3 settembre 2026
Tags : Ferruccio Spinetti
Biografia di Ferruccio Spinetti
Ferruccio Spinetti, nato a Caserta il 4 settembre 1970 (56 anni). Contrabbassista. Compositore. Membro della Piccola Orchestra Avion Travel (dal 1990). Membro fondatore dei Musica Nuda (dal 2003) e degli InventaRio (dal 2010). Cofondatore del Nada Trio (1997-2017). Già membro dello Stefano Bollani Quintet (2004-2008). «Non posso fare musica se non esiste una linea melodica precisa e distinta, e questo, probabilmente, va a cozzare con l’improvvisazione radicale del jazz contemporaneo e con il lavoro di tanti amici e colleghi che lo praticano. Ma le mie radici mettono al centro la melodia in modo indefesso. Quando faccio un solo, cerco sempre di essere melodico» (a Jonathan Giustini) • «A 5 anni avevo già le idee chiare: volevo fare il musicista da grande. Mai avuto dubbi, non sapevo solo che cosa avrei suonato. Dai 18 anni in poi ho studiato contrabbasso 8-10 ore al giorno, come del resto fa uno studente di Medicina o Giurisprudenza. […] Spesso chi studia musica fa anche l’università, va in piscina o in palestra. Io non ho mai avuto il tempo di fare quasi niente oltre che suonare» (a Michele Guerrini). «Sono molto curioso e, anche quando facevo il conservatorio, ho sempre suonato un po’ di tutto – forse escluso solo l’heavy metal! Poi è stata ovviamente importante la mia esperienza con gli Avion Travel, […] che mi ha dato tanto». «Chi sono gli Avion Travel per te? “Sono una famiglia. […] Sono entrato nel gruppo nel 1990, e avevo vent’anni. Partecipe di un piccolo miracolo di provincia, nato un po’ per gioco tra amici di classe al liceo Giannone di Caserta – amici come Peppe Servillo, Peppe D’Argenzio, Mario Tronco –, che poi raggiunge e vince inaspettatamente Sanremo nel 2000. Da lì la realizzazione di colonne sonore per film, concerti in tutta Italia e all’estero, senza mai rinnegare il nostro punto di forza, ossia la musica live”» (Michela Formisano). «“Ho pochi punti di riferimento, ma credo che quei pochi siano molto a fuoco”. Inevitabile quindi ricordare Fausto Mesolella, chitarrista e suo compagno negli Avion Travel scomparso nel 2017. “Fausto è stato per me un maestro, come lo è stato Bruno Tommaso al Conservatorio di Napoli. Un maestro che mi ha insegnato il senso ritmico e a stare sul palco. Gli anni del Nada Trio […] sono stati la mia palestra per imparare ad andare a tempo”» (Giustini). «Poi nel 2003 arriva Musica Nuda, il duo con Petra Magoni per solo contrabbasso e voce. Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta oggi per te questo progetto? “Anche questa per me è famiglia. Un dialogo più intimo rispetto a quello con gli Avion Travel, e profondamente connotato dall’improvvisazione. Con Petra abbiamo festeggiato più di 1.500 concerti tra Italia, Francia e resto del mondo”» (Formisano). «Con Petra l’incontro è nato sul palco, e questa è una cosa molta bella! Eravamo stati invitati nelle Marche da un amico comune, assieme ad altri musicisti, per una serata di “carta bianca”, e, per caso, suonammo in duo, con molto piacere. Così, visto che lei vive a Pisa e io vicino a Siena, decidemmo di rivederci. Poi – altra casualità – una sera lei aveva in programma un concerto con un chitarrista, che si ammalò, e quindi mi chiamò per provare a fare una serata assieme. In quella sola occasione mettemmo su più di trenta brani e ci rendemmo subito conto che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Per spiegare cose come questa è inevitabile parlare di forme di “alchimia” tra le persone, perché è certo che né io con un’altra cantante né Petra con un altro contrabbassista saremmo riusciti ad avere gli stessi risultati. […] Di quando in quando ci presentiamo reciprocamente dei brani che a uno di noi piacerebbe suonare, e li proviamo. L’unico metro di valutazione è l’esecuzione: se dopo cinque minuti non troviamo una chiave interpretativa, lo abbandoniamo subito. Ma devo dire che ci è capitato molto di rado, perché di solito quando uno di noi propone un brano vuol dire che ha già in mente un’idea di come possa andare avanti. Questo spiega anche l’apparente “schizofrenia” del repertorio, che va da Battisti a Monteverdi e […] include anche brani originali, sia nostri che di amici. […] Proponiamo i brani, decidiamo gli accordi, poi tutto segue in modo istintivo e naturale. Addirittura ci sono brani […] che quando li abbiamo registrati era forse la prima o la seconda volta che li suonavamo assieme. Questo fa capire l’immediatezza