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 2026  ottobre 04 Domenica calendario

Con la protesta delle chiavi la Spagna in piazza

Migliaia di manifestanti hanno invaso ieri le strade di Madrid e di una cinquantina di altre città spagnole per protestare contro la bocciatura della «legge Maricarmen», i due decreti legge sull’emergenza abitativa promulgati martedì dal governo Sánchez e respinti venerdì dai deputati alle Cortes. A Valencia si sono vissuti momenti di grande tensione, con scontri fra dimostranti e polizia antisommossa, che si sono conclusi con cinque arresti e nove agenti feriti. E in serata, a Madrid, la polizia ha sparato proiettili di gomma per allontanare militanti del gruppo di estrema destra Núcleo Nacional, che si erano riuniti nella piazza di Cibeles per cercare di entrare a Puerta del Sol, dove sono accampati da giorni i contestatori. Chiuse tutte le fermate circostanti della metropolitana.
Bocche cucite alla Moncloa, sede dell’esecutivo: il premier socialista continua la sua «pausa di riflessione», per decidere se convocare o meno le elezioni anticipate il 29 novembre, come gli chiedono a gran voce sia gli alleati di governo – la sinistra radicale di Sumar – sia l’opposizione di centro-destra guidata dal Partito popolare.
In attesa del «verdetto» di Sánchez, che sta ovviamente valutando in termini elettorali le ripercussioni dell’ondata di indignazione popolare seguita allo sfratto dell’anziana Maricarmen e alla «bocciatura» dei decreti, la Spagna torna dunque a vivere la potente pressione della piazza. Come e più dello scorso fine settimana. E come quindici anni fa, quando il 15 maggio 2011 (o 15M) il movimento degli «Indignados», ispirato dal filosofo francese Stéphane Hessel, per primo occupò i luoghi simbolo del Paese con tende e assemblee dal basso per protestare contro lo strapotere delle banche, l’austerità e i partiti. Oggi come allora, i «disobbedienti» hanno scelto la Puerta del Sol, a Madrid, come cuore pulsante della contestazione, anche se ieri i dimostranti si sono letteralmente impadroniti di quasi tutto il centro della capitale. Stavolta, però, il simbolo del malessere popolare, e soprattutto dei giovani, sono le chiavi. Le chiavi delle case che non si possono più permettere di comprare, nemmeno con un mutuo, e a volte neppure di affittare.
A Madrid, secondo il Sindacato delle inquiline e degli inquilini, che ha acceso la scintilla della protesta, hanno sfilato più di mezzo milione di persone (soltanto 70.000, secondo la delegazione del governo), facendo tintinnare i loro mazzi di chiavi. «Indietro non si torna», ha assicurato la portavoce del sindacato, Valeria Racu, affermando che l’obiettivo del movimento è lo sciopero generale in tutto il Paese. I dimostranti hanno urlato slogan contro il caroaffitti, i fondi immobiliari e l’«invasione» degli appartamenti turistici. «Abbiamo le chiavi di tutta la città, abbiamo le chiavi di tutta Madrid», gridavano lungo il corteo.
Sugli striscioni, molti slogan contro il movimento di estrema destra Vox e contro il Partito popolare, ma anche contro il premier socialista Sánchez, per non essere stato capace di far approvare, negli otto anni del suo mandato, «neppure le misure minime per salvaguardare il diritto alla casa», affermano i portavoce del Sindacato. «La colpa è dei proprietari, la responsabilità è del governo», si leggeva su alcuni striscioni.
Se il premier resta, per ora, trincerato dietro un muro di silenzio, la vicepremier Yolanda Díaz, leader di Sumar, ieri ha affermato che «la sinistra è assolutamente pronta» a eventuali elezioni anticipate. Elezioni che sollecita con forza, e da tempo, il leader del Partito popolare, principale forza di opposizione, Alberto Núñez Feijóo: «La Spagna ha il diritto di decidere subito».