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 2026  settembre 10 Giovedì calendario

Biografia di Matilda De Angelis

Matilda De Angelis, nata a Bologna l’11 settembre 1995 (31 anni). Attrice (18 produzioni per il cinema, 11 per la televisione, 5 video musicali). Cantante (1 album con i Runda De Bodas, 13 singoli di cui 11 in collaborazione con vari artisti).
Titoli di testa «Credo che un artista non debba mai pensare di fare ciò che fa per il pubblico. Quello che fa un artista lo fa per sé stesso, e lo fa sperando che quella cosa che lui ha sentito così forte possa arrivare anche al pubblico» [a Gianluca Gazzoli, THE BSMT by Gianluca Gazzoli]
Vita I suoi genitori, Loris de Angelis e Tania Troilo sono nativi di Rovigo, trasferitisi a Bologna dove nasce Matilda e, cinque anni dopo, suo fratello Tobia [Giovanna Gallo, Elle] • «Mio padre è grafico pubblicitario, ha fatto la scuola di fumetti a Bologna ai tempi di Andrea Pazienza e mia madre è artista a suo modo, porta capelli fucsia, cucina in modo estroso... Il mio atteggiamento alla vita viene da loro» [Fulvia Caprara, Stampa] • Suo padre, fumettista, le lasciava i libri di Sartre. Sua madre, sindacalista, era interessata a buddismo e misteri dell’esoterismo. Quanto hanno contato le loro inclinazioni nel suo percorso? «Tanto. Non è sempre vero che nascendo con un certo tipo di genitori tu sia destinato a diventarne la copia, ma i loro gusti hanno incontrato i miei e questo ha contribuito a farci capire. Con mio padre ho condiviso le passioni musicali e cinematografiche, con mia madre la visione delle cose importanti della vita. Sono una sintesi delle loro personalità, rubando solo ciò che mi corrispondeva. […] Nulla ci è stato imposto, niente ci è stato inculcato» [Malcom Pagani, d di Rep] • Qual è l’incontro più importante della sua vita? «Quello con mia madre. Non sarei la persona che sono se non avessi avuto la madre che ho. È la persona con cui, più che con tutte le altre, condivido le gioie e i dolori […] ha sempre creduto in me molto di più di quanto io non credessi in me stessa, ero parecchio insicura, lei ha saputo vedere oltre le mie paure. Non avrei fatto buona parte di quello che ho fatto se non ci fosse stata lei» [Caprara, cit.] • I tuoi però abitavano a Pianoro, quindi la tua Bologna è la provincia? Dove hai studiato? «Fino alle medie a Pianoro e poi sono approdata a Bologna. Per me Bologna è stata inizialmente una specie di New York. Venivo dal paese, ma anche lì non avevo una mentalità paesana, perché i miei genitori non ce l’avevano proprio. Quindi non vedevo l’ora di andarmene» [Gian Luca Farinelli, Vogue] • «Sono diventata grande a sette anni quando i miei genitori si sono separati. Da piccola, a scuola, parlavo della separazione dei miei, le maestre erano contente che io lo facessi. Dicevano che aiutavo anche gli altri compagni di classe nella mia stessa situazione» [Josephine Yole Signorelli, Cds] • I suoi genitori si sono separati quando era molto piccola. «Se ragiono su ciò che ho sentito non credo di averne sofferto. A me e a mio fratello i nostri genitori hanno sempre trasmesso l’idea di un rispetto reciproco» [Pagani, cit.] • Che bambina eri? «Molto sensibile, animista: parlavo con le piante, con gli alberi, con gli insetti. Mi intrattenevo gioiosamente da sola, avevo un’immaginazione molto fervida. Mi piaceva molto giocare da sola. E permalosissima. […] Lo sono sempre stata. Già da bambina ero molto autocritica, quindi un rimprovero per me era da harakiri. Però mi piaceva intrattenere, essere un po’ pagliaccio, far ridere» [a Omar Schillaci, Sky Stories] • A sette anni le regalano una Playstation 1, cosa che la renderà un’accanita videogiocatrice per il