Robinson, 27 settembre 2026
Desmond Morris, la fattoria degli animali surrealisti
Gli animali hanno avuto un ruolo di grande rilievo nell’arte surrealista, sotto tre aspetti: fattuale, visivo e simbolico. Per aspetto “fattuale” intendo le azioni che gli animali compiono nel corso della loro vita – volare, nuotare, strisciare, combattere, accoppiarsi, nutrirsi, nascondersi, giocare, fuggire. Con l’aspetto “visivo” mi riferisco alle loro forme, ai motivi e ai colori più iconici. L’aspetto “simbolico”, infine, riguarda il modo in cui si ricorre agli animali per rappresentare qualcos’altro, per esempio la libertà, il potere, l’amore o la sessualità.
Certi animali surrealisti incarnano tutti e tre gli aspetti. Altri hanno un unico ruolo. Alcuni sono dipinti in uno stile naturalistico, ma collocati in ambienti assurdi e incongrui. Altri invece sono fortemente deformati. C’è poi un motivo frequente: la chimera, una creatura composta da parti eterogenee, come un elefante con le zampe di un ragno o un uccello con braccia umane.
Gli artisti surrealisti hanno avuto principalmente due fonti d’ispirazione: animali familiari riletti in chiave surrealista e creature mitiche senza alcuna relazione con specie viventi, frutto del perverso immaginario legato al movimento. Questo libro si limiterà alla prima categoria, poiché le creature d’invenzione basterebbero da sole a riempire un secondo volume.
Se si esclude qualche bestiario, non esistono pubblicazioni dedicate esclusivamente a questo soggetto, il che è sorprendente data l’abbondanza di materiali disponibili. Ancora più sorprendente, poi, è il fatto che io per primo abbia ignorato il tema, dato che da ottant’anni conduco una doppia vita, come zoologo professionista e come membro attivo del movimento surrealista. Il mio primo studio in campo zoologico fu pubblicato nel 1944 e in quello stesso anno feci i miei primi disegni surrealisti. Da allora, sono rimasto attivo in entrambi i settori. Ho accolto da subito con entusiasmo l’idea di un libro su questo tema, buttandomi a capofitto tra i volumi della mia biblioteca alla ricerca di immagini poco note di animali surrealisti. Essendo la sezione surrealista della mia biblioteca composta da più di settecento volumi, mi ci è voluto parecchio. Dopo aver cercato per settimane, sono riemerso con una raccolta di oltre settecentocinquanta esemplari. Ero inizialmente tentato di includere anche le meravigliose creature che comparivano in opere protosurrealiste come quelle di Hieronymus Bosch, ma data la grande ricchezza di materiali ho deciso di concentrarmi sulle opere dei membri ufficiali del movimento, nato a Parigi negli anni Venti del Novecento. Uso il termine “ufficiali” perché – caso più unico che raro – da quel movimento artistico si poteva anche essere espulsi se si infrangevano le regole auree stabilite dal suo leader carismatico, il poeta francese André Breton, nel suo testo fondativo, il Manifesto surrealista del 1924.
Le illustrazioni di questo volume sono state selezionate dalla mia raccolta di immagini. Al momento di decidere se organizzarle per artista o per animale ho optato per la seconda soluzione, che mi è parsa più illuminante.
È forse opportuno, da parte mia, spiegare l’inclusione di due artisti che, in genere, non sono considerati surrealisti: il pittore Francis Bacon e lo scultore Henry Moore. Bacon avrebbe voluto essere incluso nel gruppo e sperava che le sue opere fossero esposte nel 1936 all’“International Surrealist Exhibition” di Londra – l’evento che fece conoscere il movimento al pubblico inglese –, ma venne assurdamente scartato dagli organizzatori. Henry Moore fu un membro del comitato organizzativo della mostra del 1936, ma il suo legame con i surrealisti fu di breve durata: nel 1947 venne espulso dal movimento perché, avendo bisogno di denaro, aveva realizzato una statua di soggetto religioso per una chiesa. Con questi due incredibili rifiuti i surrealisti persero due tra i più grandi artisti del XX secolo, ragion per cui mi è sembrato opportuno reintegrarli in questa sede.
Un terzo grande artista che ho sentito il bisogno di includere è Paul Klee, pittore tedesco nato in Svizzera nonché surrealista ante litteram e precursore del movimento, che anticipò di qualche anno scoprendo le gioie dell’invenzione visiva irrazionale. Per descrivere il proprio metodo Klee diceva che era come «portare una linea a fare una passeggiata», di per sé una perfetta descrizione dell’approccio surrealista alla creatività.