16 settembre 2026
Tags : Rafael Jódar
Biografia di Rafael Jódar
Rafael Jódar, nato a Madrid (Spagna) il 17 settembre 2006 (20 anni). Tennista. Nel 2026 ha vinto il Grand Prix Hassan II ed è arrivato fino all’undicesima posizione nella classifica ATP. Miglior piazzamento nelle prove del Grande Slam:quarti di finale al Roland Garros 2026.
Titoli di testa «Non vado dallo psicologo, mi basta la famiglia».
Vita «Il ragazzo ha le spalle larghe, il futuro che gli fa brillare gli occhi, un sorriso da bambino. È figlio di Arroyo Culebro, quartiere polare di Leganés, sobborgo a sud di Madrid. Il padre Rafael senior è stato professore di educazione fisica in un istituto superiore della città: fino a qualche tempo fa, la sera, correggeva i compiti. Oggi la sua unica missione è far crescere il figlio perché diventi il nuovo Sinner. A Madrid, il quinto Master 1000 di fila dominato dal n.1 italiano nel 2026, Jodar è l’avversario che più ha messo in difficoltà Jannik […] Rafa, che sogni aveva da bambino? “Da piccolo ho giocato a calcio, tifo Real Madrid: Cristiano Ronaldo, in quegli anni, era la nostra stella. Un giorno mi piacerebbe conoscerlo. Dagli 11 anni in poi mi sono dedicato solo al tennis. Giocare mi divertiva più del pallone e da allora il mio scopo è principalmente questo: provare piacere ogni volta che metto piede su un campo da tennis”. A Madrid, contro Sinner, è stato impavido. Da dove origina questo atteggiamento? “Sono stato un bambino libero e felice, a cui i genitori hanno insegnato, innanzitutto, le buone maniere. Educazione e umiltà sono i valori che mi guidano. Sempre meglio un por favor e un gracias di troppo. Per me è importante: la gentilezza, anche sul tour, e il rispetto nei confronti di chiunque. Quando gioco a tennis, poi, è diverso: lì l’obiettivo diventa vincere. Ma non a ogni costo. Già uscire dal campo senza rimpianti è una buona cosa. Se poi l’avversario è stato più bravo, come Jannik alla Caja Magica, ci sta” […] Uno spagnolo che si trova a suo agio sul veloce: bizzarro. “Credo sia l’eredità dell’anno vissuto all’Università della Virginia, il 2025, prima di passare al professionismo nel dicembre scorso. Il tennis Ncaa è solo hard court, mi è servito per farmi le ossa, ma sono cresciuto sulla terra battuta, come Alcaraz e tutti gli spagnoli. Però il mio tennis va elevato su tutte le superfici” Rafael in onore del totem Nadal? “No, no. Rafael come mio padre, mio nonno e il bisnonno”. È difficile pensare che presto agli Jodar, padre e figlio, non si unisca un super coach di nome, magari Juan Carlos Ferrero abbandonato da Alcaraz. “Sono cresciuto con papà, devo tutto a lui. Non ha smesso di fare il professore: è diventato il mio prof personale. Non vedo la ragione di cambiare coach ora”. Tra i grandi ex del tennis spagnolo, c’è qualcuno che vi consiglia? “David Ferrer è il capitano di Davis della Spagna. Grazie a lui ho potuto unirmi al team come sparring partner nel 2024 e allenarmi con Alcaraz, che oggi considero un amico. Se c’è uno impavido, quello è Carlos! Amo tutto di lui. Ma tutte le decisioni che mi riguardano le prendiamo io e mio padre”» [Gaia Piccardi, Cds] • «A differenza di molti connazionali, cresciuti a terra rossa e in scuole di tennis spagnole, Jodar segue un percorso atipico. Dopo aver vinto lo Us Open junior nel 2024, sceglie di migliorare il suo tennis andando al college negli Stati Uniti, precisamente all’Università della Virginia. Un’esperienza che segna la sua crescita: “Mi ha aiutato tantissimo, come giocatore e come persona. Mi ha insegnato a competere ogni giorno”. Nel 2025 si impone nel circuito Challenger con tre titoli: tutti sul cemento, dettaglio non banale per uno spagnolo. Dopo aver conquistato l’accesso alle Next Gen Atp Finals, a fine stagione decide di lasciare il college e passa definitivamente al professionismo. Da lì, l’ascesa accelera. Inizia questa stagione centrando la prima qualificazione al tabellone principale di uno Slam, agli Australian Open (il suo torneo preferito), poi conquista il primo titolo Atp a Marrakech in aprile. […] Nelle prime 25 partite nel circuito maggiore ha vinto 17 incontri: meglio sia di Alcaraz (14) e dello stesso Sinner (12). Ammirato da Carlitos, con cui si è allenato a Melbourne (ma cui non ha chiesto consigli), Jodar guarda però con particolare attenzione proprio a Jannik: “Penso che Sinner sia un grande giocatore e il modello da seguire per me”. Le somiglianze fisiche non mancano, così come quelle tecniche, a partire dalla naturalezza del rovescio. E proprio allo stesso Sinner ha già strappato un record: a 19 anni e 217 giorni è il più giovane a battere un top 10 in un Masters 1000 da wild card, superando l’impresa dell’italiano contro Stefanos Tsitsipas agli Internazionali d’Italia 