17 settembre 2026
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Biografia di Ronaldo
Ronaldo, nato a Itaguaí (Rio de Janeiro, Brasile) il 18 settembre 1976 (50 anni). Luís Nazário de Lima. Ex Calciatore. Uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio. Ora dirigente sportivo. Dopo gli inizi nel Cruzeiro (1993-94), è arrivato in Europa e ha giocato nel PSV Eindhoven (1994-96), nel Barcellona (1996-97), nell’Inter (1997-2002), nel Real Madrid (2003-06) e nel Milan (2007-2008). Ha chiuso la carriera nel 2011, con il Corinthians. Fra i trofei vinti una Coppa delle Coppe (1997) e il Campionato spagnolo (2003). Con la nazionale ha vinto due volte la Coppa America (1997, 1999) e una Coppa del mondo (2002). Pallone d’Oro nel 1997 e nel 2002. In totale in carriera ha segnato 352 gol in 518 presenze, una media di 0,68 reti a partita.
Titoli di testa «Per la mia generazione è stato quello che Maradona o Pelé erano per le precedenti. Era immarcabile. Al primo controllo ti superava, al secondo ti bruciava, al terzo ti umiliava. Sembrava un extraterrestre» (Fabio Cannavaro).
Vita «A 13 anni, gioca già due partite ogni sabato: al mattino con il Social Ramos Clube, al pomeriggio con il São Cristovão. La leggenda vuole che non possa andare ad allenarsi nel Flamengo, la squadra del cuore, perché il centro sportivo è troppo lontano da casa e non ha i soldi per pagarsi il tram. Già da ragazzino, il suo numero preferito è puntare il difensore con la palla al piede, sorpassarlo in corsa e tirare. In questo senso è un attaccante atipico per il calcio brasiliano amante del dribbling. Si parla di lui all’Inter per la prima volta nel 1993: Ronaldo è appena arrivato al Cruzeiro, che lo ha acquistato per meno di dieci milioni, su segnalazione di Jairzinho, ma alla richiesta dell’Inter la squadra brasiliana chiede già tre miliardi e non se ne fa nulla. Sei mesi dopo, in coincidenza con l’esordio in nazionale (23 marzo 1994, contro l’Argentina), il suo valore è già quintuplicato. Va ai Mondiali negli Stati Uniti, vinti dal Brasile, ma, fra l’ira dei giornalisti e dei tifosi, il commissario tecnico Parreira non lo fa giocare nemmeno per un minuto. Quando i Mondiali si chiudono, è già stato acquistato dal PSV Eindhoven, dove resta per due stagioni, segnando 42 gol in 45 partite. Nel giugno 1996 Ronaldo passa al Barcellona: 34 gol in 37 partite della Liga, 15 gol in 17 gare di Coppa di Spagna, 5 gol in 7 partite di Coppa delle Coppe, che vince. Il rapporto con i tifosi è ottimo, quello con il presidente Nuñez pessimo; per andarsene Ronaldo approfitta di una clausola del contratto che gli consente di svincolarsi a 48 miliardi di lire. Il presidente dell’Inter Moratti, che già nel 1995 era stato vicino a ingaggiarlo, accetta, purché non vi sia un’asta. Il contratto è firmato il 20 giugno 1997, a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia (Coppa America). Il Barcellona si ribella, ma la Fifa dà ragione all’Inter e il 25 luglio Ronaldo arriva a Milano. Due giorni dopo esordisce in amichevole contro il Manchester United, davanti a 49.718 spettatori. La prima stagione in neroazzurro è molto buona: sfiora lo scudetto dopo un braccio di ferro con la Juventus (costellato da episodi controversi che finiscono addirittura in Parlamento e nelle aule dei tribunali), vince la Coppa Uefa e il Pallone d’oro. Ai Mondiali di Francia 1998, il commissario tecnico Zagalo e i medici brasiliani lo obbligano a giocare, nonostante un forte dolore al tendine rotuleo del ginocchio destro; riesce a essere protagonista, ma il 12 luglio, cinque ore prima della finale, viene colto da un malore, forse di origine neurologica. Va in ospedale, quando esce viene fatto giocare ugualmente e il Brasile perde la finale. Al ritorno dalle vacanze, ha ancora problemi al ginocchio destro e la sua seconda stagione in neroazzurro è un succedersi di stop e di riprese. Migliora in primavera e in estate vince la Coppa America del 1999; ma, il 21 novembre 1999 contro il Lecce si rompe il tendine rotuleo del ginocchio destro. Resta fuori cinque mesi; il 12 aprile 2000 torna in campo ma dopo otto minuti dal suo ingresso all’Olimpico, in Lazio-Inter, 2-1, finale di Coppa Italia, si rompe un’altra volta il tendine. È una scena impressionante, trasmessa da tutte le reti televisive del mondo. Ronaldo viene rioperato a Parigi e resta inattivo fino al settembre 2001» [Fabio