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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Primarie online, la paura corre dentro ai dem: e se i russi alterano il voto?

Il Pd, per storia, per tradizione, vorrebbe organizzarle solo nei gazebo. I 5 Stelle, sempre per storia e tradizione, pretendono di allargarle anche al voto online. Che, però, terrorizza molti dem. A cominciare da tutta l’area riformista: i suoi esponenti, senza indugi, avvertono da tempo il rischio di un possibile inquinamento, temono insomma che Mosca possa decidere di avere un qualche interesse, diciamo così, nel favorire la corsa a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte, le cui posizioni sul conflitto in Ucraina sono note. Nella penombra, tra sospiri profondi e occhiate spaventate, quest’idea grillina di far votare tutti pure da remoto preoccupa comunque anche numerosi parlamentari vicini alla segretaria Elly Schlein e moltissimi altri fedeli al correntone di Dario Franceschini, Roberto Speranza e Andrea Orlando. Il responsabile organizzazione del Nazareno, Igor Taruffi, un emiliano diretto, pragmatico e furbo, annusa il casino e fa un po’ lo gnorri, annuncia che sarà «una grande festa popolare», dispensa ottimismo, a Rep spiega che l’intesa sul programma è sicura, va in giro ripetendo che la questione del voto online è l’ultimo dei problemi. Sapendo bene che, invece, è il primo.
Poche chiacchiere. Cominciamo ad ascoltare cosa dice Riccardo Ricciardi, il capogruppo grillino alla Camera.
«Le regole delle primarie? Il voto ai gazebo non basta. È assolutamente necessario anche il voto online». Lei come se lo immagina questo voto da remoto? «Senza alcun obbligo di pre registrazione, perché sarebbe folle burocratizzare la partecipazione a una festa di popolo. E, ovviamente, senza la necessità di essere iscritto a un partito della coalizione. Del resto, scusi: sbaglio o anche le primarie che il Pd tiene al suo interno per scegliere il proprio segretario sono aperte anche ai non iscritti?». Molti, nel Pd, temono che il voto online possa essere inquinato. «Da chi?». Dai russi. Che potrebbero avere Conte nel cuore. «Sciocchezze! Ogni voto, se decidi di inquinarlo, è inquinabile. Quello online, tra l’altro, è il più certificato, e quindi garantito, di tutti». I russi, però, sono formidabili in un certo genere di sabotaggi. «I timori dei dem non hanno fondamento. Io dico: chiamiamo tutto il popolo a votare, e poi vediamo chi vince».
Questo Ricciardi detta le condizioni, e che condizioni, parla chiaro, non cincischia, anche perché i 5 Stelle hanno una linea compatta, sicura e condivisa su tutto, non solo sul programma. I pensieri appena espressi da Ricciardi sulle primarie, del resto, sono esattamente quelli di Conte. «Infatti», dice il senatore Filippo Sensi. Infatti, scusi, cosa? «Infatti qui il rischio è che invece che da Volturara Appula, poi si mettano a votare da Minsk».
Bisogna sentirselo, Sensi. È sempre lucido e netto, veloce a interpretare scene e scenari, anche a costo di apparire scomodo. Adesso ci aiuta pure a interpretare meglio il monito che Lorenzo Guerini, leader dei riformisti e presidente del Copasir, l’organo del Parlamento che controlla l’operato dei nostri servizi segreti (capito chi è Guerini?), ha lanciato dal palco di Prato, dove s’era riunito con i suoi lo scorso fine settimana: «Penso che le votazioni sul web rischino solo di creare grande confusione. Preferisco che le persone vengano in carne ed ossa ai gazebo».
«Il tema che pone Guerini, se aprire o chiudere la partecipazione, c’è: il problema è che non siamo in un momento neutro, siamo invece dentro una stagione satura di possibili interferenze, manipolazioni, algoritmi misteriosi e difficili, forse impossibili da controllare...». Senatore Sensi, può essere ancora più esplicito? «Il rischio che le primarie del Campo largo aperte e online possano essere hackerate, purtroppo, è consistente». Al Nazareno qualcuno ipotizza la soluzione della pre registrazione, una sorta di albo online. «Devo ricordare come certi algoritmi riescano a creare identità del tutto false?». Quindi? «Il punto è che le primarie, qui in Italia, le ha inventate il Pd. Ma nei gazebo, con una festa di popolo, la folla dentro un format realmente democratico. Loro, i grillini, sono nati invece con la Rete e adesso... Ecco: io non vorrei che passassimo da Rousseau direttamente ai russi». Lei teme che davvero... «Vogliamo parlare delle influenze russe sulla Brexit? O degli allarmi dell’Fbi sul voto negli Stati Uniti? E poi quello di influenzare il voto è ormai un vizio diffuso: abbiamo visto il tifo scatenato che ha fatto Musk per il candidato nazista in Sassonia, no? Perché, mi chiedo, i russi non dovrebbero farsi tentare dalla possibilità di condizionare la scelta su chi sarà il prossimo inquilino di Palazzo Chigi?».
Sono preoccupazioni condivise con Graziano Delrio e Lia Quartapelle, con Piero Fassino e Giorgio Gori. Ma anche un esponente molto autorevole e fuori da ogni corrente, come l’ex premier Paolo Gentiloni, l’altro giorno è stato deciso nel dire: «Sono favorevole alle primarie, però contrario al voto online, che può essere manipolato».
Non sfugge che il tema di natura digitale, il rischio materiale di possibili hackeraggi, cela – in realtà – un sospetto grave, e imbarazzante. Perché qui è del tutto evidente che pezzi importanti del Pd sono convinti di stare dentro un Campo così largo da arrivare, potenzialmente, fino a Mosca. È il dubbio che gli arriva da Conte, vale a dire il principale alleato della Schlein in questa coalizione. Da certi rassicuranti discorsi di Conte sui progetti finali di Putin, sulla sostanziale inutilità di continuare ad inviare armi a Kiev, e sulla necessità, invece, di aprire una fase negoziale: molti dem ascoltano con preoccupazione, diffidenza, paura.
Alla «grande festa popolare» di cui parla Taruffi, parteciperanno anche le popolazioni dell’Est?