8 settembre 2026
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Biografia di Francesco Gabbani
Francesco Gabbani, nato a Carrara il 9 settembre 1982 (44 anni). Cantante. Autore. Musicista. Vinse il Festival di Sanremo nel 2017 con Occidentali’s Karma. Primo classificato tra le nuove proposte a Sanremo nel 2016 con Amen. Primo artista di sempre a vincere tra le nuove proposte e tra i big in due anni consecutivi.
Titoli di testa «Di lei, Gabbani, si sa poco. Chi è veramente? “Un artista che cerca di suscitare emozioni”» (Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 31/12/2017).
Vita Un suo successo si intitola La mia versione dei ricordi. Il suo primo ricordo qual è? «Il senso di angoscia e di abbandono quando mio padre usciva di casa per andare a lavorare, nel negozio di strumenti musicali che abbiamo ancora, a Carrara. Poi arrivava mio nonno Sergio a farmi smettere di piangere». Cos’ha fatto il nonno? «L’operaio tornitore, tutta la vita. Una persona onesta, molto sensibile. Ha avuto un’esistenza circoscritta. Di grande sentimento e nessuna passione. Mi ha sempre affascinato». E l’altro nonno? «Nonno Angelo era contadino. Sordo da un orecchio, dopo essere caduto in mare da una nave durante la guerra. Mio papà è cresciuto alla Padula, che ora è un parco comunale ma allora era la tenuta dei signori Fabbricotti. Ricordo una lastra di marmo con i versi di Dante: “Lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti…”» [ad Aldo Cazzullo, Cds] • Francesco è il primo di due figli. Suo fratello, Filippo, ha sette anni meno di lui. Sua madre si chiama Riccarda. Suo padre Sergio, anche lui è musicista, ha suonato pure con Zucchero. «Per anni ha fatto parte di una band molto particolare, composta tutta da africani: lui era l’unico bianco. Hanno anche inciso un paio di dischi». Poi ha deciso di tornare a Carrara e aprire un negozio di strumenti musicali, l’unico di Carrara, e Francesco vi trascorre buona parte dell’infanzia. «Per me era come un parco giochi, nel senso che ogni strumento lo vedevo come un giocattolo da esplorare. Li provavo tutti e facevo finta di creare dei veri e propri concerti. La mia preferita era la batteria perché è lo strumento più primitivo, con il suo pulsare che ricorda il battito del cuore. Poi sono passato alla chitarra, ma ancora adesso cassa, piatti e rullante mi divertono di più» • Francesco improvvisa il primo concerto a 4 anni, con l’asta del microfono e le luci, in piedi sulla cassapanca di vimini. A 8 ha il suo debutto artistico. «Andavo a scuola dalle suore e avevo messo su una piccola band in cui suonavo la batteria come papà. Per la festa di carnevale, lui compose una canzone apposta per noi e noi, anche se non ricordo assolutamente come, l’abbiamo suonata nel teatrino delle Figlie di Gesù di Carrara» [a Eugenio Arcidiacono, Famiglia Cristiana] • «Al liceo avevo una band, i Trikobalto, con cui suonavo blues e già pensavo di voler fare il cantautore». Quando la musica è diventata per lei una cosa seria? «Mi ero appena iscritto al Dams di Firenze quando i Planet Funk produssero il primo disco dei Trikobalto. Era la mia prima chance lavorativa. Lasciai l’università, con grande dispiacere di mia madre che per me aveva immaginato tutto fuorché la strada complicata dell’artista. All’epoca l’ho contrastata, oggi la comprendo» [Caterina Ruggi D’Aragona, Cds]. I Trikobalto, segnalatasi come opening act degli Oasis e degli Stereophonics. «Poi si è messo in proprio. Pian piano, ma con ostinazione, intraprende una carriera da cantautore che lo porterà a scrivere pezzi per Francesco Renga o per Celentano (è sua Il bambino col fucile dall’album Le migliori che il Molleggiato ha condiviso con Mina) e la colonna sonora di Poveri ma ricchi, la commedia di Brizzi con Brignano e De Sica» [Stefano Mannucci, Fatto] • «È vero, la musica è sempre stata la mia passione. Da quando ho scoperto che potevo scrivere canzoni è stata la costante della mia vita. Vivere di musica è complicato, i risultati non arrivavano, ma non ho mai mollato» [a Silvia