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 2026  ottobre 02 Venerdì calendario

Merz: «Preparati ad attacchi ibridi». Lite con gli Usa per il diesel. Putin sul nucleare: il rischio è grande

«Ci prepariamo ad altri attacchi ibridi, anche gravi», dice il cancelliere tedesco Friedrich Merz. «Se dovessero verificarsi, risponderemo, come dopo Lipsia, in modo rapido e chiaro». A Münster, dove ha tenuto una laudatio per il premio della pace assegnato alla Nato (una scelta che, ha commentato, «ha sorpreso qualcuno»), Merz ha messo in chiaro che Berlino sarebbe pronta a negoziare con la Russia – questo voleva dire l’incontro Lavrov-Wadephul a New York – però non farà passi indietro sul sostegno a Kiev.
«L’escalation non è mai unilaterale, e il momento in cui non si può più cambiare o tornare indietro può arrivare molto rapidamente per tutti», ribatte a distanza Vladimir Putin, parlando della possibilità di ricorrere ad armi nucleari. «I rischi di utilizzo a livello globale di armi in grado di distruggere ogni forma di vita sono sempre maggiori», ha spiegato all’incontro del club Valdai, per poi citare Anton Cechov. «Se all’inizio di uno spettacolo una pistola è appesa a un muro, prima o poi qualcuno sparerà».
E Merz, denunciando il «revisionismo violento ed espansionista» russo, ha sostenuto che «unità e forza sono condizioni indispensabili per negoziati con Mosca. Questo non può che incoraggiarci a mantenere gli Stati Uniti al nostro fianco».
Berlino non cambia strategia, sebbene i rapporti tra la Casa Bianca e gli europei siano tesi. L’amministrazione Trump, secondo Politico, vuole escludere diversi alleati da un incontro Nato a novembre in Polonia: un working group, una mini riunione proprio sul futuro della Nato. Regno Unito, Francia, i baltici e l’Italia, per ora, non sono stati invitati. Presente invece il cosiddetto Bergen Group (Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Germania e Olanda), il blocco nordico. I partecipanti lo vedono come un motore per riformare, non per spezzare l’Alleanza. Gli esclusi temono che si apra una faglia. Da qui le accuse velate alla Germania: perché copre il fianco alle iniziative Usa?
In realtà, tra le due sponde dell’Atlantico è esplosa la guerra del diesel. Dopo varie avvisaglie, secondo l’agenzia Reuters, la Casa Bianca avrebbe chiesto agli europei, in particolare a Francia e Germania, di «aprire» le riserve strategiche, minacciando – in caso di rifiuto – il blocco del diesel Usa. Ieri a Bruxelles cinque Paesi (tra cui l’Italia) si sono riuniti d’emergenza per cercare una risposta comune.
La posta in gioco è alta. Trump vorrebbe, in sostanza, un secondo atto, dopo la «liberazione» delle riserve del marzo scorso, la più grande nella storia dell’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia (400 milioni di barili). Allora, 32 Paesi si impegnarono a farlo, gli Usa soprattutto il greggio, gli europei i prodotti raffinati. Washington accusa Germania e Francia di essere in ritardo con gli impegni. Non solo: la nuova richiesta Usa sarebbe di rilasciare sul mercato, secondo la Reuters, 120 milioni di barili di diesel in 6 mesi. Significa oltre il 40% di tutte le attuali riserve strategiche Ue di diesel e gasolio. Con l’obiettivo di calmierare i prezzi nell’immediato, ossia prima delle elezioni di midterm, visto che i rincari alle pompe di benzina fanno infuriare anche gli americani.
Poi l’elemento del ricatto: se la risposta sarà negativa, l’America bloccherà la vendita del diesel all’Europa. E dopo la rinuncia al petrolio russo, molti Paesi si sono legati mani e piedi proprio agli Usa. Il tema del caro-carburanti è il più sensibile per quasi tutti i governi nazionali. Inoltre, senza soluzioni in vista alla guerra in Iran, si chiede all’Europa di rinunciare alle scorte per soddisfare i bisogni di Trump. Non sono i dazi, ma una nuova miccia è stata accesa nei rapporti Usa-Ue.