Corriere della Sera, 4 ottobre 2026
Manovra, la corsa nel 2027 per il deficit sotto il 3%
L’obiettivo potrebbe essere centrato già la prossima primavera, precedendo così la campagna elettorale nel caso di votazioni a ridosso dell’estate. Il governo confida di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo e nel Documento programmatico di finanza pubblica, approvato due sere fa dal Consiglio dei ministri, indica tempistiche e ragioni che dovrebbero portare Bruxelles ad archiviare la procedura nei confronti dell’Italia per avere sforato il 3% nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo. Il documento di 143 pagine trasmesso al Parlamento riassume gli obiettivi di finanza pubblica e in un passaggio rimarca la convinzione del governo, nonostante la scelta di attivare la clausola di salvaguarda per procedere con un nuovo scostamento di bilancio fino a 29 miliardi di euro (circa 14,5 miliardi per interventi in ambito energia, e altri 14,5 in spese per la difesa). «Al netto dell’impatto della clausola, il rapporto tra deficit e Pil si manterrebbe su un profilo decrescente, collocandosi al di sotto del 3%», viene spiegato nel Dpfp, aggiungendo che se «tali andamenti fossero confermati nelle previsioni di primavera della Commissione europea, si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio (Ue, ndr ) deliberi l’abrogazione della procedura». Un cauto ottimismo, sulla possibilità di sottrarsi al meccanismo comunitario, che serra le maglie sui conti pubblici, analogo a quello espresso nelle ultime ore dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Ma è sullo scenario complessivo che Giorgetti ha invitato alla massima prudenza, ammettendo la preoccupazione per l’andamento dei tassi e dell’inflazione. L’accortezza del ministro riflette il contesto di finanza pubblica tratteggiato nel Dpfp, da cui emerge un Paese che nel 2027, grazie agli interventi in deficit, aumenterà la spesa militare e gli investimenti in materia di energia, ma dove a crescere saranno anche il rapporto tra debito e Pil (salirà al 138,5% rispetto al 138,1% del 2026, la causa è in parte ancora dovuta ai bonus edilizi degli anni scorsi) e la pressione fiscale (+0,1%), mentre la corsa dei prezzi dei beni energetici potrebbe costare una flessione del Pil pari allo 0,2%. Uno scenario complicato e destinato a qualche resa dei conti all’interno di una maggioranza, che, alla vigilia della legge di Bilancio, chiede di allargare i cordoni della borsa. Il pensiero del senatore leghista Claudio Borghi ne è un esempio. «Quando diciamo che ci vuole una finanziaria coraggiosa non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni», dice Borghi, che riconosce alla premier Meloni di essere «ligia», ma la invita a «fregarsene» di rincorrere la discesa sotto il 3% di deficit. La verità è che il percorso dei conti pubblici è tracciato e la prossima Manovra sarà meno espansiva di quanto immaginato fino a pochi mesi fa. Le principali misure da inserire nella legge di Bilancio riguardano la flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio, gli incentivi sulle assunzioni e un ulteriore taglio dell’Irpef (riducendo l’aliquota al 33% fra 40 mila e 50 mila euro).
La sfida sarà trovare le risorse per tutto. Il conflitto in Medio Oriente e la corsa dei beni energetici hanno avuto un forte impatto sui tassi e sul caro vita. Un costo che si riflette anche sulla spesa per gli interessi del debito pubblico, che «balza di quasi 10 miliardi dagli 87,2 miliardi del 2025 a 96,9 miliardi nel 2026 e supera la soglia dei 100 miliardi nel 2027», ricorda il Dpfp, specificando che la spesa salirà dal 3,8% del Pil nel 2025, al 4,2% del 2026, al 4,3% nel 2027. Il documento ricorda l’ulteriore onere di una «spesa pensionistica che risente del nuovo profilo dell’inflazione».
In attesa che la Manovra entri nel vivo l’opposizione critica lo scostamento di bilancio destinato alla difesa. «Vi sembra normale un governo trova 14 miliardi di spesa aggiuntiva da mettere sulle armi? Siamo alla follia più pura», attacca il leader del M5S, Giuseppe Conte. Su X arriva la risposta del ministro Guido Crosetto: «Scopro dalle parole di un sedicente leader dell’opposizione che il governo avrebbe deciso di spendere “14 miliardi in più in armi”. Ma la Difesa ha aperto la strada a una flessibilità che consente anche di aiutare famiglie e imprese. Una scelta intelligente e utile. Ma sono utili anche le spese per la Difesa e ridurle tutte alla parola “armi” significa ignorare ciò di cui si parla». Attacca anche Elly Schlein (Pd): «Quattordici miliardi di aumento delle spese militari, indebitando il futuro del Paese. Non si era mai visto. Con la sanità allo stremo e gli stipendi mangiati dall’inflazione...».