Corriere della Sera, 4 ottobre 2026
Commenti sessisti sull’assistente, Trump senza freni
L’«harem» di Donald Trump è in subbuglio. Ancorché indicata da tutti come la favorita, la devota Natalie Harp vede il suo posto insidiato da un’altra delle assistenti speciali del presidente. È stato umiliante per la trentacinquenne Natalie, che in una lettera ha definito Trump «protettore e guardiano della mia vita», proprio come il Sultano per le inquiline dell’«harem», assistere in diretta all’esplosione del testosterone di Trump verso Margo Martin, 31 anni, consigliera per le comunicazioni.
È successo in Oklahoma, durante uno dei rally elettorali cui il capo della Casa Bianca si è impegnato a partecipare in vista del midterm, nel disperato tentativo di risollevare le sorti dei repubblicani. Mentre Harp, come al solito, osservava la scena da vicino ai lati del palco, Trump si è lanciato in due minuti di pubbliche smancerie e commenti sessisti nei confronti di Martin, così somigliante a Melania da essere stata diverse volte scambiata per la First Lady da Fox News. Al punto che sui social è stata ribattezzata «fake Melania». «Margo è conosciuta per un certo numero di cose – ha detto il presidente, prima di invitarla a raggiungerlo sul podio – ma una non posso dirla, perché la mia carriera politica sarebbe finita». In realtà, un attimo dopo, l’ha detta: «Non è mai possibile dire che una donna è bella. Se lo fate, siete finiti politicamente, ma io lo dico lo stesso: Margo è bella, dentro e fuori». Quando poi lei lo ha raggiunto, Trump è apparso senza freni. «Guardatela, guardatela. E io non posso dire che è bella. Credetemi, è bella dentro e fuori. Ed è anche leale», ha affermato come fosse a una fiera di bestiame.
Sono seguiti sbaciucchiamenti sulle guance. Quindi Trump si è rivolto ai genitori di lei, che vivono nello Stato del Midwest e che erano presenti in platea: «Capisco perché è così attraente. Io credo nella teoria dei cavalli da corsa. Cavalli veloci, giusto? Grandi mamma e papà. Grazie molte. Ben fatto, Margo».
Non è la prima volta che Trump cita la teoria, secondo cui gli uomini sono come i cavalli da corsa e i geni sono tutto. Lo fece per la prima volta nel 2020, suscitando le ire dei leader della comunità ebraica, che lo accusarono di echeggiare l’eugenetica nazista, secondo cui la selezione artificiale conduce a una razza più forte e pura.