21 settembre 2026
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Biografia di Stefano Massini
Stefano Massini, nato a Firenze il 22 settembre 1975 (51 anni). Drammaturgo, attore e scrittore.
Titoli di testa «Drammaturgo? Replicano interrogativi quelli che mi chiedono che mestiere faccio. Quasi nessuno sa cosa vuol dire. Ma con scrittore pensano subito ai libri, sceneggiatore è quello che fa cinema... Così per farla corta, dico che sono quello che dà le parole agli attori» [a Anna Bandettini, 2015 Rep].
Vita «Sono nato in zona Scandicci. Poi i miei genitori [impiegati in un laboratorio di analisi mediche] si sono spostati verso Le Piagge e alle elementari andavo a San Donnino. Così inizia la mia storia con Campi [Bisenzio]. Era tutto diverso rispetto a oggi, era un luogo d’inizio di campagna. Con alcuni compagni di classe, figli di contadini, facevamo i compiti con le galline sul tavolo. Era un posto di periferia, non c’erano certo i centri commerciali» [a Barbara Berti, 2025 Nazione] • «Quando avevo 4 o 5 anni, mio padre aiutò un suo amico ebreo a salvarsi da un attacco di cuore. Esiste una legge in ebraismo che dice: se salvi la vita a un ebreo, egli è tenuto ad aprire le porte della propria famiglia al “giusto” che lo ha salvato. L’ebreo amico faceva anche l’attore e la moglie, maestra, insegnava in una scuola ebraica dove si facevano lezioni di inglese e io, ogni tanto, le andavo a seguire. Così sono entrato in quella dimensione mista, tra cultura cattolica ed ebrea, un piede di qua e uno di là» [a Emilia Costantini, 2026 Cds] • «Ho incontrato il teatro per la prima volta nella mia vita non attraverso la lingua italiana, ma in dialetto – l’ebraico fiorentino – nel seminterrato della sinagoga. Per me, il mondo ebraico, la cultura e la letteratura ebraica – con [Isaac Bashevis] Singer, Kafka – rappresentavano il linguaggio del teatro, dell’invenzione. È per questo che i miei libri sono così ricchi di cultura ebraica» [a Amy Kazmin, 2024 Financial Times] • Che bambino era? «Un bimbo molto isolato. Non ero in sintonia con miei coetanei. […] Mi scoprii capace di raccogliere l’attenzione dei compagni facendo le imitazioni degli insegnanti. […] Degli anni della scuola ricordo molto bene le attività teatrali ma ricordo altrettanto bene le angherie dei bulli. Mi ferivano, poi col tempo mi sono reso conto che nella vita possono succedere cose incredibili e paradossali. Uno di questi ragazzi l’ho rincontrato dopo trent’anni. Io facevo già televisione, ero già noto. Lui mi ha riconosciuto, si è avvicinato e, dandomi del lei, mi ha chiesto un autografo. E io, con una certa soddisfazione, ho fatto l’autografo a quel ragazzino che mi aveva reso la vita impossibile» [a Berti, cit.] • «Da piccolo mi trasferii in periferia, tra Firenze e Prato, dove c’erano gigantesche ondate di mano d’opera cinese, albanese, nordafricana. Alle elementari nella mia classe noi italiani eravamo la minoranza e sono cresciuto con una mentalità aperta. […] Mi sono laureato in egittologia, archeologia romana [all’università di Firenze] e ho studiato l’arabo» [a Costantini, cit.] • «Frequenta gruppi teatrali giovanili in cui manifesta una stranezza: oltre a dire le sue battute, mima con il labiale anche quella degli altri, che spesso si offre di riscrivere» [Riccardo Staglianò, 2016 Rep] • «Per anni, per il compleanno mio babbo mi regalava l’abbonamento alla Pergola: avevamo i posti in galleria, fila F, posti alti, i biglietti costavano meno» [a Berti, cit.] • «Ho sempre desiderato un futuro nel teatro ma prevedendo una strada travagliata e complessa ho attivato molto presto un piano B, insegnare; e per un breve periodo l’ho anche fatto, ho insegnato latino e greco in un liceo» [a Favi, cit.] • Lei ha esordito in palcoscenico come assistente volontario di Luca Ronconi al Piccolo di Milano. «Assolutamente volontario, mi pagavo tutto da solo e rido ancora ripensando ai salti mortali che facevo in una Milano già all’epoca molto cara. Per pagarmi il tetto sotto cui dormire, risparmiavo sul cibo. Ho fatto un mese di prove col maestro Ronconi, mangiando solo crackers, tonno, banane e, alla fine, mi è venuta una gastrite incredibile!» [a Costantini, cit.]