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 2026  settembre 05 Sabato calendario

Biografia di Macy Gray

Macy Gray, nata a Canton, in Ohio, il 6 settembre 1967 (59 anni). Cantante • «Una voce da Betty Boop, dopo che ha inalato dell’elio» [John Soeder, 2004] • «Di una pattuglia di ragazze nere dedite a cavallo del millennio alla attualizzazione del rhythm and blues lei è quella che ha sfondato (anche se non è durata granché ed è finita a fare dischi di cover). Grazie soprattutto alla voce da Woody Woodpecker che era stata uno dei suoi complessi (assieme alla magrezza, alle sbandate depressive e a certe intemperanze di carattere)» [Luca Sofri, Playlist. La musica è cambiata, Rizzoli 2008] • Alcune sue canzoni famose: I Try, Sweet Baby, Finally Made Me Happy, Sexual Revolution.
Titoli di testa «Amo gli eccessi: mangio e bevo troppo, gioco e scommetto troppo, m’innamoro troppo» [a Laura Reggiani, iOdonna 2001].
Vita Afroamericana • Nata e cresciuta a Canton, in Ohio, città nota per la lavorazione della gomma (ma suo padre lavorava in un’acciaieria). «Non c’era molto da fare per svagarsi. Era una città industriale. Tutti sapevano andare con i pattini a rotelle e giocare a carte» • Aveva due fratelli e una sorella. «Mia madre e il mio padre biologico si sono separati subito dopo la mia nascita. Poi mia madre ha sposato il mio patrigno, è stato lui a crescermi. Vedo ancora il mio padre biologico, ma non lo conosco bene quanto conoscevo il mio patrigno, che purtroppo è venuto a mancare: lo chiamavo “papà”, mi ha cresciuto nella quotidianità si è preso cura di me, ho anche preso il suo cognome. Per mamma e papà era fondamentale che prendessimo ottimi voti e ricevessimo una buona istruzione. Ma sapevano anche divertirsi, erano entrambi molto socievoli. Avevamo sempre gente in casa. Mio padre, in particolare, era un tipo alla vecchia maniera, senza remore e sempre schietto nel dire quel che pensava: è da lui che ho imparato ad essere così. Tutti e due ci lasciavano molta libertà: non volevano confonderci le idee interferendo e si può dire che ci lasciassero semplicemente essere noi stessi. A scuola venivo presa di mira per via della mia voce, i miei genitori non intervenivano. Non erano il tipo di genitori che incoraggiavano i figli o dicevano loro quanto fossero bravi. Vivevano giorno per giorno, accettando le cose come venivano, non ingigantivano né sminuivano mai nulla» [al Guardian, 2012] • Il suo vero nome è Natalie Renée McIntyre. «Ha preso il suo nome d’arte da un amico del padre, un operaio siderurgico in pensione. “Macy Gray era un uomo che veniva a casa nostra a giocare a biliardo con mio marito”, ha spiegato Laura, la madre di Macy. “Lei era sempre molto timida, ma lui le diceva: ‘Un giorno diventerai qualcuno di speciale’”» [Matthew Moore, Hello! 2023] • Fu compagna di scuola di Marilyn Manson • Nel 1985 vinse una borsa di studio per frequentare l’accademia navale, ma non la accettò e invece andò a studiare sceneggiatura alla University of Southern California (la lasciò nel 1989 senza laurearsi) • Cosa ti ha spinto a iniziare? «Una cotta. All’università avevo un ragazzo che suonava in un gruppo jazz e aveva un piccolo studio in camera sua. Abbiamo iniziato a scrivere canzoni insieme. Ma non mi importava di cantare bene, volevo solo stare con lui» [a Laura Barnett, Guardian 2010] • «Alla fine trovò la sicurezza necessaria per iniziare a esibirsi: prima nel gruppo jazz di un amico dell’università, poi nei club underground di Los Angeles, il tutto mentre cercava di affermarsi come sceneggiatrice a Hollywood. Le sue prime registrazioni furono pagate dalla Atlantic Records [con la quale firmò un contratto nel 1994, ndc], ma l’etichetta si rifiutò di pubblicarle e Gray arrivò a un passo dal mollare tutto. Dopo la separazione dal marito, lasciò Los Angeles con i suoi tre figli piccoli e tornò a vivere dai genitori, nel nord-ovest dell’Ohio» [Alan Pedder, The Line of Best Fit] • Voleva abbandonare le velleità da cantante, si stava già informando su quali studi fare per diventare un’insegnante, quando, nel 1999, pubblicò il suo primo album, On How Life Is. Dal disco venne tratto il singolo I Try, che debuttò al numero cinque della