con cui noi affrontiamo i brani. Alla base non c’è uno studio pazzesco di armonie e armonizzazioni o quant’altro. Così avviene anche che, quando li ripresentiamo in concerto, spesso li suoniamo in modo diverso da prima. L’istinto vince su tutto». «Cerchiamo, […] con qualsiasi […] canzone che interpretiamo, di renderla unica a modo nostro, perseguendo una chiave interpretativa che sia “musica nuda”, ossia solo contrabbasso e voce, ma sempre mettendo al centro la composizione. In altre parole, noi ci mettiamo al servizio della canzone senza cercare di strafare o perderci in virtuosismi inutili, ma puntando all’emozione che il brano stesso ci trasmette già da ascoltatori» (a Romina Ciuffa). «Da subito come duo avete avuto un grande successo in Francia. Ora sentite che anche in Italia vi apprezzano? “Dieci anni fa [intervista del 2023 – ndr] qui ci dicevano tutti: e la terza gamba dov’è? In Francia la cosa del duo è esplosa prima, e, complice il fatto che aprimmo nel 2005 il concerto di Stefano Di Battista per Radio France, l’esordio lì fu molto fortunato. Vendemmo 5.000 copie in una settimana. Ma ora, con grande orgoglio nazionale e casertano, posso dire che l’Italia ha superato la Francia in tutti i sensi: spettatori e dischi venduti”» (Federica Palladini). «La tua espressione artistica, profondamente emotiva, passa anche attraverso InventaRio. Cos’è per te questo viaggio? “È amore per la musica brasiliana. Nel 2009 con Giovanni Ceccarelli, pianista con il quale nel 2019 ho registrato anche il disco More Morricone, siamo arrivati a Rio de Janeiro grazie a Max De Tomassi, conduttore di Radio 1 e profondo conoscitore della musica brasiliana. Lì abbiamo incontrato tra gli altri Dadi Carvalho, cantautore nonché bassista e chitarrista, e con lui, insieme a Francesco Petreni, batterista di Siena, abbiamo creato il gruppo InventaRio. Facemmo il nostro primo disco di inediti nel 2010, creando questa “mistura” tra nuance italiane, da Caserta e Siena, e Parigi, Rio de Janeiro, con la partecipazione di artisti italiani e brasiliani quali Petra Magoni, Pacifico, Marisa Monte e Ivan Lins. Quest’ultimo due anni dopo ci chiese di fare un disco insieme, tutto dedicato alla sua musica. Lins partecipò come cantante e pianista al progetto, registrato a Siena, con tutte le sue canzoni riarrangiate e soprattutto riadattate alla lingua italiana, napoletana e inglese. Il cd è stato poi pubblicato anche in Brasile e candidato ai Latin Grammy Awards del 2014”» (Formisano). Del 2021 è l’esordio solistico, con l’album Arie. «Spinetti, […] così come ha sempre fatto fin dai tempi degli Avion Travel e poi soprattutto in coppia con Petra Magoni, dimostra tutto il suo attaccamento alla melodia. Il jazz, allora, diventa una sorta di riarmonizzazione e scomposizione ritmica della stessa, un abito moderno per un corpo antico. Non è presente, in questo primo lavoro da titolare assoluto di Spinetti, Arie, alcun desiderio revivalistico né collaudate citazioni. Si tratta di una raccolta di brani – molti sono cantati – tutti di autori italiani e tutti praticamente di jazzisti. […] La formazione che accompagna Spinetti al contrabbasso è formata da Elena Romano alla voce, Giovanni Ceccarelli a pianoforte e Rhodes – con Rita Marcotulli presente in un paio di brani – e Jeff Ballard alla batteria, che è stato partner, nella sua carriera, di musicisti del calibro di Chick Corea e Brad Mehldau. Una formazione basilare in trio più la voce, quando compare, quindi una scelta basata sull’essenzialità. […] Il contrabbasso di Spinetti, forse, non è mai stato così lineare e agile come appare in questo album, e insieme alla batteria di Ballard sembra strutturare soluzioni stilistiche lontane dall’essere spiazzanti, insomma al servizio della causa melodica in tutto e per tutto. […] Spinetti si riempie di armonie interiori, innestandole in alcune tra le melodie più belle composte da jazzisti italiani. Lo fa esercitando quel suo naturale tono carezzevole con cui affronta il suo jazz, lontano dagli sperimentalismi e dalle nevrotiche ricerche di novità a tutti i costi. Semplicemente Spinetti suona ciò che gli piace, dimostrando una diversa modalità di percezione rispetto alle avanguardie, rese spesso ansiogene dall’ossessiva tensione di superare i propri limiti. Il repertorio dell’autore, da qualunque parte lo si veda, ha sempre mostrato un aspetto coerente, anche con i diversi partner con cui ha interagito fin qui nella sua carriera» (Riccardo Talamazzi). Tra le ultime uscite