resto della vita [Gazzoli, cit.] • Prima ancora di essere un’attrice, sei una cantante. «Ho cominciato quando ero piccolina, a 7-8 anni con la chitarra di mio nonno, da autodidatta, poi ho studiato con un maestro per quattro anni. Quando sono andata alle medie, dove seguivo musica, ho studiato violino. E in parallelo continuavo con la chitarra. Poi è arrivato il canto, che mi è sempre piaciuto» [Gianmaria Tammaro, Rolling Stone] • Che studentessa eri? «Facevo il liceo scientifico. Ero brava a scuola. Però, non che fossi indisciplinata, ma ero stata educata a dire sempre quello che pensavo. Per cui il rapporto scolastico tra insegnante e studente non sono mai riuscita a sopportarlo fino in fondo. […] Ero molto battagliera […]. E molto idealista: ogni cosa per me diventa una battaglia. […] Ero una grandissima capra in matematica, per usare un eufemismo. Ma il mio prof era appassionato di musica e mi veniva a sentire ai concerti, e capiva» [Schillaci, cit.] • Altra passione d’infanzia: la ginnastica artistica (che praticherà per 12 anni, fino all’infortunio a un ginocchio) [Claudia Catalli, Grazia] • La sua non era una famiglia benestante? «No, non c’erano molti soldi. […] Da ragazzina non potevo fare tante gite di classe o chissà che, ma per me non era un problema. Ho provato invidia solo per una mia compagna ricchissima che aveva una Fender Stratocaster e nemmeno sapeva cosa farne […] me ne facevo una ragione. I miei migliori amici li avevo e quelli sono rimasti anche oggi. E se anche non andavo in gita, tanto giravo comunque l’Europa suonando, quindi...». Come è arrivata la musica? «Una mia ex compagna di ginnastica si ricordava, non so come, che cantavo quando avevo dieci anni. Per un caso piuttosto incredibile aveva saputo che i Rumba de Bodas, gruppo noto nel bolognese, cercavano una cantante e aveva fatto il mio nome: mi hanno chiamata, ho fatto il provino e sono stata con loro per cinque anni. Suonavamo per tutta Europa, scegliendo noi il tragitto dei viaggi. Se dovevamo andare in Scozia decidevamo di volta in volta dove fermarci […] Avevamo le tende e le buttavamo dove capitava: ho dormito nei parcheggi degli Autogrill, per strada, a casa di sconosciuti, nei parchi con la polizia che ci veniva a svegliare. Tutte cose piuttosto strane, in effetti». E i suoi genitori? Cosa le dicevano? «Lasciavo sempre il cellulare a casa quindi era molto difficile reperirmi. Ero terribile. Ma anche se ho fatto tante esperienze assurde non mi sono mi drogata, incredibile. Direi che, nonostante tutto, ero molto pura». Si sentiva superiore rispetto ai suoi coetanei? «No quello no. Però mi sentivo un po’ Balto: non è cane e non è lupo. Sa solo quello che non è. Io sapevo di non essere una normale studentessa di sedici anni e nemmeno di essere come gli altri miei compagni della band, che erano ben più grandi di me» [Chiara Maffioletti, Sette] • «Un’altra volta in cui sono diventata grande è stato quando ho firmato il mio primo contratto, con Matteo Rovere e Stefano Accorsi». Veloce come il vento? «Esatto. Andavo in quinta superiore quando un mio caro amico mi ha parlato di un casting, mi ha convinta dicendomi che si trattava solo di fare una foto e andarmene». E invece? «Arrivo lì e mi dicono che devo fare una prova attoriale. […] ho passato tutti i provini, fino a quello a Roma insieme ad Accorsi, ottenendo la parte. Poi, sono sparita». Terrorizzata da dover fare qualcosa che non sapeva fare, De Angelis viene convinta dalla madre (anche per motivi economici), la quale era stata tempestata di chiamate dal regista Rovere [Signorelli, cit.] • «La prima cosa che ho recitato in vita mia è la sequenza in cui cammino, in mezzo a un gruppo di soli piloti