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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Trump sull’aspirina: «Ne ho bisogno psicologicamente».

«Amo l’aspirina, ne ho bisogno psicologicamente», ripete il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha rivelato di far uso quotidiano, da oltre venticinque anni, di acido acetilsalicilico, attribuendo i lividi sulle mani e parte dei suoi disturbi alla dose elevata del farmaco che assume: 325 mg al giorno, cioè quattro volte la cosiddetta «bassa dose» oggi raccomandata. Una scelta che i suoi medici gli avrebbero consigliato di rivedere, ma che lui difende evocando l’idea – diffusa, ma semplificata – del «sangue più fluido». 
Ma come agisce davvero l’aspirina? E, soprattutto, aiuta davvero? Quando, invece, può fare più male che bene?
Come agisce davvero l’aspirina
L’aspirina è un potente antinfiammatorio, ma non «fluidifica» il sangue nel senso comune del termine. Il suo effetto principale è l’inibizione irreversibile delle piastrine, attraverso il blocco dell’enzima COX-1, con riduzione della produzione di trombossano A2. 
Il risultato è una minore capacità del sangue di formare trombi, meccanismo utile per prevenire infarti e ictus ischemici, ma che comporta inevitabilmente un aumento del rischio di sanguinamento. 
Il «nodo» del dosaggio
Un punto su cui oggi vi è ampia convergenza scientifica è il dosaggio. Quando indicata, l’aspirina va prescritta alla dose più bassa efficace, in genere 75–100 mg al giorno (81 mg negli Stati Uniti). 
Dosaggi più alti, come i 325 mg citati dal presidente Usa non offrono una protezione cardiovascolare superiore, ma aumentano in modo netto il rischio di sanguinamento gastrointestinale e intracranico. È un dato ribadito da linee guida europee e americane pubblicate nell’ultimo decennio. Non a caso, molti cardiologi – citati anche dalla stampa americana – giudicano discutibile una terapia cronica ad alto dosaggio in un uomo di ottant’anni. 
Prevenzione cardiovascolare: secondaria sì, primaria con cautela
Negli ultimi dieci anni la letteratura scientifica ha chiarito con maggiore precisione chi trae beneficio dall’aspirina. 
La distinzione chiave è tra prevenzione secondaria e prevenzione primaria.
Nel primo caso – pazienti che hanno già avuto un infarto, un ictus o sono stati sottoposti a interventi coronarici – il beneficio dell’aspirina è solido e ben documentato. Meta-analisi pubblicate su The Lancet e New England Journal of Medicine mostrano una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari ricorrenti.
Più controversa, invece, è la prevenzione primaria (persone senza precedenti cardiovascolari). Tre grandi trial randomizzati pubblicati tra il 2018 e il 2022 – ASPREE, ARRIVE e ASCEND – hanno dimostrato che, negli adulti sani o con rischio moderato, il beneficio cardiovascolare è minimo e spesso annullato dall’aumento delle complicanze emorragiche. Sulla base di queste evidenze, le linee guida della U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) del 2022 hanno stabilito che:
- sopra i 60 anni, non è raccomandato iniziare l’aspirina per la prevenzione primaria del primo infarto o ictus, poiché il rischio di emorragie potenzialmente letali aumenta con l’età;
- tra i 40 e i 59 anni, la decisione deve essere personalizzata e discussa con il medico.
Trump, che ha 80 anni, rientra esattamente nella fascia d’età in cui la scienza oggi suggerisce estrema cautela o la sospensione, a meno che non vi sia una patologia conclamata. Il suo rifiuto di seguire il consiglio dei medici di ridurre la dose a 81 mg appare quindi in contrasto con le evidenze cliniche più recenti.
I rischi: l’aspirina non è un farmaco «innocuo»
L’aspirina non è un farmaco «innocuo». L’effetto antiaggregante aumenta il rischio di sanguinamenti, in particolare gastrointestinali e intracranici. Studi osservazionali recenti indicano che il rischio cresce con l’età, con il dosaggio e con l’uso prolungato. 
Lividi frequenti, come quelli riferiti da Trump, sono un segnale tipico di una maggiore fragilità capillare in corso di terapia antiaggregante.
Lividi, caviglie gonfie e insufficienza venosa
I lividi sulle mani mostrati dal presidente sono un effetto collaterale compatibile con l’uso prolungato di antiaggreganti. 
Più complesso il discorso sulle caviglie gonfie. La Casa Bianca ha parlato di insufficienza venosa cronica, una condizione frequente con l’età e favorita dalla scarsa attività fisica. 
In alcuni casi selezionati l’aspirina può essere utilizzata come supporto, ma le linee guida indicano come cardini della terapia la compressione elastica, il movimento e il controllo del peso. L’abbandono delle calze compressive «perché non gradite», come ammesso da Trump, va nella direzione opposta rispetto alle raccomandazioni cliniche.
Effetti collaterali e controindicazioni:
L’aspirina è controindicata in caso di: 
    ulcera peptica attiva o pregressi sanguinamenti gastrointestinali
    anemia da sanguinamento cronico
    allergia ai FANS
    insufficienza renale grave
    ritenzione idrica e edema periferico, soprattutto negli anziani 
    associazione non controllata con anticoagulanti
Negli anziani, come ricordano le linee guida della European Society of Cardiology, la decisione va sempre personalizzata, considerando fragilità, comorbidità e aspettativa di vita. Il caso Trump, al di là delle polemiche politiche, è emblematico di un problema più generale: l’uso «per abitudine» di farmaci che in realtà richiedono una rivalutazione periodica. La medicina degli ultimi dieci anni ha chiarito che l’aspirina non è un’assicurazione universale contro l’infarto, ma un farmaco potente, da riservare ai pazienti giusti, alla dose giusta e per le indicazioni corrette.