la Repubblica, 4 ottobre 2026
Israele, due cristiane uccise nella Striscia. La destra lancia un film anti-Naza
A quasi tre anni dal suo inizio e nonostante un cessate il fuoco ufficiale che va avanti dal 10 ottobre del 2025, la guerra a Gaza non è mai finita. Lo dimostra il bombardamento con cui oggi Israele ha cercato di uccidere Ali al Amoudi, membro di Hamas identificato come il leader di fatto della Striscia. Attorno alle due nella notte fra venerdì e sabato un drone ha bombardato l’edificio della parte occidentale di Gaza city dove l’uomo si era trasferito: il palazzo è stato distrutto e cinque persone sono morte, ma non è certo che fra loro ci sia al Amoudi.
Tre le donne morte, di cui due erano parte della piccola comunità cristiana di Gaza: avevano vissuto a lungo nella parrocchia della Sacra famiglia insieme agli altri cristiani della Striscia, ma da qualche tempo erano tornate a dormire nella loro casa. «Con profondo dolore e cordoglio il cardinale Pierbattista Pizzaballa piange la scomparsa della signora Maysa Khader Ibrahim Abu Daoud e della signora Mary Hafez Michel Najjar. A nome del Patriarcato Latino di Gerusalemme, del suo clero e dei fedeli, il cardinale esprime profondo cordoglio alle famiglie delle defunte e alla comunità cristiana di Gaza», recita la nota diffusa stamattina dal Patriarcato latino.
Non è la prima volta che la piccola comunità cristiana della Striscia – 1.017 persone prima del 7 ottobre 2023, meno di 500 oggi su una popolazione di circa due milioni di abitanti – è toccata dalla guerra: 62 i cristiani uccisi dall’inizio dell’attacco israeliano, 23 in bombardamenti o da cecchini – di cui quattro in attacchi diretti contro il compound della Sacra famiglia – gli altri per effetto di mancanza di medicine. Dall’inizio del cessate il fuoco di un anno fa, circa 1.150 palestinesi sono stati uccisi in raid israeliani a Gaza.
Effetti collaterali – “Naza” per usare il termine reso famoso dal documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor – di una guerra che non sembra destinata a finire presto e che di Gaza non ha lasciato che macerie, visibili ad occhio nudo a chi guida lungo la statale 232, la strada della morte, quella che corre attraverso il sud di Israele parallela al confine con la Striscia.
Qui in Israele nessuno ha visto il film di Abraham e Szor, ma la discussione e le critiche non si placano da settimane. Oggi il Jerusalem Post ha annunciato l’uscita di Naza: The Real Story, documentario diretto da tre ufficiali dell’Idf che – usando le parole del giornale conservatore – è «una confutazione esplicita delle affermazioni fatte nel film originale da informatori anonimi». Lungo 49 minuti, il film è visibile sul sito della produzione ed è ispirato anche visivamente Naza: «Girato sui tetti di Tel Aviv e presenta testimonianze reali di alti ufficiali che hanno partecipato a vari ruoli nella guerra. Per i registi è importante supportare tutto ciò che viene detto nel film con fotografie e filmati video». Il nuovo film ricalca le tesi espresse dall’Idf in un documento pubblicato due giorni fa: l’esercito sceglie i suoi target con precisione e cercando di ridurre al minimo le vittime civili. Hamas si nasconde fra la popolazione e le sue scuole. Ogni decisione sugli obiettivi viene presa da ufficiali specializzati e non dall’Intelligenza artificiale. The Real Story è un documento importante per capire il livello di dibattito che Naza ha scatenato in Israele per la prima volta, in tre anni di guerra. E questo, comunque la si pensi sulle rivelazioni del film, è un fatto importante.