uomini, alla ricerca di mio fratello. L’ansia che ho portato sullo schermo era la mia, autentica. Non mi dimenticherò mai cosa mi disse il regista, Matteo, dopo lo stop». Cosa? «“Ammazza che primo piano che hai, De Angelis”. Non sapevo neanche cosa volesse dire, primo piano. Ma ho capito che era un complimento e ho detto grazie» [Ilaria Ravarino, mymovies.it] • Il film viene apprezzato dalla critica, che sottolinea la sua performance: arriva la prima nomination ai David di Donatello come miglior attrice protagonista. «Nessuno può saperlo, quel che ho provato». Ce lo spieghi «Un senso di colpa lacerante. Quello di non capire perché, tra tante, tantissime che l’avrebbero desiderato più di me, invece proprio io. Io che non avevo studiato per recitare. Io che non ero preparata». Esiste il talento. Non gli crede? «Cerco ancora tutti i santi giorni di meritarmi ciò che mi è capitato: quando ti definiscono “promettente”, hai gli sguardi puntati addosso, e non puoi permetterti esitazioni». L’aiuta qualcuno in questo «processo di acquisizione di merito»? «I registi. Mi sono detta: “Se continuano a chiamarmi e supero i provini significa che qualcosa valgo, no?”». Dovrebbe funzionare così. «E mi dispiace per chi lo sogna da quando è bambina e si è presentata a tutte le audizioni in orario con la parte pronta, ma in fin dei conti l’insuccesso di qualcun altro non dipende dal mio successo» [Lavinia Farnese, Vanity Fair] • Effettivamente i registi continuano a chiamarla: cosa che, oltre a scatenarle una «sindrome dell’impostore» che le genererà pian piano sempre più ansia, la porterà in un tempo molto breve a essere una delle più quotate attrici italiane. Si misura con il cinema e la televisione, affrontando con successo le scene di nudo in Youtopia (con l’aiuto di una coach americana) e in appena due anni dall’uscita del primo film viene invitata selezionata tra le Shooting star della Berlinale del 2018: «“C’è qualcosa che Matilda non sappia fare?”» Recita la motivazione» [Arianna Finos, Rep] • Subito dopo l’invito a Berlino: Pensi mai, ora con lo Shooting Star, di provare ad andare a lavorare all’estero? «Ovviamente. È l’Ipotesi, con la maiuscola. Penso che in questo momento, in Italia, non ci sia un ragazzo di vent’anni che non sogna di andare a lavorare all’estero […]. Quindi ci stai pensando? «Assolutamente sì, anche se è molto difficile. Ma negli ultimi anni la fortuna mi ha aiutata abbastanza, quindi, ecco: perché no?» [Gianmaria Tammaro, Esquire] • E l’opportunità estera arriva nel 2019, nelle vesti della miniserie The Undoing, per la quale aveva inviato un autoprovino. Si trova così a recitare fianco a fianco con Nicole Kidman e Hugh Grant. In preda all’emozione di lavorare con un suo mito assoluto come l’attrice australiana, chiede aiuto alla regista: «Lei mi guarda e dice: “Lei è una tua collega. Ricordati che tu sei un’attrice tanto quanto lei […] e devo dire che quella cosa ha molto cambiato il mio modo di approcciarmi da quel giorno» [Gazzoli, cit.] • Anche la miniserie ha un gran successo: De Angelis avrebbe le porte spalancate a Hollywood, ma si rende conto che risiedere stabilmente negli Usa è, per lei, impraticabile. Troppe le differenze culturali, troppo difficile adattarsi ai meccanismi del cinema americano: «A un certo punto i miei agenti mi hanno detto: “tu dovresti stare qua un periodo, perché noi ti presentiamo a quel casting director, a quel regista, a quel produttore. Vai alle feste, vai agli eventi…”. Ora, questo per me è l’inferno in terra». Vuole mantenere un’identità di attrice sì internazionale, ma europea [ibid.] • «Ho avuto anche la fortuna di poter giocare in un campionato “alto” e quindi di potermi cimentare con tutta una