classifica di Billboard nel 2000 e le fece ricevere cinque nomination ai Grammy • «Ero diventata una cantante, e i miei genitori erano sorpresi come tutti gli altri, non riuscivano a crederci. Mia madre venne a un mio concerto: dove mi esibivo c’erano uno Starbucks e una coda lunghissima, e lei pensò che fossero tutti in fila per il caffè. Non riusciva nemmeno a immaginare che tutte quelle persone stessero aspettando me» [al Guardian, 2012] • «Per un bel po’ di tempo ho perso completamente la testa. Ero diventata improvvisamente ricchissima e c’erano un sacco di persone che volevano diventare mie amiche. Ero davvero una stronza. Mi divertivo un mondo, [ma] alla fine tutto questo ti rende sola e infelice, soprattutto se bevi ogni sera e ne combini di tutti i colori» [a People] • «La mia dipendenza dalle droghe è iniziata durante un tour. La mia crew veniva dall’Inghilterra. Non facevano altro che fumare hashish tutto il giorno e sapevano dove trovare buona ecstasy. Inizi a sperimentare così e poi, all’improvviso, la droga diventa una sorta di stampella di cui non puoi fare a meno. […] Facevo le interviste indossando gli occhiali perché ogni volta ero sul punto di addormentarmi, letteralmente. […] Un giorno mi sono guardata allo specchio: avevo le borse sotto gli occhi e la mia pelle stava cambiando in modo strano. La cosa mi ha spaventata davvero, così – giuro su Dio – ho smesso [con le droghe]. Ho smesso quel giorno stesso, per via di come apparivo allo specchio» [a Oprah Winfrey] • Quando nel 1999 sei arrivata al successo con il tuo singolo d’esordio, I Try, molti ti bollavano come una sicura meteora, una classica one-hit wonder. «E la cosa mi rattristava molto: non è normale che, quando finalmente riesci a combinare qualcosa nella vita, la gente ti critica per quello che non hai ancora fatto. Non potevano sapere come sarebbero andate le cose, io per prima non lo sapevo. Negli anni ho fatto un sacco di album e sono molto felice della mia carriera, ma inizialmente non mi aspettavo proprio di diventare un fenomeno pop. Pensavo sarei stata una di quelle cantanti jazz di nicchia, con un successo strettamente underground: quel tipo di artista che in America chiamiamo una ghetto superstar, insomma. Invece I Try è esplosa in classifica, ed è stato fantastico, ma per me la definizione one-hit wonder era un insulto. C’è ancora chi me lo dice, perfino adesso che ho venduto 33 milioni di dischi nel mondo e dimostro di continuare a scrivere canzoni sempre nuove. E mi fa davvero incazzare» [a Marta Blumi Tripodi, Rolling Stone 2022] • «Nel 2001, durante un’intervista a Vibe, ammise candidamente di aver provato ogni tipo di droga per combattere la depressione, arrivando perfino a calarsi un acido mentre era incinta (“ero una grandissima cogliona”, commenterà più di un decennio dopo in riferimento a quel periodo)» [ibid.] • «Una tempistica infelice non ha giovato al suo precedente cd. Quando The Id arrivò nei negozi, una settimana dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, l’atmosfera vivace e funk dell’album risultò fuori sintonia con il clima cupo di quel periodo» [Soeder, cit.] • Dal 2003, quando uscì il suo terzo album The Trouble With Being Myself, non pubblicò nulla fino al 2007, quando uscì il suo quarto album, Big • Nel 2011 scrisse su Facebook: «Ho due concerti in programma a Tel Aviv. Sto ricevendo tantissime lettere da attivisti che mi implorano di boicottare Israele scegliendo di non esibirmi come segno di protesta per l’apartheid contro i palestinesi. Ciò che il governo israeliano sta facendo ai palestinesi è disgustoso, ma voglio andarci. Ho moltissimi fan lì e non voglio deluderli, né capisco come il mio rifiuto di andare risolverebbe qualcosa. Che ne pensate? Dovrei andare o no?». Il post ricevette oltre 4 mila commenti • Nel 2012 partecipò come ospite a Sanremo, dove cantò con Gigi D’Alessio e Loredana Bertè Almeno tu nell’universo di Mia Martini (in inglese, il titolo venne tradotto in Flame) • Nel 2022 durante il programma tv inglese Piers Morgan Uncensored disse: «Cambiare le tue parti intime non fa di te una donna». Venne molto criticata, e dovette posticipare la pubblicazione del suo nuovo e ultimo album, The Reset.
