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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Ale e Franz parlano della loro carriera

La gavetta è fatta di tante serate stralunate come la loro comicità: «Ci siamo esibiti in birrerie e pizzerie dove alla fine raccoglievamo le mance sui tavoli. Una sera a Milano invece siamo scesi dal palco mortificati per non essere riusciti a far ridere. Invece il proprietario del locale ci disse che eravamo stati bravissimi. “Ma perché non ha riso nessuno? Beh erano tutti francesi”». Ale e Franz da martedì conducono in prima serata su Canale 5 le quattro puntate di Zelig 30, che festeggia i 30 anni di un programma che ha segnato la storia della tv.
«La nostra storia è legata a quella di Zelig, nei camerini sono appese le foto che ci ritraggono agli inizi: è emozionante guardarsi indietro e vedere che abbiamo vissuto tutte le tappe di un palco storico. Siamo partiti con una seconda serata su Italia 1, era tutto molto sperimentale, non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Il clima era stupendo, di fermento creativo ed entusiasmo». In queste nuove puntate arriva anche il «Best Minute», una sorta di gara tra i momenti più divertenti della storia di Zelig. Il vostro miglior minuto? «Una sera Gino ci disse di stare più corti perché aveva aggiunto comici non previsti. Siamo saliti sul palco, abbiamo avuto un vuoto di memoria, abbiamo iniziato a improvvisare e siamo andati avanti per 14 minuti. Alla fine Gino li ha mandati in onda tutti». In questi 30 anni in cosa è cambiata la comicità? «Soprattutto in due aspetti. Il linguaggio: bisogna essere più attenti ad alcuni argomenti, a certe sensibilità. E la velocità: è tutto più breve, rapido, istantaneo, bisogna adattarsi».
Ale e Franz si «imbucano» alla conduzione al posto di Claudio Bisio (sul set del secondo film da regista). Con loro Michelle Hunziker (che sostituisce Vanessa Incontrada, impegnata nel programma con Gigi D’Alessio). «Michelle ha la caratteristica che deve avere un comico: l’autoironia, è la prima a ridere di se stessa. Per la complicità sul palco è una dote fondamentale».
Coppia dal 1992, chi tiene le chiavi della pazienza tra di voi? La risposta è fulminea: «Abbiamo diversi duplicati». Su cosa vi scontrate? «Il calcio». Franz è milanista, Ale interista. E nel lavoro, come si decide se un pezzo va o no? «Noi possiamo scrivere e discutere chiusi in una stanza tutto il tempo che vogliamo, ma lì manca il terzo elemento del duo: il pubblico. Quindi abbiamo poco da discutere: quello che non funziona siamo i primi a eliminarlo, se a uno dei due viene in mente una battuta e sul palco non rende, di sicuro non la ripropone una seconda volta».
Nella loro traiettoria professionale anche due stagioni con la Gialappa a Mai dire Gol, ma senza riuscire a lasciare il segno. «Eravamo a inizio carriera e ci siamo trovati all’interno di una squadra fenomenale: una macchina che viaggiava a 300 all’ora, mentre noi stavamo ancora capendo come muoverci in questo mondo, quindi indubbiamente la nostra inesperienza è stata un freno. Eravamo molto giovani, peccato non essersi incontrati nel momento giusto».
Quando il successo è esploso, invece, è stato chiaro: «Siamo arrivati a fare uno spettacolo di cabaret davanti alla curva dell’Olimpico: lì abbiamo avuto la percezione fisica che qualcosa stesse succedendo. Finché fai una trasmissione televisiva vai in onda ma sei chiuso lì. Quando incontri la gente e senti l’entusiasmo del pubblico, ti rendi conto che stavamo costruendo qualcosa di importante».
Gioia e dolori di coppia: la gente scambia l’uno per l’altro, a volte crede che siano anche coppia nella vita. «Una sera una ragazza in camerino, nonostante ci fossero le nostre mogli, ci disse: “Comunque io l’ho capito”. Abbiamo assecondato il gioco: “Caspita, complimenti, veramente una grande sensibilità”».