. «Ero timidissimo, al limite dell’introverso. Che cosa quel giorno mi sia scattato per entrare in una sala prove non autorizzato e portare il cv al più grande regista italiano, non lo so» [a Laura Pezzino, 2017 Vanity]. «Avevo 24 anni, e per il servizio civile mi offrii come assistente volontario alla regia. Mi appassionavano gli studi teatrali e avevo recitato in piccole compagnie. Il Maggio Musicale Fiorentino mi prese, e mi capitò d’assistere alle prove di Ronconi per l’Incoronazione di Poppea. Dopo venni scelto al Piccolo come suo assistente in Phoenix, che raccontava la vecchiaia di Casanova. Ronconi m’incaricò di tenere un “diario di bordo”, così lo definì, prendendo appunti sulle prove. Scrissi moltissimo applicandomi ai rapporti emotivi interni alla troupe, e ne emerse una specie di opera epica. Questo testo non mi serve a niente, disse lui quando lo lesse, però è bello. Hai mai provato a scrivere per il teatro? Da lì per me cominciò tutto» [a Leonetta Bentivoglio, 2016 Rep] • L’insegnamento di Ronconi a cui ricorre ogni giorno? «“Ogni volta che fai qualcosa chiediti che cosa la gente si aspetti da quella cosa e quella è proprio la cosa da non fare”» [a Teresa Favi, 2025 Firenze made in Tuscany] • «Un giorno, dopo anni passati a fare il regista su testi altrui, mi feci coraggio e inviai un mio testo al Premio Riccione, L’odore assordante del bianco. Vinsi all’unanimità il massimo riconoscimento per la scrittura teatrale in Italia, il Premio Pier Vittorio Tondelli. Era il 2005. Da quel momento ho trovato il mio baricentro nella scrittura e dato una svolta alla mia carriera» [a Favi, cit.] • «Dopo il Tondelli, quando potevo montarmi la testa, ho fatto per due anni il volontario nel canile di Firenze, due anni con gli stivali nella cacca, per evitare di diventare uno che si comprava le scarpe alla moda» [a Bandettini, cit.] • Nel 2014 esce per Einaudi The Lehman Trilogy sulla Lehman Brothers, la banca d’investimenti americana il cui fallimento diede il via alla crisi finanziaria del 2008 • Nel 2015 viene messo in scena da Ronconi, che accettò la regia scrivendogli: «Finalmente qualcosa di eroico, che non guardi ai tinelli». Fu la sua ultima regia, quello stesso anno morì e al Piccolo di Milano venne sostituito da Massini, con l’incarico di consulente artistico • Da The Lehman Trilogy venne tratto un adattamento anche in inglese, diretto da Sam Mendes, che fu un grande successo a Broadway e nel West End londinese. Vinse cinque Tony Awards, cioè l’equivalente dei premi Oscar per il teatro. «Quando nel giugno 2022 ho vinto il Tony Award mi è cambiata la vita. In quel teatro gremito a New York ho avuto una conferma talmente forte al mio lavoro che è stata fondamentale, essenziale per crederci ancora e di più» [a Ilaria Costabile, 2025 Fanpage] • Dal 2018 ogni giovedì sera a Piazzapulita, su La7, recita un monologo di attualità • Dal 2025 è direttore del Teatro della Toscana, con mandato quinquennale. Lei recentemente ha subito il declassamento del Teatro della Toscana, di cui è direttore artistico, da Teatro Nazionale a Teatro della Città. «È la prima volta che accade una cosa del genere nella storia dei teatri pubblici. Mi hanno voluto punire, non sto simpatico a qualcuno. Per fortuna, col ministro Giuli ho poi avuto un rapporto collaborativo e abbiamo trovato una forma di compromesso» [a Costantini, 2026 cit.]. Altri titoli famosi: Processo a Dio, Memorie del boia, La fine di Shavouth, Trittico delle Gabbie, Donna non rieducabile, 7 minuti • Come sceglie i temi? «Non so, intanto leggo i quotidiani» [a Staglianò, cit.] • I suoi lavori sono stati tradotti negli Stati Uniti, in Iran, Austria, Gran Bretagna, Norvegia, Azerbaijan, Cina, India, Australia, Giappone e altri Paesi • «Mi nascondo sempre nei miei testi perché non avrei mai il coraggio di dire “mi accadde che”». Perché? «Ritengo non sia interessante. Oggi c’è un eccesso di tendenza alla narrazione dell’io» [a Pezzino, cit.].
