La Stampa, 2 ottobre 2026
AKA 7even rinviato a giudizio "Quella canzone è un plagio"
Potrebbe non essere più così “loca”, per un certo periodo, la vita di AKA 7even – pseudonimo di Luca Marzano – dopo che, per via di quel tormentone dell’estate 2021, verrà processato.
Il cantante di Vico Equense, 26 anni, diventato star del programma tv Amici, è stato indagato per mesi dalla procura di Roma. E ora dovrà andare a giudizio, come ha stabilito ieri il gup. L’accusa è di essersi esibito in pubblico con un brano non suo: la celebre Loca. Una canzone tuttora indicata su tutte le piattaforme musicali come di AKA7even, ma in realtà composta dal cantautore Lema, all’anagrafe Emanuele Bertolucci.
Lema, trentenne di Venaria (Torino), ha partecipato ai provini di Amici nel 2019, prima di Marzano, ma senza cantare la sua Loka. Forse chi lo seguiva allora, è il sospetto di Lema, non gli diede un buon consiglio. In ogni caso, Lema non entrò all’edizione 2019-2020.
Escluso dalla trasmissione e concentrato su altri progetti, due anni dopo, con sua grande sorpresa Lema ha visto in tv, in diretta nazionale, un altro giovane cantare il “suo” brano: AKA7even. Per lui è stato uno choc. Quella canzone sarebbe stata modificata soltanto in poche strofe e nel titolo: la “k” di Loca era stata sostituita con la lettera “c”.
Dopo essere trasalito davanti allo schermo, Lema aveva scritto alla Siae e chiesto spiegazioni al suo ex produttore, senza ricevere risposte soddisfacenti. Alla fine, ha scelto di denunciare il cantante «autore del plagio». Dopo mesi di inchiesta, e lo svolgimento di una consulenza tecnica che ha dimostrato come la Loka di Lema sia pressoché uguale alla Loca con cui AKA7even ha fatto successo, il gup ha accolto la tesi dell’accusa, ordinando il processo per il cantante di 26 anni, finito anche alla scorsa edizione del Festival di Sanremo. Il reato contestato è quello di «essersi esibito senza averne diritto nel corso del programma televisivo Amici, edizione 2020-2021, cantando il brano Loca, presentato come proprio, in realtà composto ed eseguito in precedenza con il titolo Loka da Emanuele Bertolucci».
Nella denuncia che ha dato vita all’inchiesta, Lema ripercorre la vicenda dall’inizio: «Faccio il cantante da diversi anni. Ho scritto finora 20-25 brani. Il 23 luglio 2018 ho sottoscritto con Gianvito Vizzi (non indagato, ndr) titolare della casa di produzione musicale Cosmophonix production (non coinvolta nell’inchiesta, ndr) un contratto con esclusiva di produzione artistica. Il 3 settembre 2019 ho partecipo alla prima selezione per Amici. Dopo il primo provino, mi hanno chiamato per il secondo e poi per la finale prova di una settimana che si svolge negli studi di Canale 5 a Roma». Lema non canta Loca ai provini, anche se quel brano, che poi renderà famoso un altro, lo scrive proprio in quei giorni: il 9 e il 10 novembre 2019. Non viene selezionato per l’edizione 2019-2020 ma decide di riprovarci l’anno dopo. «Ho comunicato a Vizzi che volevo andarci come autonomo e che non volevo rinnovare il contratto con lui. E lui mi ha risposto che tanto voleva portare ai provini un altro artista». Quell’artista è AKA7even. La sera del 24 aprile 2021 Marzano, cantando Loca davanti a cinque milioni di persone, diventa una star. In diretta tv Rudy Zerbi si accorge che forse è una canzone copiata, perché dice: «Chi è il sarto? Perché è un po’ un collage di tante cose già sentite». Viene zittito dalla mentore di AKA7even, che dichiara: «L’ha costruita a tavolino in casetta. Non sai a cosa aggrapparti. Sentiremo quando diventa disco d’oro».
Grazie a Loca, secondo l’accusa, Marzano arriva in finale ad Amici, vince un triplo disco di platino e ottiene oltre 21 milioni di visualizzazioni su YouTube, oltre che 53 milioni su Spotify. «Pochi giorni dopo il 24 aprile 2021 – ha raccontato Lema nella denuncia – il mio ex produttore mi ha rassicurato dicendo che i diritti autoriali mi sarebbero comunque stati riconosciuti». Non è andata così. E ora, in attesa che il processo inizi, gli avvocati di Lema, il penalista Luca Calabrò e il civilista Stefano Mezzanoglio di Torino, dichiarano: «Finalmente inizia il processo che crediamo possa restituire, oltre che la verità, la dignità al nostro assistito che si è visto privare della paternità di un pezzo musicale che ha di fatto lanciato un artista che non l’ha composta. Basta guardare su Internet per capire quale sia stato il danno economico e di immagine per Bertolucci. Stiamo anche portando avanti una battaglia civile nei confronti di tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda e ora più che mai guardiamo avanti con fiducia e ottimismo».