Corriere della Sera, 5 ottobre 2026
Artisti e calciatori brasiliani schierati alle urne
Cantanti contro calciatori. No, non è la partita del cuore, quella in cui si scarta e si fa gol con il sorriso stampato in volto. Stavolta è guerra aperta fra due squadre agli antipodi politici. Da un lato gli Artisti, guidati dalle vecchie glorie Caetano Veloso e Gilberto Gil, re indiscussi del Tropicalismo, nonché interpreti dei grandi classici della Bossa nova, da sempre schierati al fianco di Lula, senza se e senza ma. Dall’altra gli Atleti, guidati dai goleador Neymar, che tifano il «bolsonarismo» più che lo sciapo rampollo Flávio.
Quest’anno, gli intellettuali hanno imbarcato sulla grande nave «petista» (aggettivo per i sostenitori del Partito dei lavoratori) anche Anitta, una delle artiste più amate del pop latino, e una stella multimilionaria come Bad Bunny: il cantante portoricano osannato dalla generazione Z ha autorizzato l’ottuagenario Lula a utilizzare, nel rettilineo finale della campagna elettorale, una versione adattata con le immagini dell’Amazzonia di uno dei suoi brani più celebri – «Lo que le pasó a Hawaii» – già interpretata da Ricky Martin durante l’intervallo del SuperBowl nel 2016. La canzone parla della perdita di diritti delle comunità locali e del timore di interferenze straniere (leggi, Stati Uniti). Nella cover lulista, apre lo spot la voce dell’attore Wagner Moura (il Pablo Escobar della serie Narcos, fra i suoi tanti ruoli): «Quando i portoghesi sono arrivati, nel 1500, hanno trovato la Selva, che in latino si dice Silva» (come il cognome di Lula).
E c’è un’altra canzone-tormentone nel repertorio del Fan-Club di sinistra. A ridosso delle elezioni, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque e Geraldo Azevedo si sono ritrovati in studio per cantare «Bora Lula» (Forza Lula), il jingle che gioca ironicamente con lo slogan bolsonarista «Fora Lula» (fuori Lula). Il video dei Magnifici Quattro, pur se un po’ invecchiati come il loro «lider politico», è da giorni virale in rete.
Un po’ meno compatto il fronte bolsonarista, formato perlopiù da calciatori. È un’eredità del padre Jair, che per primo, tra la neo-destra latinoamericana, ha lanciato la moda di vestire la maglia della Nazionale in campagna elettorale. Anche il figlio Flávio ha fatto sua la t-shirt verdeoro, nei comizi e negli spot elettorali. Come quello generato dall’AI, il più kitsch messo in rete, in cui il senatore in versione «mission impossible», con tanto di uniforme da aviatore, salva Neymar jr su un aereo militare e lo porta appena in tempo al fischio di inizio di Brasile-Scozia a Miami, durante l’ultimo Mondiale, «perché gli eroi brasiliani non vanno lasciati indietro». (Curiosità: nel video compare anche l’allenatore italiano della Seleção, Carlo Ancelotti). Risposta ad alcuni commenti poco gentili di Lula verso il goleador che non ha mai nascosto le sue simpatie per l’estrema destra. Come molti suoi «colleghi», ex e attuali. Nella lista dei bolsonaristi figurano tra gli altri Thiago Silva e Lucas Paquetá.
Anche il campione del mondo Romário, che nel 2022 era stato eletto senatore nelle liste del Partito Liberale di Bolsonaro per poi abbandonarlo platealmente, ha dato il suo sostegno alla candidatura di Flávio: «Il nostro Brasile ha bisogno di lui! Forza 22!». Un po’ meno convinto l’ex fan di Jair Bolsonaro, Cafú. Intervistato ieri all’uscita dei seggi si è limitato a dire: «Che il voto sia libero e cosciente e che l’impegno di tutti sia per ciò che sta in cima a qualsiasi disputa politica: il Brasile!».