Corriere della Sera, 2 ottobre 2026
Trumplandia: più figli, ma si muore prima
Nell’America in campagna elettorale permanente (i deputati della Camera vengono rinnovati ogni due anni) è vigilia bollente del voto di mid term del 3 novembre, ma si esplorano anche le tendenze di lungo periodo per capire se l’evoluzione della società favorirà in futuro destra o sinistra. I cambiamenti della composizione multietnica, soprattutto con la crescita della popolazione ispanica, sembravano un fattore destinato a garantire, nei prossimi anni, un grosso vantaggio ai democratici. Poi, però, Donald Trump ha conquistato quasi metà del voto dei latinos. Ora gli analisti puntano sulle tendenze demografiche. In genere i conti si fanno ogni dieci anni quando il censimento, certificando lo spopolamento di qualche Stato e il boom demografico di altri, sposta anche la distribuzione dei seggi della Camera. Ora siamo a metà del ciclo, ma già si fanno previsioni notando come nell’America che non cresce più per numero di abitanti (anche se non è in seria recessione demografica come l’Europa o il Giappone) l’andamento non sia omogeneo: elaborando dati sanitari della Cdc e quelli del Censimento di tremila contee, l’Economist è arrivato a calcolare che nel 2024 in quelle che votano in maggioranza repubblicano il tasso di fertilità delle donne (il numero di figli che si stima avranno nella loro vita) è stato di 1,8. Molto più alto di quello (1,4) delle donne delle contee che votano prevalentemente democratico. Una buona notizia per gli Stati conservatori che, con l’aumento della popolazione vedrebbero crescere, al Congresso, la loro quota dei 435 seggi della Camera. E, poi, le migrazioni interne daranno qualche seggio in più a Texas e Florida, tolti alle terre democratiche di California e New York. Ma qui l’impatto elettorale è incerto: i migranti interni votano soprattutto democratico, cosa che potrebbe cambiare gli equilibri, magari sottraendo alla destra parte del Texas. Ma poi per le terre repubblicane, a fronte del vantaggio nelle nascite, c’è il dato negativo della durata della vita. Già uno studio del 2022 indicava che negli Stati conservatori il tasso di mortalità era del 16% superiore rispetto a quelli progressisti. Ora nuove analisi indicano che il gap è salito al 18% e continua a crescere: secondo l’indagine citata, nelle contee nettamente democratiche si vive in media 80,7 anni rispetto ai 77,4 di quelle solidamente conservatrici.