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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Intervista a Francesca Fialdini

Francesca Fialdini è una creatura televisiva decisamente fuori dagli schemi. Bellissima, ma quasi del tutto disinteressata agli outfit («sono sincera: sogno di andare in diretta tv in jeans e maglietta»), conduce da otto anni una trasmissione, Da noi… a ruota libera – nella domenica pomeriggio di Rai 1 dominata dalla caccia ai sentimenti facili –, con un occhio sempre attento all’attualità, anche quella più spinosa per il piccolo schermo («il mio motto è quanto di più anti-televisivo ci sia: voglio raccontare quello che non si vede»). Colta e anticonformista, si è concessa un secondo posto a Ballando con le stelle (e, come racconterà in questa intervista, ha ballato praticamente con le costole rotte).
Ma lei voleva fare la tv da bambina?
«Le racconto questa. Mia nonna è morta qualche mese fa. Le ero molto affezionata e c’è un ricordo preciso che ancora oggi rivivo con piacere. Quando ero piccola io le indicavo il televisore e le dicevo: “Nonna, io un giorno sarò lì dentro”. Lei sorrideva bonaria e con l’accento toscano rispondeva: “Sì, ma adesso mangia sennò si fredda”».
Però è quello che poi ha fatto.
«Sì e nonna era molto felice. Ma più che “lavorare in televisione” a me è sempre piaciuto occuparmi di cronaca, raccontare storie. La politica non mi è mai interessata più di tanto. E infatti negli anni in cui feci Unomattina accanto a Franco Di Mare volli essere chiara: a me gli argomenti tipo la corona inglese o il pettegolezzo non interessano, preferisco temi più forti».
Quelli che generalmente si affidano agli uomini.
«Proprio così. Dicevo a Franco: dei reali d’Inghilterra parla tu, a me dammi il pezzo sulla Siria o sulla crisi economica. Franco era una persona bellissima e naturalmente trovavamo un accordo su tutto. Prima di andare in onda scherzavamo a darci certi spintoni. E ridevamo di tante cose. Ricordo quel periodo come uno dei più belli».
Una delle storie raccontate nel suo programma (appena ripartito) che l’hanno colpita di più.
«Un meccanico che voleva vestirsi da donna».
Racconti meglio.
«La storia di una persona che fa un lavoro particolare, assimilato a una certa simbologia maschile, uno che ripara le auto e che magari lo vedi solo a metà, perché testa e busto sono nascosti dalle macchine che sta aggiustando, ma quando emerge a figura intera ti accorgi che porta il rossetto. Una storia di coraggio, nel raccontarsi, ma anche di sofferenza perché viviamo in un mondo che preferisce lo stereotipo alla bellezza della differenza».
Lei si è mai sentita ingabbiata da uno stereotipo?
«Sì, ma per fortuna non ho mai sentito il bisogno di tradire quello che sono per vestire un abito televisivo. Pensi che quando lavoravo a Tv2000 e mi proposero di fare l’inviata per A sua immagine io all’inizio volevo rifiutare. Non mi sentivo pronta, forse era solo scarsa fiducia in me stessa, oggi lo so bene. Poi dissi di sì e così cominciò la mia carriera televisiva».
Un ricordo di Unomattina.
«Be’, la telefonata di Papa Francesco».
Per i trent’anni della trasmissione, nel 2016?
«Sì, ma la cosa fu molto più imprevedibile del consueto, in perfetto stile Francesco. L’architetto di tutto fu Mario Orfeo, all’epoca direttore del Tg1. Avvisò me e Franco che il Pontefice avrebbe telefonato. Ora, l’ansia nasceva non solo dalla straordinaria emozione, ma anche perché in questi casi il protocollo è rigido: nessuna domanda al Papa, lui fa il suo saluto e basta».
E invece…
«E invece Francesco, dopo i suoi auguri, non voleva riattaccare e così aspettava una nostra domanda. Meno male che eravamo vicini al Natale, così ce la cavammo chiedendogli un augurio speciale per le feste».
Lei è una donna molto bella. Si è chiesta perché, come ha raccontato più volte, ci siano stati periodi in cui si è sentita a disagio con il suo corpo?
«Perché accade e basta, da ragazza mi coprivo troppo, da adulta spesso ho lasciato che le insicurezze si appropriassero di me. Ecco, in questo l’esperienza a Ballando con le stelle è stata importante».
Perché ha superato due infortuni?
