Corriere della Sera, 4 ottobre 2026
Se Putin cita Cechov a sproposito
Nel suo ultimo discorso sulla guerra e sulle minacce del nucleare, Vladimir Putin ha citato Anton Cechov, che più volte e con formulazioni diverse ha scritto: se all’inizio di un dramma c’è una pistola appesa al muro, prima o poi qualcuno sparerà. La ripresa di Putin è un bell’esempio di manipolazione arbitraria della letteratura, per portare acqua al proprio mulino. E non si capisce bene, in questo caso, a quale mulino: quello favorevole al nucleare o quello contrario? Cechov ovviamente si riferiva all’intreccio teatrale e narrativo, dove l’autore cerca una coerenza e un’essenzialità per cui idealmente ogni oggetto e ogni personaggio dovrebbero avere un ruolo e un significato. Ma neanche in letteratura quel principio, che vorrebbe tutto funzionale alla storia, può essere preso alla lettera. La frase fu già criticata da Hemingway. Oltretutto quella presenza (pistola, fucile o altra arma contundente) potrebbe anche configurarsi come un falso indizio messo lì apposta per depistare il lettore. Anche Haruki Murakami ha espresso i suoi dubbi sul principio di Cechov. Ma è notevole che Putin non abbia colto la metafora (pistola sta per un qualunque strumento: anche un mestolo e un colapasta) e abbia utilizzato il pensiero di Cechov in senso proprio per restare dentro il campo semantico bellico. E soprattutto, quel che conta è che la vita è decisamente altra cosa rispetto a una rappresentazione teatrale o narrativa, o a un qualunque racconto di finzione, che per essere verosimile deve mettere in moto moduli più o meno rigidi. Il mondo reale è sempre più inverosimile e privo di regole, pieno di contraddizioni, di sorprese e di zone oscure che nemmeno la finzione può immaginare. Prendere il principio della pistola come un assunto esistenziale è un clamoroso errore cognitivo o un’autentica distorsione. A meno che Putin non consideri la guerra alla stregua di una immensa messa in scena teatrale. Di cui lui, magari, è l’eroe invincibile.