Corriere della Sera, 5 ottobre 2026
In Francia restano chiusi 500 licei
Corsi ancora sospesi oggi in 500 licei francesi (su 3.700), ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, «perché non ci sono le condizioni di sicurezza». La protesta dei ragazzi continua in tutta la Francia, in attesa della grande giornata di mobilitazione prevista per domani, e dopo i cinquemila fermi già effettuati dalla polizia a partire da lunedì scorso. Un centinaio di licei sono stati gravemente danneggiati, e tra questi 24 dati alle fiamme. Settantotto presidi e insegnanti, quasi 200 ragazzi e circa 500 agenti sono rimasti feriti. «Finché non ci saranno misure concrete a favore degli studenti delle scuole superiori, degli universitari e degli insegnanti, non molleremo», dice Ryad Rani dell’Unione sindacale degli studenti, che venerdì insieme ad altri rappresentanti era stato ricevuto al ministero. I liceali chiedono classi meno affollate, migliori strutture, la sostituzione dei professori assenti e la fine del sistema Parcoursup, la piattaforma digitale che seleziona le candidature per l’università, giudicata troppo selettiva e ingiusta. La protesta pacifica della maggioranza dei ragazzi è accompagnata dagli eccessi di alcuni teppisti di straordinaria violenza: dallo spray usato come lanciafiamme da un 15enne contro una passante a Marsiglia all’insegnante cosparso di benzina, ai poliziotti linciati. I social media sono pieni però anche di video sugli abusi delle forze dell’ordine, che talvolta non distinguono tra studenti pacifici e teppisti (spesso estranei alle scuole), e sparano granate ad altezza d’uomo ferendo gravemente alcuni giovani. Il caos nelle strade è strumentalizzato dalla politica: Marine Le Pen (estrema destra) invoca il ritorno all’ordine, Jean-Luc Mélenchon (estrema sinistra) vede invece nel movimento «un punto di partenza» e chiede a genitori e insegnanti di partecipare alla manifestazione di domani.