Corriere della Sera, 2 ottobre 2026
Legge elettorale, primo test in Aula. Il centrodestra tiene
La prima è andata. Senza sorprese. Anzi, con un risultato ampio, 229 a 151, che fa immediatamente dichiarare agli esponenti della maggioranza: «Mai avuto nessun timore». Ieri a Montecitorio seduta rapida sulla legge elettorale, come si conviene a un giovedì, e pregiudiziali di incostituzionalità, 5, presentate dalle opposizioni, tutte bocciate. Nonostante il voto segreto chiesto da Pd, M5S e Avs. A difendere la diga della maggioranza, dunque, non soltanto i 222 presenti per il centrodestra, ma anche altri 7. Tra loro sicuramente i vannacciani, che lo dichiarano apertamente.
Il gong suona alle 12, come da programma, e l’aula è piena: tutti presenti, non solo i deputati ma anche un gran numero di ministri, sottosegretari e viceministri. «Roba da grandi occasioni – punge Edoardo Ziello di Futuro nazionale – vediamo fantasmi che appaiono quando la posta è alta, quando è in gioco la poltrona su cui sono imbullonati». L’attenzione, nonostante in maggioranza si dia mostra di fiducia, è in effetti spasmodica. E l’esito fa capire che la pressione – «garantire presenza» l’alert – ha funzionato: assente un deputato di FdI, uno di Forza Italia, 4 della Lega e 1 di Noi moderati. Altri 5 giustificati per missione.
Dalle opposizioni, che, a eccezione di FnV, dichiarano tutte il sostegno alle pregiudiziali di incostituzionalità, parte il fuoco di fila di dichiarazioni. «Questa legge elettorale è un atto di prepotenza del governo – dice Riccardo Magi di +Europa —. Volete governare anche il risultato delle elezioni in anticipo. L’indicazione del candidato premier è una oggettiva lesione dei poteri del capo dello Stato». Gianni Cuperlo del Pd affronta il tema politico più ampio: «Questa riforma è un abito cucito per il potere». Quindi ironizza: «Tenete alla stabilità quanto al 25 Aprile». Anche Alfonso Colucci del M5S attacca la riforma, sotto diversi aspetti: «Innalzare le firme per presentare le liste è uno sbarramento antidemocratico», le preferenze così come introdotte «permetteranno che magari una candidata che raccoglierà 300 mila voti, non venga eletta», senza alternanza di genere dei capilista «negate la rappresentanza femminile». Infine avverte: «Se pensate di prendervi il Quirinale con Meloni o La Russa, noi ve lo impediremo». Ma anche dai centristi, Italia viva – Roberto Giachetti parla di «umiliazione del Parlamento» – e soprattutto Azione, in altre circostanze più dialogante con la maggioranza, la bocciatura è netta. «Voteremo a favore delle pregiudiziali, c’è il rischio evidente di una pronuncia della Consulta a ridosso del voto o addirittura dopo», dice Antonio D’Alessio del partito di Calenda.
La maggioranza difende la riforma. E l’atmosfera si scalda per un momento. «Ci sono sempre quelle mosche che volano in Aula...» dice Andrea Gentile di Forza Italia, lamentandosi delle contestazioni degli avversari che gli avevano scagliato contro il titolo di «campione olimpionico di giochi di palazzo»: frase pronunciata da Antonino Iaria del M5S, in riferimento probabilmente alla proclamazione del deputato azzurro al posto di una eletta cinquestelle, Elisa Scutellà, al termine di una contesa sul seggio risolta solo nel 2025. Al presidente Lorenzo Fontana tocca riportare l’ordine.
La prossima settimana si entra nel vivo. Lunedì il governo porrà la fiducia sugli articoli 1, 2 e 3. Il voto sui primi due articoli è previsto per martedì, sul terzo mercoledì. Poi l’esame degli ordini del giorno e giovedì 8 ottobre il voto finale sulla riforma elettorale. Segreto, come quello di ieri.