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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Hormuz, il petrolio ora passa. Pedaggi segreti o azioni mirate?

I flussi di petrolio in uscita dal Golfo sembrano in ripresa e possono esserci solo due spiegazioni: gli Stati Uniti stanno vincendo la guerra, oppure l’Iran ha segretamente iniziato a riscuotere dei pedaggi per il passaggio dallo Stretto di Hormuz. E non è detto che il primo scenario sia il più credibile.
Fra gli analisti sembrano esserci pochi dubbi sul fatto che le piccole petroliere stiano viaggiando fuori dal Golfo in numero crescente. Operano di notte lungo la costa dell’Oman e arrivano nei pressi di Fujairah, fuori dallo Stretto. Lì il petrolio viene trasbordato su petroliere più grandi e riparte.
Nelle ultime settimane, incluso il ruolo degli oleodotti, sarebbero passati ben oltre dieci milioni di barili al giorno dei quasi 15 milioni che uscivano prima della guerra. Più limitati invece i flussi di carburanti – 2,5 milioni di barili, rispetto ai quasi sei di prima della guerra – perché varie raffinerie del Golfo sono danneggiate dai bombardamenti.
Resta da spiegare cosa abbia riaperto i transiti, mentre l’Iran dispone ancora di decine di migliaia di droni. Non risulta infatti che le petroliere oggi vengano prese spesso di mira.
Secondo la Casa Bianca e il Pentagono, l’esercito americano avrebbe debellato la minaccia con azioni mirate. Ma i depositi di droni sono facili da nascondere. Inoltre, anche di notte e con il segnale satellitare spento, resta difficile per una nave passare inosservata da Hormuz.
Anche per questo, l’altro scenario acquista solidità: alcuni Paesi e le relative imprese hanno iniziato a versare un pedaggio coperto all’Iran. Gli analisti internazionali che interpellano i dirigenti del Golfo sottolineano che i pagamenti sarebbero già iniziati.
Due fattori rendono credibile uno scenario simile.
In primo luogo, la tensione resta così alta che il Brent costa oltre 100 dollari al barile malgrado la ripresa dei volumi di export. Inoltre gli Stati Uniti stanno inviando la portaerei Roosevelt verso la regione, forse per una nuova ondata di attacchi dopo le elezioni di mid-term previste fra un mese.
Ma perché farlo, se l’Iran davvero avesse perso il controllo dello Stretto?