il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2026
Le lezioni di giornalismo di Garcìa Màrquez
Estratto de Il giornalismo secondo García Márquez che esce oggi in libreria, edito da PaperFirst.
Seduto davanti alla macchina da scrivere, era una tempesta di creatività. Ventenne, batteva a raffica con due dita e non soffriva del blocco dalla pagina in bianco: ogni colpo una scintilla, ogni frase una rivelazione. Sui banchi della facoltà di Giurisprudenza, invece, si annoiava. Fu la pubblicazione del suo primo racconto, La terza rassegnazione, su El Espectador il 23 di settembre 1947, a svegliarlo dal torpore. Leggendo il suo nome, Gabriel García Márquez, stampato sul prestigioso giornale, il cuore ebbe un sussulto.
Un passante con El Espectador sotto il braccio gli regalò la pagina 12. Non avrebbe mai saputo che il ragazzo squattrinato, pallido e magro che aveva di fronte era l’autore della storia. Né poteva immaginare che quel giovane senza un soldo in tasca non solo sarebbe diventato una star del giornalismo, ma avrebbe raggiunto l’Olimpo della letteratura, consacrato dal Nobel nel 1982. Il 6 marzo 1948 Gabo compiva 21 anni e riceveva in regalo dai genitori una macchina da scrivere.
In quei mesi la polizia segreta e i paramilitari del presidente conservatore Mariano Ospina Pérez sterminavano senza pietà gli oppositori del regime. Intanto, in seno al Partito Liberale era emerso un nuovo leader: Jorge Eliécer Gaitán, carismatico avvocato specializzato a Roma con il giurista Enrico Ferri. Ma il leader del proletariato andò presto oltre lo scontro tra partiti tradizionali, con un programma radicale e memorabili requisitorie su sfruttatori e sfruttati. La pensione per studenti dove Gabo abitava nel centro di Bogotá, si trovava proprio a 300 metri dall’ufficio di Gaitán.
La temperatura politica si surriscaldò ancora di più quando si aprì a Bogotá la IX Conferenza panamericana, con la partecipazione dei ministri degli Esteri di tutti i Paesi latinoamericani e di diverse personalità, da cui Gaitán fu escluso.
Protagonista della Conferenza era il generale americano George Marshall: il regista della ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale. Tuttavia Marshall, in Colombia, propose di intensificare la repressione contro i movimenti sovversivi dell’emisfero sud.
Un altro delegato di 21 anni era arrivato nella capitale colombiana nelle stesse ore: Fidel Castro Ruz, dell’Università dell’Avana, atteso come uno dei leader del congresso studentesco, convocato in opposizione alla Conferenza panamericana. Il giovane cubano aveva appuntamento con Gaitán. Non conoscendo la città, era arrivato all’incontro un’ora prima e così riuscì a sentire i tre colpi di pistola con cui un altro giovane, Juan Roa Sierra, uccideva il Caudillo del popolo.
Anche García Márquez si precipitò sul luogo del delitto. Non trovò Gaitán, che era stato già portato via, ma vide la furia della folla imbestialita: 2.500 morti nel solo centro storico. Le masse gaitaniste davano per scontato che dietro l’assassinio ci fosse la mano dei conservatori.
Fidel Castro, che in seguito sarebbe diventato grande amico di García Márquez, dimenticò la Conferenza panamericana e scese in strada tentando inutilmente di applicare una logica rivoluzionaria all’anarchica rivolta popolare.
Nel frattempo l’assassino di Gaitán, figlio di una lavandaia, 21 anni, che non aveva neppure la licenza elementare, fu catturato in flagranza sulla scena del crimine, ma la polizia non impedì alla folla inferocita di linciarlo. L’attentatore rimase così sepolto tra le macerie della capitale, come del resto le menti di quel delitto politico, per cui non c’è mai stata condanna in questi ottant’anni. L’omicidio, infatti, è rimasto impunito.
L’11 aprile di quell’anno l’università venne chiusa. In tre giorni Gabriel era rimasto senza pensione, né lezioni, senza il dizionario del nonno e senza la macchina da scrivere, che non era riuscito a riscattare dal banco dei pegni. Negli incendi che devastarono Bogotá finirono inceneriti anche gli originali dei suoi primi tre racconti: La terza rassegnazione (La tercera resignación), Eva è dentro al suo gatto (Eva está dentro de su gato) e L’altra costola della morte (La otra costilla de la muerte).
Già dopo la pubblicazione del suo secondo racconto, però, il 25 ottobre 1947, l’élite letteraria di Bogotá aveva riconosciuto il suo talento: “È nato un nuovo e straordinario scrittore”.