Corriere della Sera, 5 ottobre 2026
Lula-Bolsonaro jr al ballottaggio
Il Brasile tornerà alle urne il 25 ottobre per eleggere il futuro presidente. La votazione di ieri si è chiusa senza un verdetto definitivo: il candidato di destra Flávio Bolsonaro in testa a sorpresa con il 47% contro il 45 del presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Ora dovrà tentare di far convergere sul suo nome (o meglio sul numero 22 che lo identifica sulla scheda elettorale) i voti degli 11 candidati sconfitti, tutti di destra o centro-destra, tra cui non figurava neppure una donna. Impresa quasi scontata, secondo gli scommettitori, che già danno Flávio vincente al ballottaggio.
In casa Bolsonaro, festeggiano già il fratello di Flávio, Carlos, e la matrigna ed ex primeira dama Michelle, entrambi eletti al Senato. A destra, incassano una facile vittoria sia Tarcísio de Freitas, confermato governatore dello Stato di San Paolo, sia Cleitinho Azevedo, eletto governatore di Minais Gerais, due fra gli Stati più importanti del Paese.
Oltre 158 milioni di persone erano chiamate ieri alle urne per eleggere il presidente e il vice presidente del Gigante sudamericano; tutti i governatori e i vice dei 26 Stati più il distretto federale; un terzo degli 81 senatori e tutti i 513 deputati. Mega-elezioni all’ombra degli Stati Uniti (la polizia brasiliana ha già aperto un’indagine su possibili interferenze) che, stando ai sondaggi della vigilia, si sono chiuse con un testa a testa fra i due rivali: il presidente uscente Lula del Partito dei Lavoratori (Pt), 80 anni, in cerca di un quarto mandato, e Bolsonaro jr del Partito Liberale, 45 anni, in cerca di una rivincita in nome di suo padre Jair, l’ex presidente sconfitto per meno di 2 punti percentuali alle elezioni di quattro anni fa e poi condannato a 27 anni di carcere per il golpe con cui ha tentato di impedire l’insediamento di Lula.
Il gran duello di quest’anno è una scialba ripetizione dell’ultima e più appassionante battaglia elettorale Lula-Bolsonaro del 2022. Da un lato, c’è la versione invecchiata del vecchio leone di sinistra, un ex sindacalista metalmeccanico catapultato fra i leader mondiali, che non ha saputo crearsi un erede. Dall’altro, la versione moderata e molto insipida di papà Jair, senza il carisma e gli eccessi populisti del Trump dei Tropici, che tanto piacciono alla destra globale. Quello che non è cambiato, in campagna elettorale è stato il clima da guerra aperta, con i consueti insulti e colpi bassi della telenovela politica brasiliana.
«Codardo», «traditore», «imbecille», ha tuonato Lula nei comizi contro l’avversario. Che gli ha risposto, a stretto giro, «Bugiardo», «Prodotto scaduto», «Corrotto». Nei comizi di chiusura i toni sono stati a dir poco apocalittici: il leader del Pt ha chiamato gli elettori a scegliere «tra democrazia e barbarie». Flávio ha risposto che «si tratta di una lotta fra il bene e il male».
In mezzo, langue un Paese disilluso e preoccupato per i conti pubblici e familiari, ma soprattutto per la criminalità dilagante. Il programma di Lula, lungo ben 84 pagine, è una continuazione delle sue politiche tradizionali: ruolo centrale dello Stato nell’economia ed espansione dei progetti sociali. Sul piano internazionale, il presidente uscente persegue la diplomazia multipolare, a parole equidistante da Cina e Usa, anche se le tensioni commerciali con l’amministrazione Trump hanno semi-congelato i rapporti con Washington. «Il Brasile non entra nel cortile di casa di nessuno», ha detto Lula di recente all’Onu.
Il programma di Bolsonaro jr imita invece la ricetta dell’argentino Javier Milei: via libera all’impresa privata, drastici tagli della spesa pubblica, riduzione delle tasse e della burocrazia, pene più severe contro i criminali e nuove carceri di massima sicurezza. Sul piano internazionale, Flávio si allinea alla nuova «Internazionale di destra» guidata da Trump, negli ultimi anni ha conquistato gran parte dell’America latina (dall’Argentina alla Colombia) Scontato l’endorsement del leader Usa: «È un giovane in gamba».