serie di ruoli che fossero molto stimolanti. Io ho sempre scelto i progetti, dal momento in cui ho potuto sceglierli, orientandoli sempre e solo su una questione: quello che mi risuonava dentro. Cioè se io veramente avevo voglia di dare voce a una certa tematica o un certo spaccato o a un certo personaggio allora avevo voglia di fare quel film. Perché se no può diventare un lavoro anche molto frustrante se non sei innamorato di quello che fai» [Gazzoli, cit.] • Nel 2021, sulle ali del successo della serie e di altri due film di successo, viene chiamata a co-condurre una serata al festival di Sanremo. Ma lo stress accumulato in anni la colpisce, esacerbando un’acne già presente e scatenandole un grave senso di depressione che la porta a non uscire quasi di casa per circa due anni: «Stava uscendo The Undoing, ho fatto Sanremo, ho vinto il David: era l’anno in cui in teoria avrei dovuto sentirmi meglio, invece sono riuscita a sentirmi una merda comunque. È iniziato a spuntarmi il primo brufolo, poi venti, quaranta, e alla fine è impazzito tutto. Credo inconsciamente di averlo fatto apposta. Mi sono autosabotata». Com’erano le sue giornate? «Vivevo situazioni confusionali, al supermercato dovevo mollare il cestino della spesa e andare via perché non capivo più niente, si annullava la percezione dello spazio e del tempo. È stato angosciante». Risolve grazie alla skin therapy e a un percorso di analisi con una psicologa (che continua a tutt’oggi). Nel 2024 dirà: «(Ho) un eterno senso di inadeguatezza». Da dove viene? «Credo di essere nata così. Sono strutturalmente a disagio. Non ho mai pensato di essere la persona più importante della stanza, anzi sono sempre quella meno importante. E sono ultra sensibile». I riconoscimenti esterni non aiutano? «No. Io li trovo tutti falsi». Però diceva che ora ha imparato a dire di no. «Perché vado in terapia da tre anni. Mi sta aiutando tantissimo. Non che ora l’ansia sia svanita, ma ho più strumenti per gestirla quando mi ritrovo in quella melma che mi affoga il cervello ogni tanto. E ho imparato a considerare legittimo quello che sento». [Valentina Colosimo, Vanity Fair] • Nel frattempo la sua carriera continua a tambur battente, vincendo premi (due Nastri d’argento, un secondo David) e ottenendo riconoscimenti anche al di fuori dell’attività di attrice: nel 2022 le viene conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica e nel 2026 prende parte alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina • A settembre del 2026 partecipa al Festival del Cinema di Venezia con il film Balcanica, presentato alle giornate degli autori. «“Sono impazzita per questo film. Ha toccato la mia sensibilità e anche la mia storia personale: ho pensato, se un giorno qualcuno mi impedisse di vivere della mia arte, che cosa succederebbe?”. Per anni ha continuato a chiamare il proprio agente per chiedere quando si sarebbe fatto quel film. […] Decide di passare alla produzione “Questo film […] è una delle esperienze più belle della mia vita”. [Gianluca Arnone, cinematografo.it] • Che cosa le manca in questo momento? «Ho la salute, la famiglia, il lavoro, gli amici e quindi l’amore, un cane che adoro. Sono fortunata, non mi manca proprio niente» [Caprara, cit.] • Le piacerebbe, in futuro, fare la regista? «Sì, molto. Ci arriverò, per adesso non ci penso, però so di aver accumulato una quantità decente di anni di lavoro e mi affascina l’idea di poter avere il controllo delle cose, di portare una visione mia, di raccontare una storia che mi appassiona. In questi anni sono stata sempre “al servizio di”, anche se meravigliosamente, a un certo punto è bello poter immaginare di offrire il proprio punto di vista» [ibid.].