Curiosità È alta più di 1 metro e 80 • Per un periodo, intorno ai 35 anni, finse di essere più giovane di un paio di anni • Ha recitato in decine di film (ad esempio, Training Day, Spider-Man, Il giro del mondo in 80 giorni, The Paperboy) • Una volta, prima di una partita di football, venne fischiata perché non si ricordava le parole dell’inno nazionale statunitense che stava cantando • Durante la pandemia fondò l’associazione My Good, per aiutare le famiglie delle vittime della violenza della polizia. E sempre in quel periodo pensò di aprire un’azienda che vende carta igienica: ne comprò su internet per 900 dollari, ma il progetto abortì perché scoprì che «ti spediscono solo la carta, non i rotoli! È roba per chi ha già una fabbrica» [al podcast Midnight Meets della Bbc, 2022] • Stando a un’intervista del 2022, le sue canzoni preferite sono: Ramble On dei Led Zeppelin, Take me with U di Prince, My Way di Nina Simone, The Sweetest Thing dei Fugees, Doin’ Time dei Sublime, Don’t Play That Song di Aretha Franklin, All Apologies dei Nirvana, Rastaman Chant di Bob Marley e The Wailers, Ain’t No Sunshine di Bill Withers [a Pedder, cit.] • Chi o cosa hai sacrificato per la tua arte? «Ho dovuto rinunciare a un sacco di cibo. Ho problemi di peso dovuti al fatto di vedermi in tv. È orribile quando ti guardi e non ti piace quello che vedi». Quale canzone potrebbe essere la colonna sonora alla tua vita? «Baby Got Back di Sir Mix-a-Lot, perché parla di grossi sederi e di quanto siano belli» […]. «Ricevo molti commenti sui miei capelli. La gente dice: “Mi sono svegliata e sembro Macy Gray” oppure “Oggi i miei capelli sembrano quelli di Macy”. Non capisco quale sia il problema: a me i miei capelli piacciono» [a Barnett, cit.] • Un paio di anni fa ha raccontato in tv di aver avuto gravi effetti collaterali – insonnia, mal di stomaco, costipazione – derivanti dall’uso dell’Ozempic, che prendeva per perdere peso • Possiede una statua in bronzo di sé stessa nuda. «La tengo in garage» [a Michael Cragg, Guardian, 2012].
Amori «In quanto al sesso, è una benedizione. Il contatto fisico dà le mie migliori sensazioni. Io adoro stare nuda e osservare un uomo nudo accanto a me. Imporre dei tabù è assurdo, perché il sesso è una grande lampada colorata: illumina la tua vita quando sei triste e la fa risplendere quando sei felice» [a Reggiani, cit.] • Nel 1996 sposò Tracy Hinds, un agente di recupero crediti. Ebbe tre figli: Aanisah (1995), Tracy Melvin (1995), Happy (1997), tutti e tre prima di diventare famosa. Si separò dal marito mentre era ancora incinta della terza figlia, nel 1997 • «Dicono che i figli cresciuti in famiglie unite tendano a formarne una unita a loro volta, ma il mio matrimonio è durato davvero poco. Non avevo programmato di avere figli a così breve distanza l’uno dall’altro: semplicemente, continuavo a restare incinta. Aanisah è nata nel gennaio del 1995, Tahmel [soprannome di Tracy Melvin, ndc] nel dicembre dello stesso anno e poi è arrivata Happy, nel 1997. Quando è arrivato il secondo, ho pensato: “Ma mi state prendendo in giro?”» [al Guardian, 2012] • Nel 2024 la figlia Aanisah denunciò il fratello Tracy per aver picchiato la madre, ma Gray negò che ci fosse stata violenza: «Io e mio figlio ci vogliamo bene e lui non potrebbe mai farmi del male fisicamente. Ciò non toglie che, come ogni famiglia, abbiamo i nostri problemi, e li affrontiamo» [a People] • Ha un nipote di due anni, figlio della figlia Aanisah.
Titoli di coda Così nel 2022: «Nel mondo succede davvero di tutto, e se una volta potevi semplicemente spegnere la tv e i pensieri per un po’, ora ti arriva tutto addosso ogni volta che prendi in mano il telefono. […] Siamo tutti in balia delle tragedie degli altri, dalle grandi cose a quelle piccole, come la tizia che segui che piange in video perché il suo ragazzo l’ha lasciata. È tutto davvero pesante. Troppe informazioni, decisamente troppe. E ti arrivano senza che tu le chieda. […] Voglio dire, l’altro giorno ho googlato Harry Styles per curiosità, e ora ogni volta che guardo il cellulare mi ritrovo Harry Styles in tutte le salse. Per carità, il ragazzo mi piace, ma non voglio vedere la sua faccia ogni mattina quando mi sveglio. E poi se sei continuamente inondato da cose delle quali non te ne frega niente, finisci per essere costantemente distratto dalle cose di cui ti importa davvero. I social sono come un rumore di fondo, una follia collettiva da cui non riesci a liberarti» [a Blumi Tripodi, cit.].