repubblica.it, 2 ottobre 2026
Spagna, governo Sánchez battuto dalle destre sul decreto casa: ipotesi elezioni anticipate
Dal lato degli speculatori o dal lato dei cittadini? Il Parlamento spagnolo ha bocciato oggi il decreto casa, approvato in due provvedimenti dal governo Sánchez nei giorni scorsi per rispondere alla grave crisi abitativa che colpisce il Paese e sotto le pressioni del movimento di protesta nato dopo l’eclatante sfratto di Maricarmen, l’87enne cacciata dalla sua abitazione a Madrid. Decisivi i voti negativi della destra del Partido Popular, dell’estrema destra di Vox e di Junts. Il primo decreto è stato rigettato dal Congresso con 178 voti contrari e 172 favorevoli; il secondo per 184 no contro 166 sì.
Il provvedimento, che aveva visto convergere tutto l’esecutivo progressista, non ha avuto il decisivo appoggio dei sette deputati catalani. Il partito indipendentista aveva fatto sapere ieri che non lo avrebbe convalidato – così come hanno fatto le opposizioni del Partito Popular e Vox – e ha chiesto al governo di ritirarlo presentando congiuntamente una nuova versione che vorrebbe negoziare con il governo. Inutili gli appelli fino all’ultimo momento della ministra della Casa Isabel Rodríguez Garcíaper approvare o astenersi dal voto. A sorpresa anche il presidente del Governo Pedro Sánchez è intervenuto prima del voto invitando i parlamentari a mettere da parte i “calcoli politici” e le “pressioni”: “Fate la cosa giusta, perché credo che, se non lo farete, la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e in modo molto più severo di quanto possiate immaginare”.
Al centro delle critiche del partito catalano presieduto da Carles Puigdemont la mancanza di garanzie per i proprietari della case che rischiano di “provocare l’effetto contrario”, ovvero meno offerta di affitti e prezzi ancora più alti.
Cosa succede ora? La pressione su Sánchez è altissima: secondo voci interne al Partito socialista e alla Moncloa, riportate dal quotidiano El País, l’esito del voto di oggi potrebbe spingere il presidente del Governo alla mossa inattesa delle elezioni anticipate, così il premier socialista potrebbe capitalizzare il malcontento nazionale. E spunta anche la prima data possibile: domenica 29 novembre. Ma c’è anche la possibilità di nuove trattative per apportare al decreto i cambiamenti necessari a farlo approvare, far montare la rabbia della piazza e provare ad anticipare il voto a marzo. La fine della legislatura sarebbe altrimenti prevista per agosto. Il premier, secondo fonti vicine, si prenderà il fine settimana per decidere.
Molto dipenderà anche dal fronte della protesta. Gli Indignados hanno seguito il dibattito da carrera di San Jeronimo, davanti al Congresso, dove il Sindicato de las Inquilinas – il sindacato che sostiene le manifestazioni e che si identifica con il colore arancione e il mazzo di chiavi, lo stesso che ogni attivista agita durante le proteste – aveva dato appuntamento ai cittadini “per far sentire la propria voce”.
Subito dopo il voto, il sindacato ha dato appuntamento per domani per una grande manifestazione che si terrà in circa 50 città del Paese mentre crescono le voci di uno sciopero generale. Nel frattempo i manifestanti hanno annunciato di non avere intenzione di lasciare la acampada di Puerta del Sol – nonostante le pressione de la Comunidad di Madrid a guida popolare – e di voler allargare la protesta alle periferie. Al grido di “vergogna, vergogna”, i manifestanti hanno espresso la loro rabbia nei confronti delle destre e nei confronti del Governo: “Il tempo dei politici è finito, la politica è in strada”, ha commentato la portavoce Valeria Racu.