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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Mafia-Appalti, il gip di Caltanissetta su Scarpinato: «Attività depistante».

La stoccata arriva a pag 82 di 600. Pur precisando «di non poter (e dover) prendere posizione» e che la questione è tutta politica, il gip di Caltanissetta Santi Bologna, che ha archiviato l’inchiesta a carico di ignoti che vedeva nelle indagini sulle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici movente e contesto delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, stigmatizza, definendola «depistante» «l’attività posta in essere dal senatore del M5S Roberto Scarpinato», ex pm a Palermo ora componente della commissione Antimafia. Il riferimento è alle conversazioni che il parlamentare ebbe con l’ex collega Gioacchino Natoli (allora intercettato nell’ambito di una inchiesta per favoreggiamento alla mafia con l’accusa di avere insabbiato gli accertamenti nati dal cosiddetto dossier mafia-appalti) prima della sua audizione a palazzo San Macuto. 
«L’attività depistante»
Il giudice stigmatizza «che un membro della commissione nazionale Antimafia possa concordare e/o anticipare a un soggetto che dovrà essere audito (Natoli) le domande che avrà intenzione di porgli» ribadendo comunque «che si tratta di un giudizio di opportunità squisitamente politico che è rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale». «Quello che però qui è doveroso segnalare – conclude – è l’attività depistante posta in essere dal senatore Scarpinato nei confronti del dott. Natoli». 
La replica
Accuse su fatti già ampiamente noti che hanno suscitato, però, aspre reazioni del centrodestra e la replica di Scarpinato. «L’affermazione secondo cui io conversando con Gioacchino Natoli avrei portato avanti un’attività depistante è non solo gravemente falsa ma essa stessa depistante», dice il senatore. «Come ho già affermato tante volte e come avrei potuto dimostrare anche in sede giudiziaria se mi fosse stata data la possibilità, nelle mie conversazioni telefoniche con Gioacchino Natoli esortavo il mio interlocutore a riferire in commissione Antimafia una circostanza vera, non una falsità ma una verità, che lui stesso mi aveva in precedenza riferito. – spiega – Fu lui infatti a dirmi di essere stato presente alla riunione della procura di Palermo del 14 luglio 1992 e di aver chiaramente sentito che il magistrato Lo Forte riferì in dettaglio della parziale e temporanea archiviazione di un filone dell’indagine mafia-appalti. Lo stesso hanno affermato in varie sedi istituzionali altri magistrati presenti quel giorno». «È  noto e appurato che a quella riunione fosse presente anche Paolo Borsellino. Il gip di Caltanissetta Santi Bologna non solo non ha garantito il mio diritto di soggetto non indagato al contraddittorio, ma si è spinto addirittura ad affermare che io avrei tentato di depistare i lavori della Commissione antimafia. È falso», prosegue. «Non soltanto sono stato intercettato per 33 volte e le mie conversazioni sono state utilizzate processualmente senza alcuna autorizzazione del Senato, con l’entusiastica approvazione della stessa maggioranza che nega invece sistematicamente l’utilizzazione di intercettazioni e di chat di Delmastro e di altri suoi parlamentari, ma per di più mi è stato persino negato il diritto di essere sentito dalla magistratura per dimostrare, documenti alla mano, la totale rispondenza al vero delle circostanze di cui parlavo con Natoli. È evidente che tutti i mezzi sono buoni per tentare di chiudere la bocca e condannare al silenzio le voci critiche e scomode. Ma non si illudano di intimidirmi», conclude Scarpinato rispondendo a chi,come Raoul Russo, capogruppo di FdI in commissione Antimafia, cavalcando le parole del gip, gli chiede di fare un passo indietro.
L’archiviazione
Al di là dei giudizi di opportunità, resta il fatto che il gip ha chiuso con una archiviazione anni di indagini a carico di ignoti sul dossier mafia-appalti come movente degli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Era la pista giusta, fa intendere Bologna, ma non ci sono elementi per andare avanti. «L’analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i dottori Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per gli stessi Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi», mette nero su bianco. E con l’archiviazione si chiude anche l’indagine su Natoli, sul generale della Finanza Stefano Screpanti e su un altro magistrato, Giuseppe Pignatone, tutti accusati di aver gestito in modo anomalo (per insabbiarlo e favorire imprenditori mafiosi) le inchieste nate dal dossier mafia-appalti. Il reato di favoreggiamento- conclude il gip – è prescritto.