«Il primo, al piede, è stato relativamente superabile, bastava non esagerare con certi passi. Ma poi mi sono rotta tre costole e la faccenda si è fatta più seria. Ora, dovete sapere che Milly (Carlucci, ndr) sa essere molto convincente. Ti guarda seria e ti dice: “Eh ma non puoi fermarti adesso, no”. Ma io ero in condizioni critiche. Però non volevo mollare. Ci crede che per tornare a ballare mi sono fatta due ore e mezza di fisioterapia ogni giorno? Tecar, radiofrequenza, magnetoterapia. Non mi sono fatta mancare nulla, e comunque quando poi sono tornata dopo lo stop inevitabile e solo dopo il via libera del medico, ho visto che Giovanni (Pernice, il ballerino partner, ndr) aveva preparato una specie di ruota. No, mi sono detta, questo non posso farlo».
E invece…
«Giovanni mi ha detto: “Allora per te Ballando finisce qui”. Mi sono fermata, ho chiesto cinque minuti, ho fatto una passeggiata, sono rientrata e ho detto: ce la faccio. All’inizio ho sentito un male enorme, poi però tutto si è sbloccato».
Un po’ come ci sblocchiamo (qualche volta) dalle nostre dipendenze affettive. Lei ne sa qualcosa perché al tema ha dedicato un libro, Come una bambola, scritto con Massimo Giusti.
«Credo che il primo passo stia nel riconoscere le parole. Alcune parole che ci vengono rivolte tendiamo a inserirle nella normalità, anche se ci fanno sentire fortemente a disagio. E poi è importante ascoltare sé stessi: se in quella relazione senti di non poter crescere o che qualcosa ti sta facendo male, be’ sono segnali da non sottovalutare».
Oggi lei è felicemente innamorata.
«Sì, sono innamorata». (Fialdini ha una relazione con un uomo che vive in provincia di Lecco e del quale protegge la privacy, ndr).
Ha mai pensato di adottare un figlio o una figlia?
«Molto spesso. Tanto più che una sentenza della Corte Costituzionale dello scorso anno ha dichiarato incostituzionale il divieto di adozione per le persone non sposate. Quindi, anche una donna single può adottare un bambino. Dico questo perché da tempo ho smesso di legare il mio futuro a un’altra persona, anche davanti a un legame bello e sano. Voglio pensarmi sempre nel mio privato, libera. Credo che sia un modo per essere felici».

Oltre alla nonna, qualche mese fa lei ha subito un’altra perdita.
«Quella di Mira, una gatta che per me era davvero come una sorella. Aveva due sarcomi, quando è arrivata la diagnosi non c’era più nulla da fare. Eravamo all’inizio dell’estate e così mi sono chiesta che cosa avrei potuto fare per lei. Poi ho deciso: ho preso in affitto una casa in Toscana, con un bel giardino e una posizione dalla quale si poteva ammirare un tramonto bellissimo. L’ultimo mese di vita di Mira per me è stata una grande lezione: non c’è dolore che tenga alla pienezza del momento che viviamo».
Avete vissuto nel presente, quindi.
«Pienamente. Ogni giorno non era un lento avvicinarsi alla fine, ma ogni giorno era un nuovo inizio perché io per lei c’ero e lei per me altrettanto. Allora, senza pensarci troppo, ho capito, o meglio ho sentito una cosa fondamentale: siamo tutti profondamente interconnessi. Uomini, donne, animali, alberi. Tutto è vita e quando te ne accorgi capisci che intorno a te c’è molto più amore di quello che pensi. Ecco perché gli ultimi giorni di Mira mi hanno insegnato che veniamo tutti dallo stesso cuore».
È cambiato qualcosa nelle sue abitudini?
«Ormai non mangio più carne, penso spesso a una casa immersa nel verde piena di animali, guardo con molta più attenzione il sole che sorge o che tramonta. Mi sento connessa al mondo, provo una forte felicità, a volte senza motivo. E soprattutto sono più predisposta all’ascolto. Nelle mie interviste televisive mi sforzo di fare soprattutto questo: ascoltare».
Una rarità in un tempo in cui pare che gli intervistatori siano diventati delle belve feroci.
«Una volta una ragazza mi chiese: “Ma tu mi stai ascoltando davvero?”. Sì, ascolto davvero e cerco di lasciare spazio».
Oddio, questo è davvero anti-televisivo!
«Non ci posso fare niente!».