Corriere della Sera, 2 ottobre 2026
Bardella nega tutto. Ma resta l’ombra di Soral, antisemita
Come previsto, il giornale di inchiesta Mediapart ha pubblicato un nuovo articolo e un video che proverebbero l’autenticità delle frasi antisemite contestate al presidente del Rassemblement national, Jordan Bardella. Il giornale riporta conversazioni tenute da Bardella su Messenger, la messaggeria istantanea di Facebook, con due persone del suo entourage nel 2013, quando aveva 17 anni ed era un giovane e promettente militante del partito. Le conversazioni sono state autenticate da un ufficiale giudiziario e, almeno indirettamente, da Meta, proprietaria di Facebook. Nelle chat ci sono le frasi antisemite già rinfacciate a Bardella – per esempio «Tutte le banche sono di proprietà di ebrei. (…) L’ebreo deve dominare gli altri popoli, schiacciarli e derubarli» – ma anche particolari della sua vita che lui racconta agli interlocutori, e che poi si ritroveranno nel libro autobiografico pubblicato molti anni dopo. Mediapart non ha dubbi: si tratta di Jordan Bardella, è lui ad avere scritto quelle frasi, e altre in cui sposa in pieno l’ideologia di Alain Soral: «Le sue analisi sono giuste, perché tutto quel che dice si verifica nei fatti».
Chi è Alain Soral? È l’esatto opposto di tutta la strategia di normalizzazione che Marine Le Pen ha intrapreso dopo avere estromesso dal partito il padre fondatore Jean-Marie. Sessantasette anni, chiaramente antisemita – «tranne che per gli ebrei del quotidiano», come li chiama —, complottista nemico delle reti ebraiche che a suo dire controllerebbero il mondo, pluricondannato in Francia, Alain Soral si è rifugiato prima in Svizzera poi, temendo l’estradizione, da qualche mese in Russia.
In questi giorni Alain Soral vive un momento di enorme visibilità, che lui usa per chiedere, ancora ieri su X: «E se l’antisemismo non fosse il problema, ma la soluzione?». Soral è stato un membro influente del Front National, parte della direzione e consigliere di Jean-Marie Le Pen all’elezione presidenziale del 2007. Se ne è andato nel 2009 per una mancata candidatura alle europee, e anche perché non condivideva la svolta di Marine Le Pen: dalla politica filopalestinese e filoiraniana del padre, a quella anti-Islam e oggi filo-Israele della figlia.
In questi anni Soral, nei suoi video, ha sempre ricordato, quasi en passant, i suoi trascorsi con Bardella, le sue idee «non poi così innocenti» sulla comunità ebraica. ancora ieri sera Soral è comparso su YouTube accanto all’umorista a sua volta pluricondannato Dieudonné con la scritta in caratteri gotici goy, «non ebreo», sulla maglietta. La possibilità che un personaggio simile sia stato il mentore politico di Bardella è impresentabile per la carriera politica dell’aspirante primo ministro, che infatti si ostina nella sua difesa accanita: invece di provare a limitare i danni parlando di un errore di gioventù, Bardella nega l’evidenza e continua a parlare di falso, di denunce e di manovre per impedirgli di arrivare al governo.
«Le cosiddette “prove” di Mediapart sono finalmente venute alla luce – dice Bardella —. montaggi grossolani, oscuri screenshot facilmente manipolabili, che riportano affermazioni ignobili che ovviamente non ho mai pronunciato», dice su X il presidente del Rassemblement national. «Queste “prove” non sono tali e non reggerebbero un secondo in tribunale», insiste Jordan Bardella, secondo il quale la «cosiddetta indagine sta già crollando». Ma Mediapart, che non hai perso un processo, sarebbe pronta a diffondere nuovi elementi a carico di Bardella.
Si parla di un possibile regolamento di conti del clan «marinista» che da mesi mal tollera l’ascesa di Bardella, ma il caso rischia di danneggiare tutti: oltre dieci anni di strategia di normalizzazione del RN rischiano di andare perduti.