Monti, Treccani] • «“Cragnotti può dire quello che vuole, ma questa non è un’asta, altrimenti avremmo già rinunciato: se il giocatore sceglierà l’Inter, è perché gli siamo simpatici”. La leggenda vuole che Massimo Moratti s’innamorò definitivamente di Ronaldo il 13 aprile 1997, quando il giovane attaccante del Barcellona sistemò con un tripletazo l’Atletico Madrid nel suo stadio, al Vicente Calderon: fu allora che decise di spendere i 48 miliardi necessari (più 6 di ingaggio per 5 anni) a coprire la clausola rescissoria che, come una taglia da Far West, pendeva sul giocatore, intenzionato a lasciare il Barcellona e su cui era piombato come un’aquila la Lazio di Cragnotti. Così prese il telefono, chiamò l’agente Giovanni Branchini e mise in moto la trattativa, condotta da Luisito Suarez e Sandro Mazzola. Un braccio di ferro con il Barça che si chiuderà con un indennizzo extra di 3 miliardi, deciso dalla Fifa: era la prima volta che un calciatore della Liga sfruttasse la possibilità di trasferirsi all’estero attraverso la clausola, e la federcalcio di Madrid, ma soprattutto i catalani - che avrebbero voluto prolungargli il contratto per farne lievitare il prezzo - opposero non poca resistenza prima della resa» [Alfredo Corallo, Sky Sport] • «Quando Ronaldo scattava verso la porta era come se una mandria di mille bufali partisse al galoppo travolgendo ogni ostacolo. Naturalmente dalla tribuna non si udiva alcun rumore particolare: eppure, in quei momenti avresti giurato di essere al cinema perché la mandria era lì, il suono degli zoccoli era quasi palpabile, ti sembrava addirittura di respirare la polvere sollevata dal suo passaggio. Suggestioni. Quando Ronaldo scattava non c’era modo di fermarlo, troppa tecnica ad alta velocità, troppa potenza, un calciatore a quattro ruote motrici. […] Poi è andata che per quelle povere ginocchia la potenza era davvero troppa. Ronie ha giocato un terzo delle partite che avrebbe potuto, regalando gol incredibili ma anche immagini strazianti. Lo ricordo sul palco dopo la finale mondiale di Yokohama, risolta da una sua doppietta. Nessuno si illudeva più che potesse tornare dall’ennesimo legamento saltato, e invece non solo ce l’aveva fatta ma aveva pure vinto un Mondiale da protagonista» [Paolo Condò, La storia del calcio in 50 ritratti] • «Nel biennio 1996/98 Ronaldo è stato il teaser del calcio a velocità raddoppiata che si sarebbe giocato nel ventunesimo secolo ormai alle porte: uno sport extraterrestre, compiutamente globale e vendibile a tutte le latitudini, in cui la produzione e la fruizione di sensazionale avvengono a ciclo continuo. Ronaldo è stata la prima manifestazione dello Zeitgeist del “calcio moderno”, per usare un’espressione sulla quale si è ricamato molto negli ultimi anni. Era l’uomo giusto, al posto giusto e nel momento giusto: quello dell’affermazione delle pay-tv, dell’allargamento della Champions League, delle prime enormi sponsorizzazioni. E infatti Nike, che in quegli anni stava facendo il proprio ingresso in pompa magna nel business del soccer, sceglie proprio Ronaldo come suo principale interprete e attorno a lui e alla Seleçao brasiliana costruisce una delle più imponenti operazioni di marketing sportivo di quel decennio, culminata con l’ormai leggendario spot dell’aeroporto, con colonna sonora di Quincy Jones, prima dei Mondiali del ’98. In un momento di autocoscienza, qualche anno fa è stata proprio la stessa Nike a voler ribadire la “frattura Ronaldo”, il punto di svolta rappresentato dal brasiliano, con una campagna del 2011 in cui si enfatizzano le differenze – a livello di immaginario e di ecosistema mediatico/sportivo – tra il calcio “B.R.” (Before Ronaldo) e quello “A.R.” (After Ronaldo). Purtroppo l’impennata di popolarità e rendimento di Ronaldo come brand finisce per nuocere a Ronaldo come giocatore che, trasformato a 20 anni in un punto di attenzione globale, inizia a guardare il suo ambiente dall’alto, un po’ come la statua del Cristo Redentore, a cui sono ispirate le sue esultanze, osserva Rio. È l’inizio di un processo di derealizzazione che, insieme a ciò che gli capiterà in seguito a livello fisico, avrà una pessima influenza sulla sua rincorsa al titolo di più grande di sempre. Risalgono all’anno del Barça le prime cronache che lo raccontano viziato e poco propenso ad allenarsi, anche perché la sua eccezionalità gli guadagna lussi e privilegi che ad altri non