discografiche Musica Nuda 20 (con Petra Magoni) (2023), album celebrativo del ventennale del duo, e Le Grand Michel (con Giovanni Ceccarelli) (2025), omaggio al compositore francese Michel Legrand (1932-2019). Sin dal 1997 è anche docente, attualmente presso il Conservatorio Giacomo Puccini di La Spezia (dal 2022). «Mi è sempre piaciuto insegnare e avere un confronto con le nuove generazioni. C’è sempre da imparare, anche insegnando» • Pressoché ignota la sua vita privata. Una figlia, Elena Spinetti (n. 2009), pianista e cantante • «A cosa non rinunceresti mai […] dell’Italia? “Al clima, alla cucina e all’Italia in generale. Con tutti i suoi pregi e difetti: non c’è altro Paese dove vivrei”. […] E cosa cambieresti, invece? “La mancanza di professionalità. L’incapacità di fare bene il proprio mestiere, dal politico all’idraulico, è un male italiano con cui ci confrontiamo tutti i giorni”» (Alessandra Maggi e Alessandra Turci) • «Grande passione per la pallacanestro, praticata a livello amatoriale e anche seguita tifando per «la squadra della mia città, ossia la Juvecaserta. […] Ho scritto qualche tempo fa anche una canzone dedicata alla squadra chiedendo a Petra di cantarla, dove si racconta un po’ la storia della squadra. […] Per Caserta la Juvecaserta è molto di più che una semplice squadra di basket. Significa anche riscatto, speranza, aggregazione di giovani, e testimonia che al Sud non esiste solo la “Terra dei fuochi” ma anche qualcosa di bello e realtà entusiasmanti» (Roberta Filippi) • «Come definiresti le parole “artista” e “creatività”? Potresti indicarci qualche esempio di artista, pensatore e opera d’arte che ti hanno segnato personalmente, sia come persona che come musicista? “Artista per me vuol dire libertà. Creatività vuol dire originalità, imparando dal passato ma avendo la maturità di creare poi un proprio percorso artistico. Sicuramente una personalità che mi ha segnato è Bruno Tommaso, contrabbassista storico italiano, che ebbi la fortuna di conoscere e frequentare ai seminari estivi di Siena Jazz nel 1989. Un altro artista con cui ho avuto la fortuna di passare dei giorni in sala di registrazione è stato Paolo Conte. Un maestro. Così come aver frequentato il mondo brasiliano in questi anni mi ha aiutato a essere più aperto verso tutta la musica, ma soprattutto l’umiltà che contraddistingue i grandi artisti sudamericani”. […] “Io ho avuto […] la fortuna di avere due grandi maestri: Nicola Buonomo al Conservatorio di Napoli e, come dicevo prima, Bruno Tommaso nel jazz. Poi ho sempre amato e suonato tutta la musica classica, jazz, pop: come dicevano Gerry Mulligan e tanti altri musicisti molto più famosi di me, la musica si divide semplicemente in musica bella e musica brutta”» (Guerrini) • «Sto sempre per aria: il musicista è un vagabondo. Anche quando suono o improvviso procedo per immagini, come se facessi una colonna sonora in tempo reale» • «Quanto cervello, quanta carne c’è dentro la tua musica, dentro il tuo contrabbasso? “Cervello nel momento in cui creo una linea di basso o compongo un pezzo. Carne tanta, soprattutto nei polpastrelli della mano, sinistra e destra. Anche il mio strumento ha un’anima e spero di rendergli un buon servizio attraverso le mie dita”» (Guerrini). «Cerco sempre di non esasperare troppo gli aspetti sperimentali dello strumento, anzi, di essere molto semplice. Inoltre, paradossalmente, amo molto il silenzio, per cui mi piace lasciare spesso delle pause molto lunghe, che fanno parte della mia concezione della musica. Poi uso anche molto l’arco, alternandolo al pizzicato, e cerco di usare le molte possibilità dello strumento» • «Cosa pretendi da te stesso in un concerto, e cosa dalla tua audience? “Mi basta suonare intonato, concentrato, e soprattutto ho capito che è fondamentale suonare la musica che mi piace e con le persone con cui ho feeling umanamente. Non ho mai amato le jam session, ad esempio. Dal pubblico non mi aspetto niente. Mi basta sperare, e per fortuna spesso accade per davvero, che la gente vada via dopo un’ora e mezza di concerto col sorriso sulle labbra e felice d’aver passato un po’ di tempo in compagnia della musica. Adoro l’idea che la musica faccia ‘compagnia’ alla gente, serva a distrarre le persone dalle tensioni di tutti i giorni. Non ho mai suonato per ‘insegnare’ qualcosa al mio pubblico o trasmettere chissà quale messaggio subliminale. Io faccio questo lavoro bellissimo, da privilegiati, ma, ripeto, è un lavoro come gli altri”» (Guerrini).