Corriere della Sera, 2 ottobre 2026
Trump e il voto, ora evoca lo stato d’emergenza. Dem preoccupati
«Sta progettando di inviare agenti dell’Ice alle urne durante le elezioni di mid-term?», chiede il giornalista di Time. «Non ci ho pensato», replica il presidente. «Escluderebbe di dichiarare lo stato di emergenza prima delle elezioni di midterm a meno che non ci sia violenza diffusa per le strade?», insiste il giornalista. «Non escludo nulla. Vedremo. Intende l’Insurrection Act?», chiede poi il presidente. «Sì», replica il reporter. «No non l’ho mai usato – continua Trump – potrei usarlo. Molte persone pensano che dovrei usarlo qualche volta». E poi passa a parlare del tasso di criminalità.
Quando qualcuno chiede a Trump se escluda qualcosa, la sua risposta è sempre «non escludo nulla». Ma l’intervista a Time (la 56esima volta in cui Trump appare in copertina, superando Nixon) alza il livello di attenzione, perché non siamo più soltanto davanti a commentatori che ipotizzano l’uso di questa legge (che in determinate circostanze permette al presidente di impiegare l’esercito e la Guardia nazionale negli Usa per svolgere funzioni di polizia) o di alleati della Casa Bianca che lo auspicano: Trump stesso lo evoca quando gli viene posta una domanda sul midterm e non esclude un’emergenza. Al tempo stesso, l’amministrazione ha negato di avere un piano per una presenza massiccia di Ice (gli agenti antimmigrazione); e il Pentagono ha detto di non avere piani per mandare truppe ai seggi. Il capo di stato maggiore delle forze armate Dan Caine ha detto ad agosto che l’esercito «non ha alcun piano» di schierare le truppe federali o la Guardia nazionale federalizzata alle urne o di requisire schede o macchine elettorali.
L’Insurrection Act è visto come uno scenario estremo, anche se non conferisce al presidente il potere di annullare un’elezione, ma è non il timore numero uno dei democratici in vista del midterm, che invece consiste nella paura che Trump possa contestare il risultato dopo il voto, dichiarandolo fraudolento e ostacolarne la certificazione e l’insediamento di alcuni deputati. Il precedente è il 2020: Trump rifiutò di accettare la sconfitta e cercò di ribaltare il risultato.
I democratici temono una ripetizione di quel modello, ma con la differenza che Trump potrebbe trovare meno ostacoli oggi. Inoltre buona parte dell’attività sta avvenendo prima delle elezioni: il presidente sta cercando di cambiare le regole del voto per posta e i requisiti per la registrazione. Alcune sue iniziative sono state bloccate dai tribunali; su altre la Corte Suprema gli ha dato spazio per procedere. C’è poi la paura di agenti dell’Ice ai seggi e del sequestro di schede: benché ritenuto più estremo, avvocati e gruppi dem si stanno preparando.