repubblica.it, 2 ottobre 2026
Schlein a Conte: "Pd primo partito, uno non vale uno"
Cambia strategia, Elly Schlein. Basta porgere l’altra guancia. Ignorare l’escalation di Giuseppe Conte contro il Pd e la sua segretaria. Ma pure le pressioni di quel “pezzo di establishment che non vuole un governo progressista in Italia” e “prova dividerci”, o di chi dentro e fuori briga per trovare un leader di coalizione diverso da lei. “Finora avete perso tutte le vostre scommesse e, spoiler, continuerete a perderle”, dice dritta l’inquilina del Nazareno aprendo la direzione nazionale che segna una decisa accelerazione di passo nella corsa verso le politiche.
L’attacco e la replica di Meloni
È ora di “togliersi qualche sassolino dalle scarpe”, annuncia Schlein concludendo la sua relazione in cui per la prima volta rivendica la leadership della coalizione basata su rapporti di forza indiscutibili e pianta una serie di paletti sul perimetro dell’alleanza, il programma, il percorso da affrontare “insieme”. All’inizio la prende larga. Dopo aver snocciolato tutti i fallimenti di Giorgia Meloni – la quale, da Chigi, replicherà in tempo quasi reale: “Risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa, elencando dieci falsità. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani” – la segretaria del Pd parte dalle divisioni del campo largo che nel 2022 “hanno regalato al Paese il governo peggiore della storia repubblicana” per poi entrare nel merito di tutte le obiezioni che le sono piovute addosso nelle ultime settimane.
I paletti sul programma
Il programma: “Va affinato insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nei territori, con tutti coloro che vogliono contribuire a costruire l’alternativa, come ho sempre detto in questi mesi, non si faccia chiusi nelle stanze dei partiti, ma tra le persone a confronto con il terzo settore, il mondo produttivo e sindacale, con i nostri amministratori e con il mondo associativo che aspetta solo una chiamata”. Ecco, spiega Schlein, “per noi questo è un punto irrinunciabile. Ed è ciò che io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso”. Altro che “stiamo aspettando il Pd, non possiamo certo riunirci da solo”, come ha detto Conte la settimana scorsa. Il Pd è pronto, ha già fatto il suo “percorso d’ascolto attraverso il Paese, siamo partiti a febbraio e l’abbiamo concluso a settembre” specifica. La premessa per lanciare l’affondo, il secondo contro il leader M5S: “Il programma si scrive con tutta l’alleanza, tutta l’alleanza”, ripete, “sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione”. E così anche il mantra delle origini pentastellate è servito. “Perché a noi, compagne e compagni”, insiste la segretaria solleticando l’orgoglio dei suoi dirigenti, “non ci ha regalato niente nessuno. Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con la fatica, con il sudore, con l’impegno a convincere le persone, una per una, che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze, alle europee, alle regionali, alle comunali”. E qui l’applauso diventa ovazione.
“Pronti alle primarie”
Ma non è finita: “E voglio solo fare una domanda: se fossimo rimasti al gennaio 2023, con il Partito democratico al 14% dei sondaggi e quindi seconda forza di opposizione, pensate che avremmo avuto lo stesso dibattito oggi? Io penso di no. Generosi sì. Ingenui no, eh”. Potrebbe bastare. E invece no. “E vorrei essere ancora più chiara”, scandisce Schlein. “In qualsiasi altro paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione perché è normale che una coalizione la guidi il partito che prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia”, taglia corto, rispondendo ancora una volta per le rime a Conte. La platea non aspettava altro, “brava” le gridano dal fondo. “Poi, come ho sempre detto, se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico”, prosegue, “noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e se le faremo, le vinceremo insieme, avendo poi grande cura di rappresentare tutti e quelle diverse sensibilità che è normale che ci siano tra forze politiche che sono alleate ma non sono la stessa”. Ora può rientrare nei binari, Schlein. Ricordare le “tante battaglie fatte insieme in Parlamento e nelle piazze”, le proposte comuni ma soprattutto quelle che il Pd ha messo in cima al suo programma: dal salario minimo alla lotta al cambiamento climatico, dal rafforzamento della sanità e dell’istruzione pubblica, alle misure contro il calo energia e per dotare il Paese di una seria politica industriale.
I sassolini nelle scarpe
Il finale è il manifesto della giornata. “Vorrei chiudere togliendomi qualche sassolino dalla scarpa” annuncia: “Abbiamo rilanciato il partito, siamo cresciuti in ogni tornata elettorale, abbiamo tenuto alto il tesseramento, riaperto sedi storiche, mandato ai territori il triplo delle risorse, riportato il partito dove la gente se lo aspetta”, elenca. “Siamo il primo partito nella maggior parte delle regioni”, rivendica. “In questi anni avevano scommesso che ci saremmo scissi e invece siamo più uniti che mai. Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi e invece sono arrivata alla fine del mandato. Avevano scommesso sui nostri litigi e divisioni per impedire la costruzione di un’alternativa a Meloni. Manca l’ultimo miglio, il più importante, che dobbiamo fare insieme e uniti, fino alla vittoria. La paura che suscitiamo in chi detiene il potere dice che la strada è giusta”. Mai il messaggio è stato più chiaro di così: quel “pezzo di establishment” che non la vuole alla guida del Paese, chi “tifa per il pareggio” sappia che il Pd andrà al governo “solo vincendo le elezioni”.
Il dibattito
Durante il dibattito dopo l’intervento della segretaria, Dario Franceschini, intervenendo su programma e leadership, afferma: “Oggi chiudiamo una fase. Basta con questo tormentone logorante della ricerca di un federatore, perché sembra che ci sia potenzialmente qualcuno sempre di meglio e che in campo non c’è. Faremo le primarie, dove per candidarsi bisognerà sottoscrivere dei punti programmatici comuni, tra cui ovviamente la politica estera”.
Il presidente dei senatori, Francesco Boccia, ricorda: “Quando Elly vinse le primarie nel 2023 il Pd veniva da una sconfitta pesante. Tre anni e mezzo dopo non possiamo raccontare la nostra storia come se non fosse accaduto nulla. Dico due parole: identità e unità”.
Secondo Giorgio Gori, dell’area riformista, le primarie devono mobilitare “tutto il Pd e permettano di avvicinare opinioni e pezzi di società che in passato ci sono stati vicini e che rischiamo oggi di lasciare all’astensione o, peggio, alla destra. Sarebbe un errore scambiare l’unità del partito con una idea di uniformità”.
Approvata la relazione
La direzione ha approvato all’unanimità la relazione della segretaria Schlein. L’ala riformista, minoranza del partito, non ha partecipato al voto. Voto che è stato accolto con un applauso.