sono concessi. In particolare, fa sensazione che, solo a lui tra tutti i brasiliani della Liga, venga accordato un permesso speciale per tornare a casa durante il Carnevale; mentre le ripetute indiscrezioni di screzi tra Ronaldo e l’allenatore sembrano raccontare di un giovanissimo uomo che, appena ventenne è già al centro di un interesse mediatico spasmodico e incontrollato e alle cui azioni e intenzioni viene attribuito un peso sproporzionato all’età. È in quel periodo che Bobby Robson dichiara: “Tutti questi giornali che pubblicano storie sul fatto che Ronaldo ha criticato ancora una volta le mie scelte. Cristo, il ragazzo ha 20 anni... è diabolico”. Robson peraltro è lo stesso allenatore che, anni dopo, ha risposto alla domanda su chi fosse il più forte che ha mai allenato, in questo modo: “È difficile dirlo ma devo rispondere Ronaldo. Lo comprai al Barcellona nel 1996 dopo non essere riuscito ad acquistare Alan Shearer dal Blackburn. Era asciutto, spietato, veloce come uno sprinter e alcuni dei gol che ha segnato mi hanno fatto scuotere la testa dall’incredulità”» [Cesare Alemanni, Ultimo Uomo] • «Dopo il grande tradimento – con il passaggio al Milan nel 2007 – Ronaldo tornò in patria in seguito alla scadenza del contratto con i rossoneri, nel 2008. A dicembre di quell’anno si accasò al Corinthians, dove dal 2009 al 2011 collezionò 31 presenze e 18 gol. Il 14 febbraio 2011 – a 34 anni e con dieci mesi di anticipo rispetto a quanto programmato – annunciò il ritiro dal calcio giocato. Oltre al fisico fragile, tra i problemi del Fenomeno c’era l’aumento di peso dovuto all’ipotiroidismo» [Michele Antonelli, Gazzetta] • «Uno dei più grandi misteri sulla vita di Ronaldo è datato 12 luglio 1998, giorno della finale del Mondiale di Francia tra i padroni di casa e il Brasile. Nel pomeriggio della partita, mentre guardava in tv il gran premio di Silverstone di Formula 1, Ronaldo ha le convulsioni e perde conoscenza per quattro minuti. Edmundo e Cesar Sampaio lo salvano dal soffocamento e viene portato in ospedale. Nella prima distinta della partita risulta in panchina, poi parte regolarmente da titolare, ma è solo il fantasma del campione che aveva trascinato i verdeoro fin lì. Non si è mai saputo perché abbia giocato quella sera, anche se lui si è assunto tutte le responsabilità e l’inchiesta parlamentare partita subito dopo in Brasile (si temeva che dietro quella scelta ci fosse la volontà dello sponsor di non rinunciare alla sua presenza in finale) non ha portato ad alcunché» [Pierfrancesco Catucci, Cds] • Dopo il ritiro dall’attività agonistica nel 2018 ha acquistato il 51% delle azioni del club spagnolo Real Valladolid, dopo alcune stagioni fallimentari, con la retrocessione nella Segunda División spagnola, ha ceduto le quote nel maggio 2025 • Nel dicembre 2021 all’aprile 2024 ha posseduto il 90% delle quote del Cruzeiro, di cui è stato anche presidente. Oggi siede nel consiglio direttivo del club brasiliano.
Amori Ha quattro figli (Ronald, Alex, Maria Sofia e Maria Alice), avuti da tre donne diverse • Nel 2010 si è sottoposto a un’operazione di vasectomia e ha dichiarato: «Ho chiuso la fabbrica di figli» • Ha congelato un po’ il suo liquido seminale nel caso in cui, in futuro, decidesse di avere altri figli: «Ce n’è abbastanza per sfornare una squadra di calcio» • Ultima relazione nota: con la modella brasiliana Celina Locks.
Curiosità I suoi genitori lo chiamarono Ronaldo in onore del medico Ronaldo Valente, presente al momento del parto • Secondo uno studio effettuato da Lance e pubblicato da AS, nel suo periodo migliore Ronaldo nello sprint raggiungeva i 36 chilometri orari • «Dopo che si vinceva una partita amavo organizzare delle feste. Il problema è che giocavo in squadre dove si vinceva spesso. Comunque ci sono molte più leggende metropolitane rispetto a quella che è la realtà dei fatti. A volte avrei anche potuto organizzare qualche festa in più, ma non è stato così» [a Movistar].
Titoli di coda «Il soprannome Fenomeno non mi piaceva perché era una pressione in più di cui non avevo bisogno. Già avevo quella di essere il miglior calciatore al mondo… E poi è una parola che sembra avere a che fare più con la natura, o con i supereroi, che con gli esseri umani: sono una persona, non un fenomeno. Però poi ho imparato a convivere con questo nome, con questa pressione, con questa responsabilità» [a Federico Sardo, Esquire].