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 2026  ottobre 05 Lunedì calendario

Una vittoria da record per il premier filoucraino Kulbergs

La Lettonia ha votato contro Putin, il convitato di pietra. Il premier uscente Andris Kulbergs ha vinto le elezioni. Tutti i sondaggi lo avevano dato in testa, ma nessuno aveva previsto un mandato così ampio e chiaro a difendere e governare il Paese. La sua Lista Unita ha avuto oltre il 35% dei voti, conquistando 42 dei 100 seggi della Saeima, il Parlamento. È il miglior risultato dal 1990, l’anno in cui la Repubblica lettone si rese indipendente dall’Urss. Il successo convalida la linea di Kulbergs, che ha centrato la sua campagna sulla prosecuzione del sostegno all’Ucraina e il contrasto alle continue minacce ibride di Mosca, promettendo fra l’altro di migliorare le difese antidrone del Paese e di continuare a dedicare il 5% del Pil per le spese militari, una delle più alte percentuali della Nato. Nella formazione di una nuova maggioranza, il premier non avrà bisogno di concludere alcuna intesa con i due partiti filorussi, Potere Sovrano e il populista Prima la Lettonia, che hanno ottenuto rispettivamente il 13,1% e l’11,7%, per un totale di 32 seggi. Per quanto in crescita, le due formazioni sono destinate a rimanere all’opposizione. Kulbergs aveva escluso ogni possibilità di collaborazione con Potere Sovrano, che chiede la fine di ogni aiuto a Kiev e delle sanzioni contro Mosca, definendolo «una minaccia per la sicurezza e la democrazia». Ma era rimasto più vago su Prima la Lettonia dell’oligarca Ainars Slesers, dicendo che ogni accordo era «impossibile al momento attuale».
In quel momento i sondaggi davano al premier poco meno del 15% dei voti. Ora l’ambiguità non ha più ragion d’essere e Kulbergs potrà avviare trattative con i suoi alleati naturali, i conservatori di Alleanza Nazionale, che hanno ottenuto l’8,9% e 10 seggi, e il partito di centrodestra Nuova Unità, forte del 6,3% con 7 deputati. Rimarrà probabilmente all’opposizione anche la sinistra dei Progressisti, che ha avuto il 7,8% e 9 seggi. Kulbergs era arrivato al potere quasi per caso in maggio, quando l’allora premier Evika Silina era stata costretta a dimettersi sull’onda della crisi causata dalla caduta sul territorio lettone di droni ucraini, che le difese antiaeree non erano riuscite a intercettare.
Riga aveva accusato Mosca di averne deviato la traiettoria. Ma invece di agire come un primo ministro di transizione, in vista del voto, Kulbergs disse subito di voler affrontare di petto i temi della sicurezza nazionale e dell’economia, gravata da alta inflazione, crisi della compagnia di bandiera airBaltic e aumento delle disuguaglianze. Pilota amatoriale di rally, Kulbergs ha introdotto un tono nuovo nella politica lettone, più diretto e sensibile alle istanze dei cittadini. Non avrà però un compito facile, in un Paese diviso da una faglia etnica che vede quasi il 30% della popolazione russofona, tra lettoni di origine russa e bielorussa. Minoranza spaccata tra coloro che si oppongono alla guerra di Mosca, anche se vorrebbero la fine degli aiuti all’Ucraina, e chi invece esprime frustrazione verso politiche che tenderebbero a limitare l’influenza dei russofoni sulla vita pubblica e accusa il governo di discriminarli.