Fumarola, Rep] • Eppure, visto che la carriera non decollava, «oltre a dare una mano nel negozio di strumenti musicali di mio padre, avevo deciso di fare l’agricoltore: coltivavo cavoli, zucchine e altre verdure di stagione e poi le rivendevo» [ad Arcidiacono, cit.] • Nel 2016, finalmente, arriva a Sanremo tra le Nuove proposte. «Era la terza volta che provavo. Mi scartarono al Sanremo della Clerici, poi a quello di Morandi. Mi son detto: basta, proviamo ancora questa volta, poi cambio mestiere» [a Cazzullo, cit.] • La sera dell’11 febbraio 2016 «il carrarese era ancora un perfetto sconosciuto, uno di quelli che beccavi solo soletto al bar dell’Ariston, e pareva un postulante del circo ambulante della musica italiana, un addetto stampa, un manager di terza tacca, un imbucato, il conduttore di qualche emittente sperduta nella sterminata provincia – ascolti zero ma faccia da paravento, proteso a catturare l’attenzione dei colleghi che ti fanno fare il gran salto. Ordinava tisane, niente scalmane, il contrario di un arruffapopoli in chiave pop. Invece era un concorrente tra le Nuove Proposte: i giovani insomma, categoria in cui era riuscito a infilarsi in extremis all’alba dei 34 anni. Si stava giocando l’accesso alla finale, ma prima c’era da superare lo scontro diretto con una bella cantante siciliana, in arte Miele. Francesco presentava un motivetto “catchy” (cioè di quelli che ti prendono subito), intitolato Amen, il cui testo recita scaltramente così: “E allora avanti popolo/ che spera in un miracolo/ elaboriamo il lutto con un amen” […] Insomma, l’11 febbraio 2016 lo scontro senza appello della semifinale era Gabbani versus Miele: lei presentava un brano più tradizionale, ma melodicamente ben strutturato. A decidere l’accesso alla finalissima era il combinato disposto del suffragio della Sala Stampa dell’Ariston e del televoto. Bene: al momento di pigiare il pulsantino della preferenza su quello che l’ineffabile Nando Pagnoncelli dell’Ipsos aveva rinominato “votatore”, i giornalisti accreditati scoprono che si è irrimediabilmente bloccato. Passa il tempo utile e la diretta deve andare avanti. In sala stampa scoppia l’insurrezione, si grida ai brogli, si organizzano brigate per pressare Pagnoncelli e invalidare il risultato prima che venga annunciato da Conti. Ma invano: Carlo porta al proscenio Gabbani e Miele e alza il braccio della ragazza, che comprensibilmente commossa si porta una mano alla bocca e abbandona l’Ariston per andare a brindare. Si è imposta con un 53 per cento dei voti, ma i cronisti non mollano, “questo è un esito tarocco”. Alla fine, mentre la terza serata del Festival si dipana davanti agli italiani stravaccati sui divani e ignari del dramma che si va consumando dietro le quinte, l’Ipsos e i maggiorenti Rai dispongono una seconda votazione. Stavolta l’infernale congegno funziona, e Gabbani, che era rimasto di sale all’annuncio della sconfitta, prevale di un soffio, con il 51 per cento. Toccherà all’imbarazzatissimo Conti annunciare il ribaltone un’ora più tardi, mentre Miele, sotto choc, chiede di essere riammessa, ma verrà disillusa per la seconda volta. È esattamente lì che la porta scorrevole di Gabbani si riapre e lo spinge verso un destino radioso: vince a mani basse la competizione tra le Nuove Proposte […] e Amen si aggiudica pure il Premio della Critica e il Bardotti per il miglior testo, prima di diventare un tormentone» [ibid.] • Cos’era successo in realtà? «Non si è mai capito. Ma ormai tutto era rimbalzato sui social, non potevano far finta di nulla. Se non fossimo nell’era del web, forse sarebbe finita diversamente» [a Cazzullo, cit.] • L’anno dopo, a Sanremo 2017, torna con Occidentali’s Karma. La melodia l’ha scritta lui di getto assieme al fratello Filippo. Il testo è di tale Fabio Ilacqua, cantautore e paroliere, classe 1975, di origini meridionali, ma nato a Varese, gran lettore di Pasolini, molto schivo, non usa i social né il cellulare, quando non scrive canzoni lavora nei campi. «Siamo diventati amici via Skype e lì abbiamo iniziato a scrivere insieme. Ora per me è come un fratello. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha dovuto aspettare per tre ore sul sagrato del Duomo di Milano. Ebbi un contrattempo, ma lui non ha il cellulare, non potevo avvisarlo: non si mosse da lì» [a Roberto Pavanello, Secolo XIX] • «Fabio Ilacqua ha trovato le figure paradossali e i neologismi per esprimere esattamente quello che volevo dire io: la rete è la nuova filosofia». O la nuova ideologia. «O la nuova religione» [Cazzullo, cit.] • «Il palco mi ha fatto più paura quest’anno. Si avvicinava la settimana del festival ed ero sereno, arrivato il momento della prima esibizione ero tesissimo, forse perché ero stato promosso nella categoria Big. Condividere il palco con Ron, Mannoia, Masini, artisti con cui sono cresciuto, mi ha fatto sentire la responsabilità» [Fumarola, cit.] • In più, sul palco dell’Ariston, Gabbani si porta il ballerino Filippo Ranaldi, 28 anni, vestito da scimmione, che interpreta un balletto ispirato ai movimenti di Lucio Dalla in Attenti al Lupo. Un esplicito omaggio alla Scimmia nuda scritto dall’etologo inglese Desmond Morris nel 1968: «Nelle settimane successive il suo libro è tornato primo in classifica nelle vendite di Amazon in Italia. Morris non capiva quell’improvviso, rinnovato interesse italiano per La scimmia nuda e, quando ha scoperto che era merito della mia canzone e del ritornello “la scimmia nuda balla”, mi ha invitato a casa sua a bere il caffè. È stato certamente surreale, ma fantastico» [a Elisabetta Rosaspina, Lettura] • «È il provinciale di successo. Sembra il fratello minore di Marco Columbro, sguardo divertito, baffetti, stesso sorriso» [ibid.] • Sa che la proclamazione del vincitore è stata seguita dall’80 per cento del pubblico tv? «Bestiale. Non riesco a realizzarlo o forse è meglio non pensarci» [ibid.]. «Nella sola giornata del 14 febbraio le visualizzazioni del video ufficiale hanno superato la soglia dei 20 milioni. La piattaforma Vevo ha garantito che il record di visualizzazioni in un solo giorno per un video italiano (4.353.802) è tutto suo» [Andrea Scanzi, Fatto]. Solo quell’anno, Occidentali’s Karma, sul web, viene ascoltata 173 milioni di volte. Roba da perdere la testa. «No, non capiterà. Perché sono arrivato al successo a 34 anni e non a 20. Ormai sono un uomo e so bene cosa voglio dalla vita» [Arcidiacono, cit.] • Pippo Baudo ha detto al Corriere che lei non rimarrà. «E mi ha fatto soffrire. Ho sempre collegato il festival a Baudo. Mi è spiaciuto molto sentire un commento così cattivo e superficiale, tipo haters della rete, da una figura così rappresentativa». Le restano pur sempre le mucche dell’alta Val Badia. «Adoro. Sia le mucche sia la valle. Il mio sogno è aprire lassù uno studio di registrazione, dove scrivere la mia musica» [Cazzullo, cit.] L’hanno accostata a Battiato. «Lo stimo molto, ho anche suonato prima di un suo concerto. Mi emoziona pensare che ci sia qualcosa di suo nella mia musica. Ma trovo discutibile un certo misticismo, figlio di studi dogmatici. Come se credere fosse un atto dovuto, scontato». Lei non crede in Dio, in una realtà trascendente? «Mi piacerebbe crederci; però ho come un blocco. Trovo difficile accettare un dogma. Ma anch’io sono alla ricerca di un senso». Non crede neppure all’immortalità dell’anima? «Non lo so. Direi di no. Non so se ho un’anima o una coscienza intellettuale» [ibid.] • Nel 2016 ha firmato la colonna sonora del film Poveri ma belli, di Fausto Brizzi, con Christian De Sica e Enrico Brignano. Ha lavorato come attore nel film La donna per me di Marco Martani. Nel 2020 è tornato al Festival con Viceversa, arrivando secondo • «Come recita un antico adagio, “in tempo di ciechi, beato chi aveva un occhio”. Nei Sessanta e Settanta, di un Gabbani, forse neanche ce ne saremmo accorti» [Scanzi, cit.] • Ha scritto Un sorriso dentro al pianto (2021), ultimo successo di Ornella Vanoni. Timori reverenziali? «Nessuno. Non per fare il gradasso ma perché Ornella era unica, naturale, faceva funzionare le cose con