Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 03 Sabato calendario

Spese extra per 29 miliardi. Giorgetti: adesso prudenza

Un doppio via libera in Consiglio dei ministri che avvia una lunga stagione di campagna elettorale. Con l’approvazione dei dati tendenziali e di previsione sugli obiettivi di finanza pubblica e la decisione di attivare la clausola di salvaguardia, per chiedere fino a 29 miliardi di euro di maggiori spese in deficit, il governo fissa i punti fermi della legge di Bilancio. La Manovra sarà l’ultima di questa legislatura, un’inevitabile test per misurare il consenso dell’esecutivo prima delle elezioni politiche. «Io monitoro giorno dopo giorno la situazione. Credo che l’approccio debba essere più prudente», dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, riferendosi alla Manovra nell’intento di tenerla al riparo da una moltitudine di richieste da parte degli alleati di governo. Il vicepremier Antonio Tajani si augura che la legge di Bilancio «non sia restrittiva», e dalla Lega il messaggio è: «Bene alle misure per fare fronte al caro energia e caro carburanti». Ma le variabili che più preoccupano Giorgetti riguardano «la situazione dei tassi e dell’inflazione».
Le cifre da cui partire sono quelle contenute del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) approvato ieri sera e illustrato da Giorgetti, che non fa mistero delle difficoltà da affrontare. «Abbiamo approvato il documento in un contesto particolarmente complesso, fare previsioni diventa più complicato e ovviamente anche i percorsi di finanza pubblica. Ciò nonostante – tiene a dire –, confermiamo il sentiero di spesa». Ma il ministro aggiunge che il Dpfp è stato aggiornato, tenuto conto la scelta di procedere con interventi in deficit. «Lo scostamento è quantificato per il 2027 dello 0,3% (del Prodotto interno lordo, ndr) per quanto riguarda l’energia e dello 0,3% per quanto riguarda la sicurezza. Analoga previsione per il 2028». La flessibilità vale, come detto, circa 14,5 miliardi di euro nel 2027 e altrettanti nel 2028. Il prossimo anno poco più di 7 miliardi di extra deficit saranno destinati a spese nell’ambito dell’energia (a partire dagli eco bonus) e lo stesso stanziamento andrà alla difesa. Giorgetti ricorda che per prudenza il governo ha rinunciato a ulteriori 8 miliardi per le spese nella difesa. E dal ministro arriva la sintesi sulle stime contenute del Dpfp. La crescita di quest’anno è rivista al rialzo all’1%, mentre si «attesta allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029». Il dato sul deficit è al 2,9% e le previsioni, tenendo conto della spesa supplementare, sono fissate al 3,4% per il 2027, al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Sul versante del debito il governo fissa un profilo tendenziale al 138,1% nel 2026, al 138,5% nel 2027, e poi al 137,9% nel 2028.
Le opposizioni
Misiani (Pd): manovra modesta e senza idee
Bonelli (Avs): soldi per le armi e non alla sanità
Al di là dei numeri Giorgetti si sofferma su un paio di ulteriori questioni. La prima è la procedura di infrazione tuttora aperta per deficit sopra il 3%. «Non è detto» che la procedura resti aperta. L’altra è la lettera di allarme sull’inflazione, inviata dal governo a Bruxelles. «Non nasce per chiedere una ulteriore flessibilità» ma per richiamare «l’attenzione su sentieri di spesa e target dati dai singoli governi tre anni fa, con un tasso d’inflazione previsto profondamente diverso», dice Giorgetti. Dalle opposizioni duro il giudizio di Antonio Misiani (Pd): «La prossima manovra si annuncia modesta e senza idee». Altrettanto severo Angelo Bonelli (Avs): «Quattordici miliardi per armi, mentre gli italiani rinunciano a curarsi». Nelle stesse ore la premier Giorgia Meloni rivendica l’avvio del piano per la cura della fragilità, dedicato agli anziani.