repubblica.it, 2 ottobre 2026
Israele, la Corte annuncia che i partiti arabi possono prendere parte alle elezioni
I partiti arabi potranno partecipare alle elezioni israeliane. La Corte suprema ha rovesciato la decisione del Comitato elettorale del Parlamento (dominato dalla stessa maggioranza che sostiene il governo, e dunque di destra) di cancellare dalle liste elettorali i rappresentanti del 20 per cento della popolazione israeliana, quella di origine palestinese. Il partito Lista araba unita e la Joint list (composta da Hadash, Balad e Ta’al): correrà anche Ofer Cassif, deputato del partito misto Hadash, che era stato bandito con l’accusa di sostenere il terrorismo, mentre si è ritirato Sami Abu Shehadeh, autore di una controversa lettera dopo il 7 ottobre 2023. Già dai giorni scorsi era stato chiaro che proprio la sua presenza sarebbe stata da ostacolo alla riammissione dei partiti arabi: il suo ritiro ha aperto la strada alla riammissione delle liste, compresa quella per cui correva lui.
Se il braccio di ferro sulle liste arabe è una costante delle elezioni israeliane, mai la battaglia sulla loro presenza è stata così dura: effetto di uno spostamento a destra dell’intera società amplificato dagli effetti del 7 ottobre 2023. E dei metodi del governo in carica, che è il più a destra della storia del Paese.
La decisione della Corte suprema – presa all’unanimità – non elimina però gli ostacoli alla partecipazione della comunità palestinese al voto: alto è il timore di violenze e di intimidazioni da parte della polizia, controllata dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, dell’ultradestra. A questo tema va aggiunto quello della partecipazione a un eventuale governo alternativo a quello attuale: il capo dell’opposizione Gadi Eisenkot ha al momento escluso di poter formare un esecutivo con l’appoggio delle liste arabe, ma senza di esse difficilmente raggiungerà la maggioranza necessaria a governare.