semplicità. Da lei ho capito che non ci sono strategie, conta godersi la propria musica. Era libera. Dalla gavetta ho imparato a gestire il palco, ma il resto è questione di spirito» [a Patrizio Ruviglioni, Sta] • Seguono brani come La rete, Spazio tempo, Volevamo solo essere felici • L’8 aprile 2022, insieme a Francesca Fialdini, conduce il suo primo programma televisivo, intitolato Ci vuole un fiore • Il 9 settembre 2023, un concerto speciale nella propria città per festeggiare il giorno del suo compleanno. Si chiama Francesco Gabbani in Carrara. Finalmente a casa. Arrava pubblico da tutta la Toscana, ma anche da Europa, Stati Uniti d’America e Brasile • Il 9 febbraio 2024 ha partecipato come ospite al 74º Festival di Sanremo, duettando con Fiorella Mannoia con due dei loro successi, Occidentali’s Karma e Che sia benedetta, rispettivamente prima e seconda classificata all’edizione 2017: «Siamo grandi amici» • Nel 2025 torna a Sanremo «Carlo Conti ha portato il suo modo di fare spettacolo: ha messo la musica al centro di un festival più asciutto, con meno fronzoli. Secondo me gli artisti hanno apprezzato. Provo verso Carlo un senso di gratitudine, perché ha creduto in me fin dagli inizi: nel 2016 e poi nel 2017 mi ha dato la possibilità di esprimermi quando ancora il pubblico non mi conosceva. Non era scontato che mi riprendesse quest’anno, con una canzone dalla cifra molto diversa: ha dimostrato di apprezzare e rispettare la mia evoluzione» […]. Si ritrova nel ruolo di «portatore di positività»? «Sicuramente. Ma vorrei sottolineare il fatto che è una scelta: l’interfaccia comunicativa che parte dal sorriso e si riflette nei miei testi non significa che io non abbia lati oscuri di sofferenza o di inquietudine. Ho scelto la positività come modus vivendi» […]. Ha scelto di vivere in un piccolo borgo toscano, circondato da uliveti. «Quando capito in grandi città non disdegno la bellezza di opere architettoniche, grattacieli compresi. Però sono nato e cresciuto in un territorio toscano di confine con la Liguria, dove con i piedi in mare vedi la montagna, mentre dalla cima della montagna vedi il mare. Vivo tra gli ulivi e faccio trekking (quando posso) sulle vette delle Alpi Apuane» […]. L’album Dalla tua parte (2025), in cui esplora temi esistenziali, segna il passaggio nella maturità? «È una tappa di un percorso esistenziale, che ultimamente si sta protendendo verso la ricerca interiore. Mi guardo dentro più che attorno, e le mie canzoni sono più riflessive e più introspettive». L’ironia resta la sua cifra? «La chiamerei ironia provocatoria, o profonda leggerezza. Mi aiuta a ricordarmi le domande giuste da farmi. Ma risposte non ne ho ancora trovate. Forse non avere risposte è l’unica risposta che ho. Ho trovato senso solo nel sapere di non sapere. Socrate insegna» [Ruggi D’Aragona, cit.]. Ha una passione per Terzani: «Terzani e i suoi scritti non sono citati esplicitamente nei miei testi. Ma molte mie riflessioni nascono dalla lettura dei suoi libri. Un altro giro di giostra mi ha fatto innamorare di lui non soltanto come giornalista e scrittore, ma proprio come persona. Viva la vita, il brano che ho portato quest’anno a Sanremo, può sembrare un generico inno all’esistenza senza le parole successive “così com’è”, che vogliono rispecchiare tutta la forza dell’accettazione che lui ha saputo esprimere dopo la diagnosi della malattia. La sua non era rassegnazione, era amore per la vita e istinto di sopravvivenza» [Rosaspina, cit.] • Nel 2025 diventa giudici di X-Factor al posto di Manuel Agnelli: L’aspetto più difficile del ruolo di giudice? «Avevo la preoccupazione del principiante. Mi faceva paura l’idea di dover dire dei no, e in quel contesto i no sono parecchi. È come affondare un colpo di sciabola nel sogno di qualcuno, anche se il colpo è sostenuto da motivi validi. Ma è un’esperienza che mi sta insegnando a rivalutare certe delusioni subite sul piano personale. Ho riletto con occhi diversi quei no che a me hanno fatto male (e me ne hanno detti tanti, ho incontrato il