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 2026  ottobre 02 Venerdì calendario

Bergamo, va a giocare a calcetto in malattia e viene licenziato. La giudice: «Ha la sclerosi, è lecito»

Mario, 50 anni, è un «quadro» in un’azienda metalmeccanica da ottobre 2022. È maggio del 2023 quando gli viene diagnosticata una sospetta sclerosi multipla, che verrà confermata dagli accertamenti e richiederà un percorso di cura alla Neurologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Mario, che ha già un figlio con problemi di salute e soffre di ansia, con la diagnosi e le tensioni sul lavoro peggiora. Segue un percorso psicologico, prende dei permessi, usufruisce di giorni di malattia. Durante alcuni dei quali va a giocare a calcetto, la sera.
L’azienda gli mette alle calcagna un investigatore privato, che scopre le sue uscite. Dopo un procedimento disciplinare di sospensione per due giorni senza retribuzione già nel dicembre 2023, il 14 marzo 2024 Mario viene licenziato per giusta causa. Va detto che, in generale, l’azienda sa che un dipendente è in malattia ma non deve sapere la diagnosi. Dopo la contestazione, Mario spiega il suo problema di salute, ma il datore di lavoro non torna sui propri passi. Lui impugna il licenziamento con l’avvocato Alessandro Corvino e vince, ottenendo il pagamento di dodici mensilità da 6.000 euro lordi ciascuna.
La sentenza della giudice Monica Bertoncini conferma un principio cardine per i giuslavoristi. L’attività sportiva durante la malattia è una giusta causa di licenziamento solo se incompatibile con la patologia per la quale il dipendente si assenta o se ne rallenta la guarigione. Per capirsi, un conto è avere mal di schiena e aiutare la moglie a spostare casse di birra al bar; un conto è soffrire di ansia da stress aggravata da una diagnosi choc e giocare delle partitelle con gli amici.
Mario dice che, quando gli cade in testa la tegola della diagnosi, gli psicologici gli consigliano di non isolarsi, di mantenere vivi i rapporti sociali e di continuare a fare quello che lo faceva stare bene. A gennaio 2024 gli diagnosticano una «sintomatologia ansiosa reattiva a situazioni complesse» che si è riacutizzata. Prende dei farmaci, prosegue gli incontri con gli psicologi che lo avevano invitato a «rielaborare il vissuto emotivo relativo alla diagnosi della sclerosi multipla». Il 5 marzo 2024 gli vengono contestati dei comportamenti precisi. Per esempio, che nel pomeriggio del 16 febbraio ha abbandonato il posto di lavoro. Lui dirà per un crollo psicologico, ma il fatto sussiste e per questo motivo la giudice non ha disposto il reintegro al lavoro; però di per sé non è un episodio così grave da giustificare il licenziamento.
Il resto delle contestazioni riguarda i giorni di malattia. Mario è a casa dall’8 gennaio al 14 febbraio e dal 19 febbraio al 15 marzo. Il datore di lavoro gli imputa di essere andato a giocare a calcetto il 6 febbraio, il 13 febbraio, il 20 febbraio. La descrizione degli orari, degli spostamenti, anche dell’abbigliamento, sono dettagliati: «Lei raggiungeva il centro sportivo con un borsone, fatto il suo ingresso all’interno del bar, proseguiva in direzione degli spogliatori. Dopo aver indossato una divisa nera e guanti da portiere, scendeva sul campo da calcio a 5…». In un’altra occasione: «Si allontanava dal centro sportivo a bordo della sua autovettura per raggiungere alle ore 22.30 il locale birrificio».
Il medico legale consulente tecnico d’ufficio ha «recisamente escluso che ciò fosse incompatibile con lo stato di malattia o che fosse comunque tale da ritardare la guarigione», scrive la giudice. Il consulente cita studi che dimostrano come, nelle patologie di natura neurologica e psichiatrica, lo sport possa portare beneficio ed essere un «valido strumento per migliorare la qualità della vita delle persone affette da sclerosi multipla». Da qui la valutazione della giudice secondo la quale l’attività durante la malattia «non presenta connotati di antigiuridicità». Mario ha trovato presto un altro posto di lavoro. E continua a giocare a calcetto.