
Oggi infatti il governo porrà la fiducia sui primi tre articoli dello Stabilicum: il voto è previsto per domani (sugli articoli 1 e 2) e dopodomani (sul terzo). Le opposizioni continueranno a dar battaglia, fino a giovedì quando sono previsti dichiarazioni di voto e voto finale: Riccardo Magi, segretario di +Europa, è al quinto giorno di sciopero della fame perché «cambiare la legge si può». E raccoglie la solidarietà di tutti gli esponenti della minoranza. La richiesta di votare con scrutinio segreto, giovedì, per provare a puntare sui malumori in maggioranza, è certa. Ma il centrodestra sembra compattamente avviato a dare il via libera al sistema con il premio di maggioranza e le preferenze (ma con i capilista bloccati). Un voto contrario – la premier l’ha messo in chiaro – si tradurrebbe nelle immediate dimissioni del governo.
Meloni parlando al convegno organizzato da Gianfranco Rotondi, democristiano eletto con FdI, offre un approdo al mondo moderato. «Gli italiani chiedono a chi li rappresenta di difendere l’interesse nazionale in Europa e nel mondo, di costruire uno Stato amico della famiglia, alleato di chi lavora e produce, intransigente con chi non rispetta le regole, attento ai più fragili, meritocratico. Questa è la visione che tiene unito il centrodestra e il mandato che gli italiani ci hanno affidato 4 anni fa e che onoreremo fino all’ultimo».
Il ruolo dei centristi in realtà agita molto anche l’altro campo: ieri Enzo Maraio del nuovo Psi ha rintuzzato la proposta di Matteo Renzi – in funzione allargamento offriva il 50% dei posti della sua lista a chi si riconoscesse nel soggetto Casa riformista —, sostenendo che «cambiare l’etichetta a metà della lista non significa allargare il progetto». A Meloni certamente non sfuggono i movimenti e le tribolazioni dei moderati che si riconoscono nel campo progressista: «Quando all’orizzonte ci sono le elezioni politiche, si torna a parlare di centro, di spazi da occupare, di nuovi contenitori politici. Ma io credo che il centro non sia un luogo dove stare a metà strada. È una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà, senso dello Stato. E noi quella cultura l’abbiamo messa al centro dell’azione di governo». Incassa Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: «Da oltre trent’anni il centrodestra è una proposta credibile di governo, forte anche della sua componente moderata. Meloni riconosce il lavoro che abbiamo svolto e conferma il ruolo da protagonista che il centro ha e avrà nella coalizione». Ma non c’è solo Nm: oggi in Senato si presenterà un nuovo soggetto, I sindaci per l’Italia, promosso da due ex del Pd e un ex Udeur che sarebbe guardato con favore (se non ispirato) da FdI.
Che le elezioni siano più o meno prossime, prima c’è da affrontare l’ultima tornata parlamentare della riforma elettorale. Magi lo fa con il suo sciopero della fame: «Sono un po’ stanco, debole, ma molto determinato». Oggi si torna in Aula.