successo da ultratrentenne) ma che alla fine sono stati una fortuna. Ho sondato il mio vero desiderio di fare questo mestiere e la mia caparbietà. Spero che lo capiscano anche i ragazzi» […]. Che progetti ha per i prossimi mesi? «Il primo ottobre chiudo all’Arena di Verona il tour di quest’anno, pensato per celebrare dieci anni di pubblicazioni originali, un decennio di inediti. Sarà una festa con una piccola, grande novità: ci saranno degli ospiti sul palco, una cosa che non ho mai fatto prima. Canteranno con me Ornella Vanoni, Fiorella Mannoia, Simone Cristicchi, Willie Peyote, Paola Iezzi. Tutti amici speciali» [ad Andrea Silenzi, Rep] • Dopo poche puntate le sue freddure sono diventate un marchio di fabbrica: «Ho tirato fuori volutamente il mio aspetto autoironico, con freddure battute quasi goffe... diciamo che da un certo punto di vista mi stava bene farmi prendere in giro, era un gioco funzionale allo show» […]. Intanto ha chiesto a PierC [quarto a X-Factor, ndc] di aprire i suoi concerti nei palazzetti, nel tour che riprenderà a marzo. «È una proposta venuta fuori in modo istintivo, il giorno stesso in cui poi glie l’ho fatta. Vedo in PierC un grande talento, credo che meriti di essere valorizzato: non si può perdere un talento così, veramente raro. Mi sembrava il minimo proporgli quello che posso fare io, nel mio piccolo» • A maggio del 2026 esce Summer funk, un potenziale tormentone ma dietro la veste danzereccia racconta un’umanità in miseria, morale soprattutto. Gabbani, ma quindi “ci è” o “ci fa”? «Entrambi. Mi piace avere più chiavi di lettura nei pezzi ritmati. Qui racconto la schiavitù dell’apparenza, dei bei vestiti, di ciò che fa status. Ne siamo tutti parte, mi taglio fuori solo se si parla di soldi: non gioco a chi ne ha di più, mi basta fare una vita tranquilla». Tipo che la s’incontra al supermercato? «Meglio: a comprare il legno. Amo lavorarlo e mi piace curare la terra. A volte mi scordo di essere, a mio modo, famoso: qualcuno mi vede in fila alla cassa e si stupisce» [Ruviglioni, cit.]. Cosa le manca? «Niente, davvero. Cerco di mantenere questa serenità: rifiuto le autostrade, meglio i sentieri» [Ruviglioni, cit.] • Mercoledì 12 agosto durante un concerto a Letojanni, in Sicilia, dove il cantante che si stava esibendo in piazza Cagli per un live gratuito ha accusato un malore, forse dovuto al troppo caldo, e si è trovato costretto a fermare la musica e allontanarsi dal palco. Il concerto è stato annullato • Dopo domani, il giorno dopo il suo compleanno, torna a X-Factor con Paola Iezzi, Jake La Furia e Irama (al posto di Achille Lauro). Nella clip diffusa nei giorni scorsi, si vede Paola nel suo camerino impegnata nella fase di trucco che viene raggiunta da Francesco e Jake. Pochi attimi e Jake parla di reggiseni (o fondine?) e Gabbani si ritrova con un rossetto sulle labbra (forse indelebile) ma sempre con la voglia di sfoggiare le sue leggendarie battute con buona pace di Jake: «Prima erano brutte, ora va anche peggio».
Amori Anche se odia i tatuaggi, per otto anni è stato fidanzato con una tatuatrice, Dalila Iardella. «Mi riesce difficile pensare alla mia vita senza Dalila. Lei mi ha spronato e mi ha fatto uscire dal circolo vizioso di negatività in cui ero entrato anni fa, prima di vincere Sanremo Giovani. Lei ha sposato le mie insicurezze» [Oggi, 13/2/2017]. Si sono lasciati dopo il successo di Occidentali’s Karma • A Sanremo 2020, annunciò di avere una nuova compagna, Giulia Settembrini. Stanno ancora insieme. «Sono una coppia anche a livello professionale dal momento che Giulia Settembrini è assistente del cantautore ed è spesso parte integrante nel processo creativo dei suoi brani, oltre ad essere la musa ispiratrice di tante canzoni di Francesco» [Elle]. Porte aperte alla paternità? «Sì. Sto cercando il senso della mia esistenza. Se la guardo in senso evoluzionistico, c’è anche la procreazione. Non remo contro».
Titoli di coda Cosa la spaventa? «Quello che non conosco. Per questo, ancora oggi, ho paura del buio» [a Ruggi d’Aragona, cit.].