Corriere della Sera, 4 ottobre 2026
Mosca agli stranieri: «Lasciate Kiev». Colpito il Ponte Nord della capitale. Affare petrolifero Trump-Putin?
Un drone a reazione russo ha colpito ieri mattina il ponte Nord di Kiev, il Pivnichnyi Mist, che collega la riva destra e la riva sinistra del Dnipro. È il secondo ponte della capitale danneggiato in tre giorni e il quinto raid sui viadotti cittadini, dopo la serie di attacchi che dall’inizio del mese ha bersagliato il ponte Sud, il Pivdennyi Mist, colpito almeno cinque volte in circa 36 ore.
Il traffico di Kiev è andato in tilt per il terzo giorno consecutivo. Due degli otto attraversamenti sul Dnipro sono fuori uso, mentre altri due – il Ponte Paton e quello della metropolitana – sono stati ridotti a un solo senso di marcia o a una sola corsia.
In questo scenario sempre più drammatico per la capitale ucraina, il ministero degli Esteri russo ha rilanciato l’avvertimento ai cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche, a non soggiornare e non recarsi in Ucraina a causa degli attacchi delle Forze Armate russe contro obiettivi a Kiev e in altre città. Mosca ha ricordato che l’avvertimento era già contenuto nella dichiarazione del 25 maggio 2026 e nelle note verbali inviate ai partner stranieri, aggiungendo che la responsabilità di eventuali conseguenze negative ricade interamente su chi lo ignora. «Molte ambasciate continuano a operare a Kiev e funzionari stranieri si recano in Ucraina per visite», si legge nel comunicato ripreso da Interfax.
La risposta di Kiev è arrivata da Volodymyr Zelensky, in un’intervista a Reuters: l’Ucraina «intensificherà gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe». Il presidente ha ribadito che l’intelligence ha ottenuto documenti che dimostrano come Vladimir Putin abbia emanato una «nuova dottrina» di attacchi militari contro una gamma molto più ampia di obiettivi civili in vista dell’inverno. «I documenti consentono loro di attaccare le strade, le scuole, gli ospedali, per far lasciare le città», ha detto.
Per il New York Times, i colloqui dell’amministrazione di Donald Trump con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina nelle ultime settimane hanno messo sul tavolo un accordo petrolifero da circa 20 miliardi di dollari. L’intesa avvantaggerebbe aziende mediorientali legate ai due principali negoziatori Usa, Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner. L’accordo, subordinato all’approvazione del governo americano e del Cremlino, riguarda un vasto complesso di giacimenti petroliferi, raffinerie e stazioni di servizio in tutto il mondo di proprietà di Lukoil, una delle maggiori compagnie energetiche russe. Il gruppo promotore dell’operazione comprende l’investitore Todd Boehly, che ha donato 2 milioni di dollari alla campagna di Trump, due gruppi mediorientali che hanno intrattenuto rapporti d’affari con Kushner o con la famiglia Witkoff, e un ente dell’amministrazione Usa.
La guerra continua intanto a travalicare i confini ucraini. La Moldavia ha convocato l’ambasciatore russo dopo l’ultima incursione di missili e droni nel proprio spazio aereo: è la seconda volta in pochi giorni. Secondo le autorità, cinque tra droni e missili hanno sconfinato e sono esplosi vicino a centri abitati, causando danni ma nessuna vittima. Chisinau ha esortato il rappresentante russo a prevenire tali incidenti. La presidente Maia Sandu ha scritto su X che la guerra della Russia in Ucraina sta «raggiungendo la Moldavia»: «Mosca sta mettendo a rischio vite umane in tutta Europa e deve essere fermata». Più a Nord, in Lituania, è scattato l’allarme poi rientrato dopo un messaggio di «possibile allarme per incursione aerea».