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 2026  ottobre 02 Venerdì calendario

Meloni scrive a von der Leyen: “L’inflazione fa salire la spesa”.

Rivedere il tetto alla «crescita della spesa netta». È questa in sintesi la richiesta che il governo italiano ha avanzato alla Commissione europea in una lettera inviata ierida Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen. Il dato della spesa netta, del resto, non è secondario: va rispettato in base ai criteri del Patto di Stabilità e in particolare è applicato ai Paesi in procedura e che devono rientrare dal deficit eccessivo come l’Italia. Quella soglia è stata calcolata in base alla previsione di una inflazione che si sta rivelando molto superiore: era stata fissata all’1,8%.
In sostanza, dunque, Palazzo Chigi esorta a prevedere una soglia più alta. Che renderebbe disponibile un altro pacchetto di miliardi nella prossima Legge di Bilancio. Un “tesoretto” variabile tra qualche miliardo e ben oltre dieci in base all’eventuale criterio utilizzato relativo alla differenza tra l’inflazione programmata e quella reale e che potrebbe evitare «misure restrittive su famiglie e imprese». «Quel tetto – scrive Meloni alla presidente della Commissione – è infatti fissato in termini nominali e, come tale, potrebbe non tenere pienamente conto dell’impatto sul bilancio di un’inflazione che superi in modo significativo le proiezioni alla base del percorso di spesa netta concordato, che potrebbe aumentare a causa di meccanismi e processi di mercato al di fuori del controllo del governo». Ovvero, quantifica la premier, aumentando in automatico: «L’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni è equivalente al 20,4% del Pil. Altre componenti della spesa che saranno interessate già nel 2027 rappresentano il 12% del Pil».
La presidente del Consiglio parte da un presupposto: «Le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente si sono infrante e i mercati energetici rimangono estremamente tesi». Di conseguenza l’impatto del caro-energia sull’inflazione sta diventando sempre più pressante e «il reddito disponibile reale delle famiglie è duramente colpito». L’inquilina di Palazzo Chigi lamenta anche l’impossibilità di usare il maggiore gettito dell’Iva. «Riteniamo allora – è la sua conclusione – che il quadro fiscale lasci spazio alla Commissione europea per tenere conto dei fattori rilevanti evidenziati».
Si tratta di «una questione urgente che non può più essere rimandata e che dovrebbe essere discussa dai Ministri delle Finanze nella prossima riunione dell’Ecofin». La prima reazione della Commissione europea, manifestata ieri mattina prima di ricevere materialmente la missiva, non era stata positiva. «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha ricordato una portavoce dell’esecutivo. Palazzo Berlaymont aveva pure rammentato che all’Italia la clausola di salvaguardia nazionale dovrebbe concedere disponibilità per 14 miliardi di euro.
La partita, però, potrebbe non essere chiusa. Anche perché altri Stati sono pronti ad avanzare la medesima richiesta. La Grecia già lo ha fatto, la Spagna che ha registrato uno dei tassi di inflazione più alti potrebbe essere interessata e lo stesso dicasi per la Francia. Per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si tratta di «una questione puramente tecnica» perché il «percorso definito tre anni fa» diventa «difficile» da rispettare. La Commissione si riserverà un po’ di giorni per esaminare la richiesta che non è destinata ad essere bocciata in partenza. Di certo ne parleranno i 27 ministri finanziari giovedì prossimo in Lussemburgo. Lì, però, si alzerà il fronte dei Paesi cosiddetti “frugali”. Un braccio di ferro dall’esito non scontato.