Corriere della Sera, 3 ottobre 2026
La mossa di Amazon, pronta a cedere i super chip di Nvidia
La corsa all’intelligenza artificiale cambia modello finanziario. Dopo avere investito direttamente centinaia di miliardi di dollari in chip e data center, i giganti tecnologici cominciano a trasferire una parte del conto agli investitori. Amazon sta lavorando al passaggio di circa 8 miliardi di dollari di processori Nvidia a un veicolo esterno, che raccoglierebbe denaro sul mercato e riaffitterebbe le apparecchiature al gruppo. L’operazione, ancora in preparazione, mostra che persino una delle società con maggiore capacità finanziaria al mondo non intende più sostenere interamente con risorse proprie il costo dell’AI.
Il progetto riguarda processori Nvidia Grace Blackwell già installati in oltre dodici data center in cinque Stati americani, tra cui Nevada e Virginia. Secondo il Financial Times, i chip, acquistati o presi in leasing da Amazon, verrebbero trasferiti a una società veicolo finanziata soprattutto attraverso il debito. Il veicolo potrebbe offrire agli investitori una quota fino al 10% del capitale, mentre Amazon continuerebbe a usare le apparecchiature pagando un canone.
Il meccanismo ricorda il «sale and leaseback», la vendita con successivo riaffitto utilizzata per immobili, aerei o flotte aziendali. Un immobile però può conservare il proprio valore per decenni; i processori più avanzati rischiano di essere superati nel giro di pochi anni. Gli investitori devono quindi valutare non soltanto la capacità di Amazon di pagare i canoni, ma anche la durata economica di macchine sottoposte a una rapida obsolescenza.
Amazon ha programmato 220 miliardi di dollari di investimenti per il 2026, destinati in larga parte a data center, server, reti e infrastrutture per Amazon Web Services. L’intelligenza artificiale impone di anticipare somme enormi: bisogna acquistare i chip, costruire gli impianti, assicurarsi energia e collegamenti prima che la domanda dei clienti generi ricavi sufficienti a remunerare il capitale. L’espansione incontra anche resistenze locali per i consumi di acqua ed elettricità. Ieri Amazon ha annunciato oltre un miliardo di dollari di investimenti in 5 anni nelle comunità statunitensi che ospitano i suoi data center.
Per anni le grandi società tech hanno finanziato la crescita con flussi di cassa tanto abbondanti da renderle quasi indipendenti dal mercato del credito. L’AI sta modificando quell’equilibrio. Alle emissioni tradizionali si aggiungono prestiti, leasing, garanzie e società veicolo per finanziare data center e processori.
La corsa all’AI arriva in una fase delicata per il mercato obbligazionario. I governi devono finanziare deficit elevati e rifinanziare i debiti accumulati negli anni dei tassi bassi, mentre le Big Tech aumentano le emissioni. I loro bond rappresentano un’alternativa ai Treasury. Secondo il Ft, ai ritmi attuali le emissioni di bond degli hyperscaler aggiungono al mercato un’esposizione ai tassi pari a circa un ottavo di quella generata dai nuovi titoli del Tesoro Usa.
Per Amazon il veicolo consentirebbe di liberare risorse immobilizzate nei chip senza ridurre gli investimenti. Il controllo delle apparecchiature passerebbe agli investitori, mentre al gruppo resterebbero il loro utilizzo e l’impegno a pagare i canoni di leasing.