Curiosità Vive alle porte di Firenze, a San Donnino, in un casale costruito nel XIV secolo, con una cappella trasformata in sala da pranzo e una palestra. «Era una proprietà derelitta in cui venivo a giocare da bambino con gli amici fantasticando che ci fossero dentro i fantasmi. Non avrei mai immaginato che un giorno sarebbe diventata la mia abitazione. È un luogo che amo molto, cerco di passarci più tempo che posso. […] Ho fatto un mutuo terrificante» [a Kazmin, cit.] • «Non riesce a scrivere da fermo. Quindi, in tuta di acetato come adesso, prende la bicicletta, aziona la telecamera del telefonino e pedala per ore, parlando come un libro stampato. Poi torna a casa, sale nel suo studio in un podere del ‘400 che in cucina ospita un coevo tabernacolo di scuola fiorentina (“È protetto dalla Sovrintendenza, se qualcuno lo vuol vedere devo aprirgli”) e trascrive» [Staglianò, 2016 cit.] • L’oggetto che preferisce della sua casa è una testa di cavallo in legno, intarsiata da lui stesso [ibid.] • I fiori del suo giardino sono nati da semi che gli ha regalato Ronconi • «Ho un autista» [ibid.] • Ha un cane, Brownie • Matteo Renzi, di un anno più vecchio, fu suo compagno di scuola al liceo Dante di Firenze («il tema della loro amicizia è l’unico per cui il suo nitore terminologico sfuma» [Staglianò, cit.]) • «Mi piacciono i lavori pratici come la falegnameria, gli interventi da elettricista, il giardinaggio» [a Berti, cit.] • «Non sono un vero scrittore italiano. Odio, odio davvero, raccontare storie italiane tradizionali: la mia città, il mio Paese. Oggi viviamo in un’epoca in cui tutto è globalizzato. Non abbiamo Paesi, né bandiere. Abbiamo solo la bandiera del mondo intero. […] Qui in Italia pensiamo allo scrittore, e all’artista, come a un prete. Amo molto gli Stati Uniti perché lo pensate diversamente: come un intrattenitore, che fa parte del mondo dello spettacolo» [a Kazmin, cit.] • «La verità è che mi sono sempre interessate le vite degli altri. Ricordo un episodio: camminavo per strada con degli amici e, a un certo punto, mi blocco vicino a un palazzo come fossi ipnotizzato. Gli amici mi chiedono il motivo e io rispondo che stavo vedendo, attraverso la finestra di quel condominio, due tizi che stavano litigando e non potevo far a meno di ascoltare cosa si stavano dicendo. Perfino quando sono a cena in un ristorante, mi viene spontaneo ascoltare cosa dicono quelli seduti nei tavoli vicino a me e, a volte, appaio maleducato con i mie commensali» [a Costantini, cit.] • «Sono assolutamente d’accordo con il vietare l’accesso ai social ai minori di 15 anni» [ibid.] • «Scrivere sulla crisi della coppia non me ne frega niente. Per me è importante avvertire la molla che eticamente non mi fa sentire uno stronzo. Scrivo quando sento che se non scrivo un tema sarei un bastardo. Poi mi piace che davanti a un mio testo lo spettatore esca migliore di quando è entrato a teatro, cioè che abbia conosciuto qualcosa che non sapeva o abbia esplorato un’emozione che nella vita non aveva sondato. E se no perché scrivere? Scrivere per il teatro non è remunerativo, non è nemmeno un ruolo sociale riconosciuto... Io metto insieme due o tre lavori, una piccola cattedra all’università come professore a contratto, i diritti dei testi e dei libri pubblicati. Non ci si fa la casa a Cortina ma uno stipendio sì» [a Bandettini, 2015 cit.].
Amore Non parla della sua vita privata, ma pare che dal 2001 la sua compagna sia Luisa Cattaneo, attrice fiorentina, e che non abbia figli • Ha scritto molto per donne. È femminista? «Non proprio. Storicamente in teatro i ruoli principali sono maschili. Nel lavoro, cerco di non seguire la via più facile. “Donna”, in latino, significa “padrona”: a me la contraddizione di questa “padrona” italiana formato casalinga ha sempre fatto strano» [a Pezzino, cit.].
Titoli di coda Il teatro «esiste da millenni, non morirà mai. Rammento, una battuta di Dario Fo: la cosa bella del teatro è che se crolla il tetto, muore l’attore e anche lo spettatore; se crolla il tetto del cinema, muore solo lo spettatore» [a Costantini, cit.].