Corriere della Sera, 4 ottobre 2026
Il Campiello a Marcello Fois. «Per Murgia, era bellissima»
Una straordinaria macchina della memoria, in cui il grande disegno della Storia si mescola con i piccoli dettagli della quotidianità. È il filo rosso de L’immensa distrazione (Einaudi), il romanzo di Marcello Fois (Nuoro, 1960) che ha vinto il Premio Campiello 2026. La giuria popolare gli ha accordato 83 voti. A seguire: Lo sbilico (Einaudi) di Alcide Pierantozzi, 80 voti, tre in meno rispetto al vincitore. La vita sempre (Guanda) di Elena Varvello, 54. La ragazzina (Feltrinelli) di Valeria Parrella, 33. Storia di un’amicizia (Quodlibet) di Ermanno Cavazzoni, 32. I votanti sono stati 282 su 300.
Nelle prime parole di Fois, il ringraziamento a Michela Murgia («intellettuale straordinaria, era bellissima e resiliente»), la scrittrice sarda deceduta tre anni fa. E il ricordo di un’altra sarda, Grazia Deledda, unica donna italiana Premio Nobel per la letteratura cento anni fa, nel 1926. Che lo scrittore elogia con convinzione: «La letteratura è potente perché mette le persone dentro la storia. Ed è per questo che a certa politica letteratura e cultura fanno paura». Dipingendo l’affresco di una dinastia del Novecento (la famiglia Manfredini), Marcello Fois costruisce un romanzo maestoso. «Perché vivere, forse, non è nient’altro che un’immensa distrazione del morire».
La cerimonia di premiazione della 64ª edizione del Premio Campiello si è trasferita dal centro storico di Venezia al Lido, presso il Palazzo del Cinema. In sala, 900 e più spettatori, per un evento-spettacolo che ha unito letteratura, musica e intrattenimento. Cambio anche di rete televisiva. Firmata da Sky, per la conduzione in campo il giornalista Alessio Viola, volto di Sky Tg 24, affiancato da Arianna Porcelli Safonov, autrice e performer satirica. Ospite musicale, la cantautrice e regista Margherita Vicario. Il racconto dei cinque romanzi finalisti, con la lettura di alcuni estratti, è toccato a Matteo Caccia, conduttore radiofonico e anche componente della Giuria dei Letterati del premio, presieduta dal produttore cinematografico Roberto Cicutto. Gli altri membri: Alessandro Beretta, Daniela Brogi, Daria Galataria, Rita Librandi, Stefano Mancuso, Liliana Rampello, Stefano Salis, Alessandra Tedesco, Lorenzo Tomasin, Roberto Vecchioni.
Raffaele Boscaini, presidente della Fondazione Campiello e di Confindustria Veneto, ha aperto la cerimonia, sul palco del Palazzo. Ma, nella mattinata, come da prassi aveva incontrato i giornalisti sottolineando il valore del premio: «La qualità della cinquina di quest’anno conferma il livello del Premio Campiello. Che continua a crescere, ed è un investimento strategico per gli industriali veneti». Gli scrittori, presenti alla conferenza stampa, hanno detto la loro, anche con note ironiche. Del tipo: «A differenza del Premio Strega che è un covo di serpenti, al Campiello si fanno piacevoli incontri e gli autori diventano anche amici», come ha commentato Ermanno Cavazzoni. E in questo senso la dedica di Fois a Michela Murgia richiama le polemiche legate all’ultima edizione dello Strega, travolta dalle presunte dichiarazioni offensive di Michele Mari sulla scrittrice scomparsa. «Voglio ringraziare – ha detto ieri Fois – una persona che non c’è più, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente, si chiamava Michela Murgia».
Protagonisti della finalissima sono stati i Lettori anonimi. In trecento (o quasi) hanno scelto il romanzo vincitore tra i cinque selezionati dalla Giuria dei letterati. Si tratta di persone di diversa età e provenienza. È così stabilito fin dalla prima edizione del premio (1963). Del resto, il nome «campiello», spazio della vita pubblica veneziana, sottolinea la partecipazione di una giuria «popolare».
Da segnalare anche gli altri riconoscimenti: il Campiello Opera Prima (introdotto nel 2004) assegnato a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca (Einaudi Stile libero), il Premio Fondazione Campiello alla carriera (che esiste dal 2010) consegnato a Domenico Starnone. Al riguardo, il presidente della Giuria Roberto Cicutto, cui spetta la scelta, ha osservato: «Il nome è stato condiviso, anzi acclamato, da tutti i giurati. Una standing ovation per Starnone». Assegnato anche il Campiello Giovani (31ª edizione) a Matteo Ghisleri con il racconto Ricalcolo percorso. E il Campiello Junior, che ha premiato Rosella Postorino e Daniele Mencarelli.