2020. “Sta succedendo tutto molto velocemente”, ha ammesso dopo la vittoria su De Minaur» [Martina Sessa, Gazzetta] • «Se giochi a tennis, sei spagnolo e ti chiami Rafa, potresti sentire un peso abbastanza ingombrante sulle spalle. Il peso della storia o, meglio, della leggenda. Eppure Rafa Jodar non è un “nuovo Rafa”, riferendosi a Nadal. Al massimo può essere definito un “secondo Rafa”, quasi una versione aggiornata del campione maiorchino. In primis è destrorso, e già questo lo distingue dall’illustre connazionale. Secondo poi, sembra trovarsi più a suo agio sui campi rapidi che su quelli in terra, l’esatto contrario del Nadal di inizio carriera. Per quanto la scalata alla classifica di Jodar sia partita in ogni caso in maniera concreta dalla primavera europea sul rosso, con il via dato dal primo titolo vinto a Marrakech. Circa quattro mesi dopo, è uno degli uomini da battere, è virtualmente n.19, ha appena battuto il primo top 20 sul cemento (una partita pazzesca contro Musetti a Washington) e vede da vicino la top 10. Non male per un giocatore che a inizio anno era n.150 e che un anno fa, di questi periodi, si trovava alla 478esima posizione della classifica mondiale. Ora è il volto del futuro. […] Gioca un tennis aggressivo ma molto efficace anche in fase difensiva, grazie a gambe lunghe e un ottimo gioco di piedi. Mediaticamente, lo spagnolo assomiglia un po’ a Sinner: non è un grande amante delle telecamere, raramente rilascia dichiarazioni che facciano fermare le rotative, soprattutto in inglese. Quando parla in spagnolo il ragazzo è più propenso ad esprimersi e a chiacchierare, ma l’impressione è che comunque preferisca rimanere sulle sue, probabilmente anche a causa di un tipo di educazione familiare molto umile. Come emerso anche in primavera da alcune sue parole: “Non lavoro con nessuno psicologo: i miei genitori determinano chi sono e i valori che mi hanno trasmesso fin da quando ero molto giovane”» [Pellegrini Dell’Anno, Gazzetta] • «Martedì 30 aprile 2024, Rafa Nadal ha giocato la sua ultima partita al Mutua Madrid Open, perdendo (7-5, 6-4) contro il ceco Jiri Lehecka. Il nativo di Manacor ha poi ricevuto un sentito omaggio in campo, con cartelli che ricordavano i suoi cinque titoli nella capitale spagnola (2005, 2010, 2013, 2014 e 2017), in un torneo a cui ha partecipato in 20 occasioni. La folla si è poi mobilitata per incitarlo, come non avrebbe potuto fare altrimenti, con l’ormai leggendario: “Vamos Rafa!”. Quello che forse nessuno si aspettava all’epoca è che, solo due anni dopo, quel grido di battaglia sarebbe riemerso con forza nello Stadio Manolo Santana, questa volta per incitare un altro Rafael, di cognome Jódar, madrileno (è nato a Leganés nel 2006, un anno dopo che Nadal ha sollevato il suo primo trofeo nella capitale spagnola), proprio come Santana. Madrid rappresenta ancora una volta il futuro del tennis spagnolo dopo molti anni (con la benedizione di Fernando Verdasco che ha avuto una carriera più che notevole): oltre a Jódar, altri due giocatori madrileni, Martín Landaluce e Dani Mérida, saranno nella top 100 ATP lunedì prossimo grazie alla loro grande stagione. Tutti e tre hanno meno di 21 anni e sono destinati a seguire Carlos Alcaraz come alfieri del tennis spagnolo nei prossimi decenni, se continueranno la loro progressione e se gli infortuni non li colpiranno. Rafa Jódar, in particolare, sta facendo passi da gigante su questa strada. [...] Per mettere in prospettiva la sua fulminea ascesa, nel marzo 2025, era classificato 911. “Normalmente la carriera tennistica è molto diversa: si passa da 1000 a 500, da 500 a 200 e da 200 si entra nei top 100. Ma non si passa da 900 a 40 in otto mesi. Pochissimi ci riescono”, ha spiegato qualche giorno fa un’altra leggenda del tennis spagnolo, David Ferrer, sul sito web del Mutua Madrid Open. [...] Rafa Jódar si distingue anche per la sua grande altezza (1,91 m), con la quale supera altre torri del tennis spagnolo come l’ormai ritirato Feliciano López attuale direttore del Mutua Madrid Open. “Il copione, non so quale regista possa averlo scritto. Rafa Nadal si ritira, appare Carlos Alcaraz; Alcaraz non può e quest’anno improvvisamente appare Rafa Jódar, che gioca come professionista da cinque mesi e sembra che giochi da 15 anni”, ha detto López questa settimana su La Ser» (Juan Claudio Matossian, Vanity Fair)
Curiosità Il suo film preferito è Pirati dei Caraibi e il suo attore preferito Johnny Depp • Ama la musica dei Coldplay e giocare a scacchi. «Mi piace la parte strategica del gioco. È qualcosa che mi aiuta a concentrarmi e penso che sia collegato al tennis» (Vanity Fair).
Titoli di coda «Durante le partite, nel mio box c’è solo papà come allenatore, perché sa esattamente ciò di cui ho bisogno».