Curiosità Il suo nome è un omaggio alla protagonista del film Léon di Luc Besson. Comprensibile l’emozione quando, nel 2025, recita per lui in Dracula – L’Amore perduto [Finos, cit.] • Non è battezzata [Gazzoli, cit.] • La sua paura più grande è «rimanere sola»; Prova un senso di fastidio rivoltante per il rumore che fanno gli accappatoi quando si chiudono [Schillaci, cit.] • Il suo libro, la sua canzone, il suo film? «Chiedi alla polvere di John Fante, All flower in time di Jeff Buckley e Elizabeth Fraser, Léon di Luc Besson». Il piatto e la bevanda preferiti? «Pizza e champagne» [Fernando Pellerano, Cds]
Amori La carezza che non dimentichi «Mio fratello mi fa delle carezze bellissime. E mi dà anche degli abbracci stupendi». [Schillaci, cit.] • Primo amore: alle medie, innamoratissima di un ragazzo, che invece era innamorato di una sua compagna di classe. «L’amore per antonomasia è corrisposto. Se no, non è amore» [ibid.] • La sua prima volta? «A 18 anni, a Londra, con il mio fidanzato di allora, il bassista del mio gruppo». E il primo bacio? «Terza media, a Pianoro, appennino bolognese, gioco della bottiglia. Solo a stampo, niente lingua» [ibid.] • Non ha paura di esporsi nemmeno nella vita privata? «Non bisogna avere paura di dire ti amo» [Isabella Mazzitelli, Vanity Fair] • Nel 2017: Lei ha Andrea (Arcangeli, attore). E non lo nasconde: «L’ho conosciuto un anno e mezzo fa al cinema Nuovo Sacher di Roma. Ero nel pieno di uno dei miei consueti periodi bui […] A fine proiezione qualcuno mi ha detto che c’era lui, in sala. Ho fatto finta di dimenticarmi una bottiglietta d’acqua dentro per capire se fosse vero. Ho rischiato di far sfumare tutto subito». Perché? «Ci incontriamo sulle scale. Ci salutiamo. E io riesco nei primi cinque minuti della nostra conversazione a usare la parola “termoregolazione”». […] Confessiamocelo: rimanere era già una prova d’amore. «Ma io non ero pronta, e sono scomparsa. Dovrà passare un anno. Una sera tornavo abbastanza alterata dal compleanno di un amico, e mi sentivo in vena di fare il grande passo. Gli ho mandato un messaggio chiedendogli dove fosse. Eravamo a un passo. Ci vediamo a Trastevere. Da lì, eccoci qui» [Lavinia Farnese, Vanity] • Il loro legame si interrompe nel 2020. L’anno successivo De Angelis ha una breve relazione con il rapper Nayt [Oggi] • Nel 2022, sul set di Rapiniamo il duce, conosce il collega Pietro Castellitto. I due vengono subito paparazzati in atteggiamenti teneri e i media ci ricamano sopra per mesi: Che cosa può raccontare lei? «Per dire che è finita una storia, bisogna che prima ci sia stata, la storia». Le immagini di lei e Castellitto abbracciati sul red carpet di Rapiniamo il Duce lo scorso ottobre, però, erano finite su tutti i media. «In realtà se si ricorda eravamo affettuosi ma non ci siamo baciati in bocca. Eravamo nello stesso film ed era normale che ci volessero far sfilare su quel red carpet insieme, cosa che né io né lui volevamo fare. Infatti poco dopo ci siamo lasciati». Cosa c’entrava lei, bolognese alternativa, con il figlio della borghesia romana? «Niente. Ho voluto molto bene a lui e molto poco a tutto quello che c’era intorno a lui» [a Valentina Colosimo, Vanity] • Nel 2023. «Sono follemente innamorata, come non lo sono mai stata in tutta la mia vita. Sono felicissima. Questo è tutto ciò che voglio dire, il resto lo tengo per me […] sono contenta perché aspettavo una persona così, uno che mi ha investito come un camion a 250 all’ora». Prima non era stata mai «investita»? «Mai» [ibid.] • Si verrà a sapere che l’oggetto del colpo di fulmine è Alessandro De Santis, il cantante dei Santi francesi. «Ci siamo conosciuti su Instagram, dove avevamo cominciato a seguirci a vicenda. La nostra è una storia romantica al di là di come è iniziata perché romantici lo eravamo noi» [Grazia] • A maggio del 2026 delle foto pubblicate da Diva e Donna che la ritraggono in compagnia dell’attore Enrico Borello, mentre si «baciavano appassionatamente», rivelano la rottura con De Santis [Diva e Donna] • Com’è ritrovarsi nelle cronache rosa? «Terribile. La vivo come una violenza, ma fa parte del gioco: se questo è il prezzo da pagare per la vita pazzesca che faccio. E lo pago».
Titoli di coda Com’è ritrovarsi nelle cronache rosa? «Terribile. La vivo come una violenza, ma fa parte del gioco: se questo è il prezzo da pagare per la vita pazzesca che faccio. E lo pago».